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Le opere minori, le edizioni critiche e scientifiche: tutela

22 Gennaio 2016 | Autore:
Le opere minori, le edizioni critiche e scientifiche: tutela

L’evoluzione giurisprudenziale dei concetti di creatività e originalità dell’opera dell’ingegno tutelabile ai sensi della legge sul diritto d’autore, intesi non come novità o originalità in assoluto ma bastando un contenuto creativo seppur minimo, ha condotto ad una casistica delle cosiddette opere minori.

 

L’elenco delle opere protette ai sensi del diritto d’autore [1] non ha carattere tassativo ma meramente esemplificativo. Anche per tale ragione viene riconosciuta tutela alle opere minori“, nel rispetto di determinati presupposti. Il primo di tali presupposti è quello, comune denominatore di tutte le opere protette, della creatività ed originalità dell’opera.

 

Il concetto di creatività e quello di originalità dell’opera sono stati variamente definiti dalla giurisprudenza: si ritiene, in sintesi, che tale concetto si identifichi con la personalità dell’autore, quale sua capacità di concepire e di esprimersi. La creatività deve essere riferita non tanto all’oggetto rappresentato, quanto all’impronta personale ed all’impegno estetico insiti nella sua riproduzione o rappresentazione, dando vita ad un risultato finale che sia frutto del singolare ingegno dell’autore. Tale requisito non si identifica con la novità o originalità in assoluto, ma piuttosto con l’individualità della rappresentazione e con personalità, appunto, nel sentire e nell’esprimere un’idea, un sentimento, un qualsiasi aspetto della vita [2].

Si è poi arrivati, nell’evoluzione giurisprudenziale del concetto di creatività, ad accordare tutela ad un’opera dell’ingegno che denoti un atto creativo seppur minimo, suscettibile di estrinsecazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non deve essere esclusa solo perché l’opera consista in idee o nozioni semplici comprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienze nella materia [3]. La creatività può risiedere tanto nel concetto nuovo o nella nuova forma di espressione, quanto nella particolare capacità di essere destinata al soddisfacimento di esigenze culturali ed estetiche di un determinato pubblico.

 

Tra le diverse categorie di opere minori tutelate come opere dell’ingegno possiamo ricordare, in via esemplificativa:

-le cartine geografiche qualora, decorate con emblemi figurativi dei vari paesi ed eseguite con fusione di colori e elementi decorativi, siano tali da presentare propri caratteri di originalità e creatività artistica [4];

-le opere di ikebana, ovvero composizioni figurative di piante e fiori, mediante le quali l’autore dà forma sensibile alle proprie intuizioni [5];

-i corsi di lezioni universitarie, nelle quali pur avendo ad oggetto nozioni di pubblico dominio, non manchi l’attività creativa dell’autore che si sostanzia nella forma e nel metodo di spiegazione, come sistema originale di insegnamento [6];

– i manuali nei quali siano esposti con metodo proprio dati o fatti di esperienza altrui [7];

-le raccolte in volume di schede relative a personaggi noti in cui sia rinvenibile una seppur modesta elaborazione creativa di dati e elementi [8];

-i testi critici di opere altrui, nei quali l’elaboratore divulga l’opera altrui in una variazione di forma che determini l’allontanamento dal testo puro [9];

elaborazioni di opere preesistenti attuate tuttavia con criteri che appaiano frutto di un originale, seppur modesto, apporto creativo [10];

 

riduzioni di opere originali in cui sia riscontrabile una elaborazione di carattere creativo a causa del tipo di riduzione e delle particolari caratteristiche a scelta del senso artistico dell’elaboratore [11];

-i cataloghi di merci qualora l’esposizione presenti elementi apprezzabili di creatività consistenti nella sistemazione e organizzazione delle notizie in base a criteri originali [12];

-le raccolte di regole tecniche o di testi legislativi [13] e i repertori di giurisprudenza, ordinati in modo organico e con opportuni richiami [14];

-i personaggi di fantasia dotati di caratteristiche proprie e originali [15];

-i ricettari gastronomici, la cui forma letteraria ovvero il modo di esprimere concetti e argomenti risulti originale [16].

L’accennata casistica è andata poi confermandosi nel tempo senza l’aggiunta di altre categorie; accenniamo solamente alla problematica, ancora non risolta, sorta con l’inizio della televisione privata in Italia, del riconoscimento dell’apporto creativo degli autori dei programmi televisivi, cioè per l’ideazione e la realizzazione dei cosiddetti “format” televisivi.

La legge sul diritto d’autore non include il format tra le opere tutelate ed elencate all’articolo 2. L’evoluzione giurisprudenziale ha in prevalenza negato la tutela del format dei programmi televisivi, considerandoli opere non tutelabili alla stregua degli “schemi di gioco“. Anche gli interventi intesi ad aggiornare la tutela delle opere dell’ingegno hanno esteso la tutela ai programmi per elaboratore e alle banche dati, ma non anche a questa tipologia di “opera” che nei fatti è ancora priva di specifica regolamentazione.

L’edizione critica

Anche l’edizione critica trova tutela nella legge sul diritto d’autore [17].

La legge sul diritto d’autore tutela dunque anche chi pubblica, in qualunque modo e qualunque mezzo, edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio: viene riconosciuto all’autore il diritto esclusivo di utilizzazione economica che risulta dall’attività di revisione.

Si riconosce altresì il diritto del curatore dell’opera a indicare il suo nome e prevede la durata di tali diritti in venti anni dalla prima pubblicazione.

La giurisprudenza ha stabilito, con riferimento alla tutelabilità delle edizioni critiche, che devono ritenersi protette le opere dell’ingegno di carattere creativo, tra cui specialmente le opere letterarie e didattiche, anche se consistenti in elaborazioni di altra opera, purché l’elaborazione abbia carattere creativo.

E’ pertanto tutelabile quale opera dell’ingegno un’edizione critica di altra opera, elaborata attraverso note originali di carattere estetico, critico e storico, tagli dell’opera originale, collegamenti di carattere originale tra le parti trascritte, in modo da far risultare integro il pensiero estetico dell’autore e del traduttore.

Nello stesso senso valgono anche gli opportuni richiami di carattere storico, critico e estetico rivolti ad illustrare il testo in forma originale, in quanto tutte queste addizioni al testo costituiscano pensiero critico ed estetico dell’annotatore avente carattere creativo e originale, quale autonoma opera dell’ingegno [18].

Si è inoltre affermato che il testo critico costituisce il risultato finale di una attività di ricerca, di comparazione e, in senso lato, di studio che il critico, sulla base delle fonti a sua disposizione e della sua personale dottrina, conduce su di una determinata opera.

Tale attività comporta notevoli doti di cultura, preparazione e di intuizione che sono necessarie a colui che vi si applica, e si sostanzia in numerose operazioni tecniche: spesso gli studiosi, nel pubblicare i propri testi critici, li corredano di note storiche, estetiche filologiche ad illustrazione delle proprie scelte tecniche.

Nessun dubbio può quindi essere avanzato in merito alla tutelabilità di tale apparato critico ai sensi della legge sul diritto d’autore, sia che si tratti di apparato critico finalizzato, ad esempio, a risolvere problemi strettamente interpretativi e lessicali, sia che si tratti di vero e proprio commento estetico o storico dell’opera, in quanto comunque realizza un’opera personale del critico di carattere creativo, del tutto autonoma dal testo ricostruito [19].

note

[1] Art. 1 e 2 legge sul diritto d’autore (legge 22 aprile 1941 n. 633 “Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”).

[2] Per chi volesse approfondire si cita in particolare, tra le tante sentenze, T. Roma 27.4.1981 in Giust. Civ. 1981, I, 2761.

[3] Vedasi, tra le prime sentenze della Suprema corte, Cass. 1.12.1993, n. 11953 in Foro It. 1994, I, 2416.

[4] La prima sentenza sul punto si è avuto con T. Milano 4.7.1955, in Dir. Aut. 1955, 356. per chi voglia approfondire: http://business.laleggepertutti.it/5048_cartine-geografiche-e-piantine-protette-col-diritto-dautore

[5] Trib. Milano sent. del 23.1.1967.

[6] Trib. Roma sent. del 14.11.1989, Dir. Aut. 1990, 407.

[7] Cass. sent. del 8.3.1952, in Riv. Pen. 1952, II, 405.

[8] Trib. Torino sent. del 6.12.1971 in Giur. It. 1972, I, 2, 356;

[9] C. App. Milano sent. del 5.8.1955, in Giust. Civ. 1956, I, 331.

[10] Cass. sent. n. 67/1977 in Dir. Aut. 1977, 189.

[11] Cass. sent. del 11.3.1980 in Giust. Pen, 1980, II, 558.

[12] Come precisato da Cass. sent. n. 7397/1990;

[13] Trib. Milano sent. del 5.3.1992, in Dir. Aut. 1992. 556.

[14] Cass. sent. n. 5344/1959;

[15] Pret. A. Piceno, 21.3.1990 in Giust. Civ. 1991, I, 2837;

[15] Pret. A. Piceno, 21.3.1990 in Giust. Civ. 1991, I, 2837

[16] Pret. Venezia 24.4.1969, in Dir. Aut. 1970, 348.

[17] Art. 85-quater sulle “Diritti relativi ad edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio” della legge n. 633/1941 sul diritto d’autore, introdotto nel 1997 in attuazione della Direttiva 93/98 sulla armonizzazione della durata del diritto d’autore e alcuni diritti connessi.

[18] Cass. sent. n. 950/1971.

[19] De Sanctis, in Dir. Aut. 1976, 440; Marrubini, in Dir. Aut. 1955, 353; Trib. Milano 22.10.1953 in Dir. Aut. 1954, 45.


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