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Perché per i poliziotti sei sempre colpevole?

4 Ottobre 2022
Perché per i poliziotti sei sempre colpevole?

L’effetto puntino blu porta a vedere crimini anche là dove non c’è alcun pericolo: la spiegazione psicologica. 

Vi siete mai chiesti perché i poliziotti vedono crimini anche laddove non ci sono, il che li porta spesso ad abusare del proprio potere? Perché vi guardano in cagnesco, vi scrutano come se steste nascondendo qualcosa di illegale e, a volte, se la prendono con persone che non hanno commesso alcun reato, fino a perquisirle, portarle in questura e magari poi scusarsi dicendo “si è trattato di un equivoco”, ma in fondo in fondo continuando a nutrire sospetti? In altri termini, perché per i poliziotti sei sempre colpevole? Questo fenomeno ha una spiegazione scientifica che è stata messa in luce da un gruppo di ricercatori.

Una volta è stato fatto un test su di un gruppo di persone. Un test apparentemente assurdo: i volontari dovevano guardare uno schermo nero su cui, di tanto in tanto, lampeggiavano dei puntini. In prevalenza, si trattava di puntini di colore blu. Gli altri erano viola. Ve ne erano infine alcuni con una sfumatura tra il viola e il blu. Ogni soggetto doveva dire che colore vedeva. E poteva rispondere solo in due modi: o «blu» oppure «non blu». Ad ogni persona sono stati fatti vedere ben mille puntini. 

Semplice vero? In realtà, le implicazioni di questo studio avrebbero avuto notevoli ripercussioni, perché hanno spiegato meglio di qualsiasi altra ricerca accademica gran parte delle cose che stanno accadendo nel mondo odierno.

I ricercatori scoprirono che quando accendevano i puntini blu, i soggetti distinguevano con precisione quali erano blu e quali no. Ma appena diminuivano il numero di puntini blu e aumentavano quelli con sfumature viola, i soggetti iniziavano a scambiare il viola per il blu. Sembrava che i loro occhi si fossero abituati al blu al punto da confondere i colori e a vederlo anche laddove non era presente. In pratica, senza accorgersene, i volontari continuavano a cercare una certa quantità di puntini blu, a prescindere da quanti ce ne fossero realmente.

Questa ricerca è stata chiamata con un nome davvero complicato: «cambiamento di concetto indotto dalla prevalenza». Ma visto il nome orrendo, noi lo potremo chiamare «effetto puntino blu».

Non paghi dei risultati già di per sé incredibili, gli scienziati andarono avanti e sottoposero le persone a un’ulteriore fase del test. Mostrarono loro una serie di volti con espressioni minacciose, amichevoli o neutre. All’inizio mostrarono solo quelle minacciose. Poi, come nel caso dei puntini blu, via via che l’esperimento andava avanti le diminuirono, e si verificò lo stesso effetto di prima: meno facce minacciose mostravano ai soggetti, più questi iniziavano a scambiare le espressioni amichevoli o neutre per minacciose. 

Terzo e ultimo step dell’esperimento. I ricercatori fecero leggere ai pazienti delle proposte di lavoro. Alcune erano disoneste, riguardavano affari loschi. Alcune erano oneste. Altre erano una via di mezzo. Anche in questo caso, i ricercatori incominciarono a mostrare prima le offerte disoneste. Dopodiché le diminuirono per gradi. E scattò l’effetto puntino blu. Le persone incominciarono a scambiare proposte onestissime per disoneste. 

Mi sembra di ricordare mio padre che era direttore di banca. Abituato a vedere gente che si presentava davanti a lui per chiedere soldi, spesso con l’intenzione di non restituirli, vedeva in tutti quanti un potenziale imbroglione. Era esperto in una dietrologia anche su parenti e amici: tutti, a suo dire, studiavano il modo per fregarlo. La sua abitudine lavorativa, rivolta a scovare i puntini blu – ossia i clienti disonesti – lo ha portato per tutta la vita a vedere il blu anche laddove c’era il viola. 

Uno dirà: è l’abitudine, non ci puoi fare nulla. Se per una vita hai a che fare con delinquenti te li sogni anche la notte e ti guardi alle spalle anche quando sei a Disneyland. 

Ma questo equivoco può contenere delle implicazioni incredibilmente destabilizzanti. Se la polizia, abituata a controllare il rispetto delle regole, si trovasse di fronte a poche infrazioni, potrebbe iniziare a vederne dove non ce ne sono. E lo stesso avverrebbe con le unità di crisi deputate al controllo degli illeciti. Insomma, le istituzioni inizierebbero a vedere delinquenti anche dove non ce ne sono.

In sostanza, l’effetto puntino blu suggerisce che più cerchiamo minacce, più ne vediamo, a prescindere da quanto sia sicuro e tranquillo l’ambiente in cui viviamo. Ed è quello a cui stiamo assistendo nel mondo odierno.

Cosa sta succedendo? Che i genitori trovano spesso da ridire nei confronti degli insegnanti dei loro figli e sono sempre sul punto di querelarli per maltrattamenti. Che i bambini che giocano tranquilli nei giardini, oggi vengono continuamente messi in guardia dai pedofili. Insomma viviamo in un mondo di pericoli, quando i pericoli sono sempre esistiti, anzi un tempo erano superiori. 

Una volta, aver subito una violenza significava che qualcuno ti aveva fatto fisicamente del male. Oggi, molti utilizzano la parola “violenza” per una frase che li ha messi a disagio, o addirittura per la sola presenza di una persona che non sopportano. La parola “trauma” si usava unicamente in relazione a un’esperienza così grave che la vittima faticava a riprendersi. Oggi, abbiamo scoperto tutti di avere almeno un centinaio di traumi infantili o dell’adolescenza. 

È l’effetto puntino blu. Più la situazione migliora, più ravvisiamo minacce dove non ce ne sono e più ci arrabbiamo. È il fulcro del paradosso del progresso.

Nell’Ottocento, Émile Durkheim, fondatore della sociologia, si chiese: e se non esistesse la delinquenza? Se nascesse una società in cui sono tutti rispettosi, pacifici e uguali agli altri? Se non esistesse la corruzione cosa accadrebbe? Diventeremmo tutti felici e contenti e torneremmo al paradiso terrestre? La risposta è no: a suo avviso, più una società diventa etica e agiata, più la nostra mente ingigantisce le piccole inadeguatezze. 

Se gli uomini smettessero di ammazzarsi tra loro non è detto che ci sentiremmo meglio. Semplicemente, ci arrabbieremmo per altre cosucce.

Ecco perché, dice anche Mark Manson in un libro il cui titolo è tutto un programma – “Siamo fottuti, ma forse c’è ancora speranza” – proteggere le persone dai problemi e dalle avversità non le rende più felici e serene, le rende più facilmente insicure. Se un ragazzo viene protetto da difficoltà e ingiustizie, da grande troverà intollerabili le minime scocciature della vita adulta, e a riprova di questo farà scenate infantili in pubblico.

Scopriamo allora che le nostre reazioni emotive ai problemi non dipendono dalla gravità del problema. Semplicemente la nostra mente amplifica (o minimizza) i problemi per adeguarli al livello di stress che pensiamo di dover provare. 

Un detto popolare dice: chiodo scaccia chiodo. Tolto un problema ne arriva un altro. Come quando devi correggere un testo. All’inizio, ti accorgi solo degli errori più macroscopici, ma via via che prosegui nella correzione e purifichi la lettura dagli errori, ne trovi di altri, più sottili, ma che ai tuoi occhi sembrano enormi e inaccettabili. 

Ed ecco perché, se la polizia non trova davanti a sé lo spacciatore o il terrorista che minaccia di far saltare una piazza con il suo zainetto, lo vedrà in te, che magari hai superato i limiti di velocità; ma ai suoi occhi il tuo crimine è parimenti grave in quel momento, proprio perché anche tu, in quel momento, sei un puntino blu, pur avendo maggiori sfumature viola.



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