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Cosa sono le disposizioni per l’attuazione del Codice civile

25 Gennaio 2023 | Autore:
Cosa sono le disposizioni per l’attuazione del Codice civile

Cosa significa “disp. att. c.c.” e perché è importante saperlo; cosa contiene questo gruppo di norme e quali argomenti riguarda. 

Se hai mai letto qualche testo scritto in “legalese”, l’ostico linguaggio giuridico dedicato agli addetti ai lavori, ti sarai per forza imbattuto nella scritta «disp. att. c.c.» che è l’abbreviazione di disposizioni per l’attuazione del Codice civile.

Ma cosa significano queste norme e perché sono importanti? Devi sapere che le sigle che ormai spopolano nella terminologia giuridica e nelle definizioni tecniche e sono entrate anche nel linguaggio corrente (si pensi alla Scia, segnalazione certificata di inizio attività, al Mef, ministero dell’Economia e Finanze, all’Isee, Indicatore della situazione economica equivalente, e gli esempi potrebbero continuare) non sono un’invenzione dei giorni nostri: le disposizioni per l’attuazione del Codice civile risalgono al 1942 e sono tuttora vigenti, con qualche rimaneggiamento avvenuto nel corso degli anni. In altre parole, sono norme più antiche della Costituzione della Repubblica Italiana, e alcune di esse (non tutte) sono più vitali che mai. E in questo, come vedrai adesso, assomigliano parecchio al Codice civile di riferimento, che negli ultimi anni è andato, almeno in alcune parti, un po’ in declino, perdendo parecchia della sua antica centralità in favore di norme più recenti e specifiche.

Quando è stato scritto il Codice civile e cosa è successo dopo?

Il Codice civile fu emanato nel 1942, ed era stato pensato per raccogliere l’intera materia del diritto privato: famiglia, obbligazioni, contratti, lavoro, società, successioni, risarcimento danni.

I Codici non contengono tutte le norme

Poi, sappiamo tutti cos’è avvenuto, con la proliferazione delle «leggi speciali»: è un fenomeno avvenuto anche nel diritto penale, amministrativo, commerciale, internazionale e tributario, dove spesso le norme “importanti” si trovano fuori dai rispettivi codici; e infatti le pubblicazioni in materia sono diventate, ormai, una raccolta di leggi della materia trattata, in cui il codice vero e proprio ha un’importanza ridotta. Come tutti gli studiosi di diritto sanno, non basta più avere il codice sottomano per padroneggiare l’intera branca di riferimento, e oggetto di quella codificazione che nelle intenzioni del suo creatore, Napoleone Bonaparte, doveva servire per raccogliere in un unico “corpus” normativo le fonti del diritto.

Basti pensare al fatto che – mentre da un lato il Codice civile del 1942 raccoglieva anche le disposizioni del precedente Codice di commercio, che prima erano tenute distinte – molti rami sono stati più recentemente “scorporati” in modo da creare non solo singole leggi speciali e che hanno apportato nuovi principi (come la legge sul divorzio o lo Statuto dei lavoratori, entrambe del 1970) ma addirittura nuovi Codici autonomi, come il Codice della privacy del 2003 (poi integrato dalla regolamentazione europea della materia, con il Gdpr del 2016 -2018), il Codice del consumo ed il Codice delle assicurazioni private (entrambi nati nel 2005) ed il recentissimo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, entrato in vigore a luglio 2022, in sostituzione della vecchia legge fallimentare, risalente anch’essa, come il Codice civile, al 1942, e contraddistinto dalla sigla Ccii (che suona un po’ cacofonica e pertanto, probabilmente, non avrà lo stesso successo della più “musicale” disp. att. c.c.).

A cosa servono le disposizioni per l’attuazione del Codice civile?

Nonostante tutto ciò, proprio le disposizioni per l’attuazione del Codice civile, di cui ci stiamo occupando, mantengono ancora oggi centralità e piena attualità. Vediamo un paio di esempi pratici per farti toccare con mano a cosa servono le disposizioni per l’attuazione del Codice civile.

Le disp. att. c.c. sono fondamentali nel condominio

La norma più “gettonata” nelle ricerche riguarda il condominio: è l’art. 63 disp. att. c.c. (ormai sai cosa significa questa sigla). È stata interamente riformulata nel 2012, e si riferisce a un gruppo di casi di grande importanza pratica, tra cui:

  • il pagamento degli oneri condominiali in caso di subentro nella proprietà, come quando si compra un appartamento e il venditore aveva lasciato quote insolute (la norma dice: «Chi subentra nei diritti di un condominio, è obbligato solidalmente con questo, al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso e a quello precedente»);
  • la riscossione dei contributi dai condòmini morosi (l’amministratore, senza bisogno di autorizzazione dell’assemblea, può chiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo, che in sostanza è un ordine di pagamento immediatamente esecutivo);
  • come e a chi può essere data pubblicità dei nominativi dei morosi (l’amministratore è tenuto a comunicarli ai creditori del condominio che non hanno ricevuto i pagamenti dovuti).

Un’altra norma delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile molto consultata dagli utenti nelle ricerche riguarda anch’essa la materia condominiale: è l’art. 67, che riguarda le assemblee, e precisa che ogni condomino può intervenire anche a mezzo di rappresentante (cioè conferendo una delega), e che quando vi sono più comproprietari del medesimo immobile può essere delegato a partecipare all’assemblea un unico soggetto per conto di tutti (e se i comproprietari non riescono a mettersi d’accordo sulla sua designazione, il nominativo del prescelto viene sorteggiato dal presidente della riunione). La stessa norma prosegue stabilendo quante deleghe si possono portare in assemblea e come deve votare il delegato sui vari punti messi all’ordine del giorno (di propria iniziativa o seguendo le istruzioni fornite dal rappresentante? Se vuoi sapere la risposta leggi la nostra guida alle deleghe nell’assemblea condominiale).

Perché il Codice civile non contiene tutte le norme necessarie?

Ti potrà sembrare strano che norme di tale importanza, e che riguardano casi molto frequenti nella pratica, non trovino spazio direttamente nel Codice civile, che pure disciplina la materia condominiale (sia pure in una manciata di articoli, precisamente 23, dal 1117 al 1139 compreso: ma c’è da dire che sono applicabili al condominio anche le norme sulla comunione, anch’esse, però, contenute in pochissimi articoli).

In realtà, si tratta di una scelta precisa compiuta dal legislatore dell’epoca, che ha voluto separare le norme “principali” (solitamente riguardanti i principi regolatori della materia) da quelle considerate “secondarie” (in quanto destinate a disciplinare talune situazioni pratiche), inserendole in un distinto, e coevo, Regio Decreto [1]; tant’è che le nostre disposizioni per l’attuazione del Codice civile, nella denominazione completa, riguardano anche le cosiddette «disposizioni transitorie», che, all’epoca, avevano una grande importanza perché segnavano il passaggio da un codice all’altro ed era indispensabile sapere quando la vecchia normativa fosse ancora applicabile.

Come sono strutturate le disposizioni per l’attuazione del Codice civile?

Le disposizioni per l’attuazione del Codice civile seguono pedissequamente la struttura del Codice di riferimento: sono suddivise, e raggruppate, in base ai medesimi libri, titoli e capi. Ad esempio, il primo libro del Codice, intitolato «persone e famiglia» contiene le norme su persone fisiche e giuridiche, domicilio e residenza, assenza, scomparsa e morte presunta, parentela e affinità, matrimonio e filiazione, adozione (ma solo quella dei maggiorenni, perché l’adozione dei minori è disciplinata da una legge speciale), responsabilità dei genitori verso i figli, alimenti, atti dello stato civile e molte altre cose ancora. Chi ha studiato diritto privato sa bene di cosa stiamo parlando; chi non ha compiuto questo percorso può ben intuire quanto sia ricca, articolata e complessa questa materia giuridica e, in generale, il diritto.

Molti articoli delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile sono stati abrogati nel corso del tempo perché non più attuali o perché era venuta meno la disciplina codicistica di riferimento e, pertanto, erano diventate dei “rami secchi”; altre, invece, sono state riformulate e interamente rinnovate da successive riforme legislative, come quelle sul condominio che ti abbiamo riportato.


note

[1] R.D. 30.03.1942 n. 318.


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