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Lo sai che? Quando si ha riconciliazione coniugale?

Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 novembre 2014

Necessario un serio superamento delle ragioni di contrasto che avevano determinato la separazione, con la ricostruzione dell’unità familiare.

La separazione tra coniugi non è una via senza ritorno. Ci si può sempre riappacificare e far cessare gli effetti giuridici conseguenti alla separazione determinata dalla sentenza del tribunale o, dalla negoziazione assistita degli avvocati o dall’atto di separazione firmato dall’ufficiale di stato civile.

Ciò significa che, a partire dalla riconciliazione, il decorso dei tre anni per procedere al divorzio si interromperà e non ci si potrà più rivolgere al giudice, salvo decorra nuovamente un triennio senza che i coniugi abbiano ripristinato l’unione familiare. Inoltre, con la riconciliazione si ripristina automaticamente tra i coniugi il regime di comunione legale, se tra essi in precedenza operante (è dubbio in giurisprudenza se con effetti retroattivi – ossia senza soluzione di continuità a partire dall’inizio della separazione, con conseguente caduta in comunione dei beni acquistati durante il periodo di separazione).

Cos’è la riconciliazione

In base al codice civile, i coniugi possono di comune accordo, senza che sia necessario l’intervento del giudice, far cessare gli effetti della sentenza di separazione con un’espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco che sia compatibile con lo stato di separazione (leggi “La riconciliazione dei coniugi”).

Ma, affinché la riconciliazione faccia effettivamente cessare gli effetti della separazione, è necessario che essa sia sostanziale e non formale. In pratica, essa non può limitarsi a un ripristino della convivenza (leggi: “Separazione: per la riconciliazione la sola convivenza non fa prova”), ma deve consistere nella ricostruzione dell’unità familiare attraverso la ripresa di relazioni reciproche. In pratica, ci deve essere un sincero superamento di quelle condizioni che avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza. Tali comportamenti devono esteriorizzarsi in un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione.

A chiarire questo aspetto è stata una recente ordinanza della Cassazione [1].

È pacifico che la cessazione degli effetti della separazione si determina a seguito di riconciliazione, che non può consistere nel mero ripristino della situazione “quo ante”, ossia nel semplice fatto che i due coniugi tornino a vivere sotto lo stesso tetto. È necessario un atteggiamento più sostanziale: la ricostruzione del consorzio familiare attraverso la ricomposizione della comunione coniugale di vita, vale a dire la ripresa di relazioni reciproche, oggettivamente rilevanti, tali da comportare il superamento degli aspetti critici che avevano portato la coppia a separarsi.

In pratica, ai fini della riconciliazione non sono sufficienti i ritorni saltuari, la ripresa sperimentale della convivenza, le visite giornaliere, i rapporti sessuali saltuari.

Generalmente il coniuge che voglia provare la riconciliazione tenta di dimostrare che si sono verificati alcuni dei seguenti fatti:

– la ripresa non saltuaria della convivenza;

– che i coniugi abbiano ripreso a svolgere assieme una vita sociale, frequentando parenti ed amici;

– la ripresa dei rapporti sessuali;

– lo svolgimento di periodi di vacanza assieme.

note

[1] Cass. ord. n. 24833 del 21.11.2014. Cfr. anche Cass. sent. n. 28655/2013.

Autore immagine: 123rf com

I coniugi possono, di comune accordo, senza che sia necessario l’intervento del giudice, far cessare gli effetti della sentenza di separazione con un’espressa dichiarazione o con un comportamento non equivoco, anche tacito, che sia compatibile con lo stato di separazione.

Generalmente il coniuge che voglia provare la riconciliazione tenta di dimostrare che si sono verificati alcuni dei seguenti fatti:

– la ripresa non saltuaria della convivenza;

– che i coniugi abbiano ripreso a svolgere assieme una vita sociale, frequentando parenti ed amici;

– la ripresa dei rapporti sessuali;

– lo svolgimento di periodi di vacanza assieme.

La riconciliazione importa l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta.

Una nuova eventuale separazione può essere pronunziata nuovamente soltanto in relazione a fatti e comportamenti intervenuti dopo la riconciliazione.


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