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Lo sai che? Revocatoria della donazione anche se c’è l’appello

Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2014

Stop a fondo patrimoniale e donazione a un coniuge anche se il debito dell’altro scaturisce da una sentenza non definitiva.

Attenti a costituire un fondo patrimoniale o a donare i propri beni al coniuge solo per scampare ai creditori. Se il debito al quale si vuol sottrarre gli immobili è già stato consacrato in una sentenza, anche se quest’ultima non è ancora “passata in giudicato” (ossia non è definitiva perché pende giudizio di appello), la revocatoria è sempre possibile. Non solo: la prova che dovrà fornire il creditore per aggredire gli atti di cessione fatti dal debitore è estremamente facile: essa consisterà nella semplice dimostrazione della “consapevolezza”, da parte del debitore, che le cessioni in commento possono arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore.

A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Caltanissetta [1] che, in realtà, non fa altro che applicare i principi generali della materia [2], riconosciuti in modo unanime dalla giurisprudenza.

Giustamente, ricorda il giudice siciliano che la revocatoria di una donazione o di un fondo patrimoniale è possibile tutte le volte in cui il creditore – anche se riconosciuto tale da una sentenza di primo grado in corso di appello – riesca a dimostrare di aver subito un danno dall’atto fraudolento del debitore. Insomma, se il debitore non ha altri beni utili da poter essere pignorati, tale sua consapevolezza di aver determinato un pregiudizio al creditore è condizione necessaria e sufficiente a far sì che il giudice revochi la donazione alla moglie o la costituzione del fondo.

Insomma, per revocare le cessioni senza corrispettivo (i cosiddetti “atti a titolo gratuito”) quali, appunto, la donazione o la costituzione di un fondo patrimoniale, basta la consapevolezza di danneggiare il creditore: la solidarietà familiare non può celare operazioni fraudolente.

Diverso, invece, il caso della vendita dell’immobile. In tal caso, il creditore deve fornire un’ulteriore prova per ottenere la revocatoria: deve cioè dimostrare che il terzo acquirente fosse consapevole del pregiudizio che l’atto arreca al creditore e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse compartecipe della dolosa preordinazione posta in essere dal debitore.

Non conta neanche il fatto che la sentenza a carico del coniuge debitore sia ancora oggetto di giudizio: la revocatoria, infatti, ben può scattare a tutela di una legittima aspettativa di credito, il quale dunque non deve essere certo liquido ed esigibile.

note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. del 3.07.2014.

[2] Art. 2901 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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