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Droghe: limiti quantitativi (un po’) più chiari per l’ingente quantità

30 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 novembre 2014



Anche per la determinazione del quantitativo ingente di sostanza stupefacente la Cassazione detta dei criteri lasciando però ai giudici unampia discrezionalità.

La Cassazione ha affrontato il problema dell’indeterminatezza della legge sulle droghe, fissando un criterio preciso per l’applicazione dell’aggravante dell’ingente quantitativo detenuto, limitando finalmente l’ampio potere dei giudici.

Abbiamo avuto già modo, nei numerosi approfondimenti sulle sostanze stupefacenti, di criticare l’indeterminatezza della legge che ne punisce la detenzione, poiché l’individuazione dei limiti per cui la sostanza deve essere ritenuta o meno destinata all’uso personale comporta un enorme potere discrezionale per i giudici.

Il risultato è che i cittadini sono sempre meno coscienti di ciò che è lecito e ciò che non è lecito con effetti a dir poco assurdi: la detenzione di uno stesso quantitativo di droga può infatti essere ritenuta lecita da un Tribunale d’Italia e illecita dal Tribunale di un’altra città.

Recentemente il legislatore ha fortunatamente reintrodotto [1] i cosiddetti “quantitativi minimi detenibili” (q.m.d.), fissati dal legislatore nel 2006 [2] ma travolti dalla ormai famosa sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi [3].

La reintroduzione dei q.m.d.non impedisce comunque al giudice di condannare anche nel caso in cui il quantitativo detenuto sia minore del valore soglia o, viceversa, di assolvere nel caso di quantità superiore. In questi casi infatti il giudice ha il solo dovere di motivare il perché ritenga di discostarsi dai valori soglia stabiliti dal legislatore.

Una recente sentenza della Cassazione [4] ha affrontato lo stesso problema di indeterminatezza in merito alla fissazione del limite “soglia” per l’applicazione dell’aggravante dell’ingente quantità di sostanza detenuta [5].

La legge infatti non fissa un limite quantitativo, né un criterio per determinare quando un quantitativo di sostanza è da considerare ingente. Il rischio, quindi, è che l’applicazione dell’aggravante sia rimessa completamente alla piena discrezionalità dei giudici.

Si tratta di un problema assai rilevante poiché l’aggravante comporta aumenti di pena particolarmente severi, dalla metà fino a due terzi di quella stabilita per le fattispecie comuni.

La reintroduzione dei q.m.d. ha permesso alla Cassazione di stabilire un criterio preciso per stabilire quando un quantitativo è da considerare ingente, fissando il limite nel q.m.d. moltiplicato per 2000.

Non si tratta comunque di un limite invalicabile per il giudice, che quindi può continuare a considerare il quantitativo ingente anche al di sotto del valore o, viceversa, non considerarlo nel caso in cui il limite non sia superato. In questi casi, però, il giudice deve motivare esaustivamente la propria decisione e nel caso di motivazione insufficiente la sentenza è annullabile.

Si tratta quindi, se non di una soluzione definitiva, quantomeno di uno strumento che introduce un po’ più di chiarezza in un testo di legge tanto criticato per il dubbio rispetto del principio di legalità.

A questo punto, può essere utile elencare quali sono i limiti per ciascuna sostanza, ricordando che il peso non si riferisce a tutta la droga detenuta, ma al solo principio attivo:

-per l’hashish il q.m.d. è di 500 mg; il quantitativo ingente quindi deve essere almeno pari a 1 kg;

– per la cocaina il q.m.d. è di 750 mg; il quantitativo ingente è almeno pari a 1,5 kg;

– per l’eroina il q.m.d. è di 250 mg; il quantitativo ingente è almeno pari a 750 g;

– per la marijuana il q.m.d. è di 500 mg; il quantitativo ingente è almeno pari a 1 kg.

note

[1] L. n. 79/2014.

[2] Decreto ministeriale del 11 aprile 2006.

[3] Corte cost. sent. n. 32/2014.

[4] C. Cass. sent. del 19 novembre 2014 n. 47907.

[5] D.P.R. n. 309/1990, art. 80.

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