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Quando un minore viene affidato ai nonni?

1 Ottobre 2022 | Autore:
Quando un minore viene affidato ai nonni?

Come funziona la procedura di affidamento temporaneo dei nipoti ai loro nonni, che scatta quando risulta che i genitori non sono in grado di prendersi cura dei bambini o li abbandonano e li maltrattano.

Togliere un bambino ai genitori è sempre un provvedimento drastico e doloroso. Per evitare di arrivare all’ultima spiaggia, cioè all’affidamento extrafamiliare e alla messa in adozione, quando i genitori non sono in grado di provvedere ai propri figli si cerca di ricorrere alla rete di protezione familiare, a partire dai nonni, materni o paterni. La giurisprudenza li definisce – con un’espressione un po’ antiquata, ma sempre efficace – «figure vicarianti» dei genitori che, per vari motivi, sono assenti, inadatti o incapaci di svolgere il proprio ruolo.

Vediamo quando un minore viene affidato ai nonni e precisamente quando può essere disposto l’affidamento temporaneo e come si svolge il procedimento giudiziario: perché deve essere sempre un giudice a decidere questi delicati casi, e perché nella procedura vengono coinvolti diversi esperti del settore, come gli psicologi dell’età evolutiva e gli assistenti sociali.

Dove deve crescere un figlio minore?

Ogni figlio minorenne ha il diritto di crescere nella propria famiglia: lo stabilisce a chiare lettere l’art. 30 della Costituzione, quando impone ai genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio, e lo ribadiscono le varie convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito [1]. La stessa legge sulle adozioni del 1983 contiene un apposito capitolo che, con una riforma approvata nel 2015, è stato intitolato: «Diritto del minore ad una famiglia» [2].

Che ruolo hanno i nonni nella crescita dei nipoti?

Tutto questo significa che i bambini e i ragazzi hanno il pieno diritto di crescere serenamente e senza traumi nel proprio nucleo familiare di origine, e in ciò devono ricevere il necessario supporto dai genitori e dagli altri parenti stretti, a partire dai nonni, che sono figure di riferimento importantissime per il corretto sviluppo della personalità del minore.

I giuristi esperti di diritto di famiglia, gli psicologi dell’infanzia ed i sociologi ormai concordano nel ritenere che la famiglia – intesa in senso ampio, dunque comprendente anche i nonni ed altri membri “vicini”, come gli zii – è un ambiente privilegiato che consente al bambino di ritenersi parte di un gruppo consolidato e dotato di legami affettivi forti.

Quando il giudice dispone l’affido dei minori ai nonni?

Come si suol dire, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, perciò a volte capita che i genitori si disinteressino dei propri figli, non siano capaci di educarli o mantenerli (per tossicodipendenza, alcolismo o altri motivi) o addirittura li abbandonino, o compiano violenze, maltrattamenti e abusi su di loro. In queste tristi situazioni scattano gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento: il minore viene messo sotto protezione, e tolto dal luogo non sicuro in cui si trova, e il giudice adotta provvedimenti temporanei di allontanamento dal nucleo familiare: in parole povere, i figli vengono tolti ai genitori (uno solo o entrambi).

Si tratta, a questo punto, di decidere dove collocare il minore così prelevato, e si tende a non sradicarlo del tutto dal suo ambiente. Ecco che in questa fase i nonni assumono un ruolo fondamentale, se risultano in grado di accudire il minore e fornirgli il sostegno materiale ed affettivo necessario per la sua crescita.

Quando questa valutazione è positiva, il giudice dispone l’affidamento temporaneo intra-familiare – non, dunque, quello extrafamiliare, detto anche eterofamiliare, che è riservato ai casi estremi, quando si dichiara la decadenza dalla responsabilità genitoriale [3] – e dispone il collocamento del minore presso i nonni materni o paterni. In questo modo il legame familiare può continuare a sussistere senza grossi traumi, a parte, ovviamente, quello, inevitabile, della perdita, per un periodo di tempo più o meno prolungato, delle figure genitoriali di riferimento.

Come si svolge la procedura di affidamento dei nipoti ai nonni?

La legge [4] lascia un’ampia discrezionalità nello stabilire i termini e le modalità dell’affidamento temporaneo dei minori a persone diverse dai loro genitori, e dunque il giudice ha un ampio margine di intervento nell’adottare, nel caso concreto, i provvedimenti che risultano più «opportuni e convenienti». Nella prassi giudiziaria seguita dai tribunali italiani, i nonni sono spesso prescelti per svolgere questo ruolo di affido dei propri nipoti.

Il provvedimento di affidamento familiare ai nonni emesso dal tribunale per i minorenni indica:

  • i modi e i tempi di esercizio dei poteri attribuiti agli affidatari;
  • la durata del periodo di affidamento (al termine del quale si procede a un riesame delle condizioni, per stabilire la loro conferma, modifica o revoca);
  • il servizio territoriale che svolgerà i compiti di vigilanza durante l’affidamento, riferendo al tribunale tutti i gli elementi informativi acquisiti.

Quando i nipoti non possono essere affidati ai nonni?

I nonni, evidentemente, devono risultare idonei all’impegnativo compito loro affidato. I giudici, per stabilire se c’è o no questa adeguatezza dei nonni, valutano attentamente se sono o meno in grado – in relazione all’età, allo stile di vita e a tutte le altre circostanze – di provvedere a tutti i bisogni del minore, che, come abbiamo visto, non solo soltanto essenzialmente materiali ma anche affettivi.

Perciò, se alla stregua degli elementi acquisiti dai servizi sociali territoriali il collocamento dei minori presso i nonni risulta pericoloso per la loro salute o comunque pregiudizievole per la loro crescita sana ed equilibrata, il giudice lo esclude e lo nega, cercando altre soluzioni valide in ambito familiare, e, se non ve ne sono, disponendo l’affidamento preadottivo.

Affidamento ai nonni: il minore va sentito?

È importante notare che nella procedura che abbiamo descritto il minore deve essere ascoltato dal giudice se ha compiuto i 12 anni, per acquisire il suo parere. L’audizione viene disposta, se è opportuno compierla, anche per i bambini di età inferiore [5]. Il giudice non è vincolato a recepire le opinioni e ad accogliere i desideri del minore, ma deve comunque tenerne conto. Leggi quanto il parere del minore incide sull’affidamento.

La Corte di Cassazione [6] ha precisato che in determinati casi, prima di disporre l’affidamento dei minori ai nonni, è necessario anche disporre una Ctu, una consulenza tecnica d’ufficio, svolta da esperti nominati dal tribunale per i minorenni, per accertare l’esistenza o meno di un «autentico legame affettivo» tra i bambini ed i nonni e verificare le loro effettive capacità di «soddisfare le esigenze del minore e a salvaguardarne il sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico».

Affidamento nipoti ai nonni: quanto dura?

I provvedimenti giudiziari di affidamento dei minori in ambito familiare non sono mai definitivi: sono sempre temporanei, e quindi rivedibili nel tempo, quando mutano le circostanze che li avevano determinati. Perciò è possibile – quando, ad esempio, un padre ha compiuto un positivo percorso di reinserimento e recupero dalla tossicodipendenza – che il genitore riottenga l’affidamento dei propri figli.

L’affidamento familiare dei nipoti ai nonni cessa con provvedimen­to dello stesso ufficio giudiziario che lo aveva precedentemente disposto, dopo aver rivalutato l’attuale interesse del minore, quando viene meno la situazione di difficoltà o di abbandono, o quando risulta che la sua prosecuzione rechi pregiudizio al minore.


note

[1] Convenzione ONU di New York sui diritti dell’Infanzia del 20.11.1989 e Convenzione Europea sui diritti dei Fanciulli del 25.01.1996, ratificata con L. n. 77/2003.

[2] L. n. 184/1983, modif. dalla L. n.173/2015.

[3] Art. 330 Cod. civ.

[4] Art. 333 Cod. civ.

[5] Art. 4 L. n. 184/1983.

[6] Cass. ord. n. 28372 del 29.09.2022.


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