Diritto e Fisco | Editoriale

“Non pagate il canone rai”: tra spot e concorrenza sleale

5 Febbraio 2012 | Autore:
“Non pagate il canone rai”: tra spot e concorrenza sleale

Telepadania, il canale della Lega Nord, sta diffondendo uno spot che invita a non pagare il canone Rai, per via del disservizio fornito dalla tv pubblica.

Il filmato mandato in onda da Telepadania  invita a non pagare il canone Rai accompagnando una sequenza di immagini ad una voce fuoricampo.

“Sappi che, se hai pagato il canone Rai, hai dato un contributo a chi riempie di soldi improbabili ballerini”, afferma la voce, mentre scorrono le immagini del programma Ballando sotto le stelle.

“Hai dato un contributo a chi fa naufragare intelligenza e buon gusto”, e intanto appaiono spezzoni de L’isola dei famosi.

Hai dato un contributo a chi strapaga i soliti moralisti”, dice la voce a corredo brani tratti dalla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano.

Hai dato un contributo a chi è disposto a tutto, pur di fare ascolti; a chi pensa che i ‘posti al sole’ esistono solo da Roma in giù“, e il riferimento è alla celebre soap della Rai.

Il canone tv – si conclude – non è proprio un contributo come tutti gli altri: se questo è un disservizio pubblico, pagarlo non può essere un obbligo“.

Si riapre l’annoso tema sulla legittimità del canone RAI.

Quella che comunemente è considerata una delle tasse più discusse e invise, crea anche un’ingiusta discriminazione rispetto alla tv privata. Quest’ultima, come è noto, vive grazie alle entrate della pubblicità. La tv pubblica, invece, ha da sempre giustificato l’obbligatorietà del canone per sostenere sé stessa e il servizio pubblico. Di fatto, però, anche la RAI trasmette pubblicità: proprio come le reti private e con la stessa frequenza. L’imposizione allora di una tassa per una tv che ormai trae sovvenzioni dalle stesse forme di quella privata, finisce per legittimare, a suo vantaggio, una vera e propria forma di concorrenza sleale. Incredibile poi che, in questo caso, a falsare il gioco della concorrenza sia proprio una legge (quella che appunto impone il pagamento del canone RAI).

Tali valutazioni, però, non giustificano – almeno sotto un profilo strettamente legale – il comportamento tenuto dall’emittente della Lega Nord.

Pur non essendovi nel nostro ordinamento una norma che sanziona specificamente l’istigazione a non pagare le tasse – cosiddetta “obiezione fiscale” – essa è comunque considerata illecita [1].

Storicamente, quella della Lega non è la prima iniziativa in tal senso.

Negli anni ’80, vi furono diverse forme di protesta di tale tipo. In Valtellina venne messa a disposizione dei cittadini una “guida pratica per l’obiezione fiscale”. Tra il 1982 e il 1983, a Verona, vennero distribuiti, per le vie, volantini e opuscoli che incitavano a non pagare le imposte. Nel 1987, alcuni cittadini vennero scoperti dai carabinieri a diffondere materiale propagandistico del predetto tenore proprio dinanzi l’esattoria.

I tribunali, pur condividendo che l’istigazione alla disobbedienza fiscale debba essere sanzionata, non sono concordi sulla norma da applicare.

Per alcuni si tratta del reato di istigazione a disobbedire alle leggi di ordine pubblico [2].

Altre pronunce hanno invece applicato l’art. 1 del D.lgs. del Capo provvisorio dello Stato del 7 novembre 1947 n. 1559, che punisce chi si adoperi al fine di non consentire il pagamento delle imposte dirette o indirette.

In ogni caso, i giudici sono tutti concordi su un punto: affinché la condotta possa realmente definirsi istigatrice, essa deve essere intrinsecamente idonea a cagionare l’evento di pericolo presunto.

E non vi è dubbio che il messaggio diffuso da Telepadania abbia tale idoneità. Ecco perché risulta ancora meno comprensibile l’inerzia delle istituzioni e della magistratura in tali situazioni.



note

[1] L’obiezione fiscale non solo configura una vera e propria evasione contributiva, ma è anche lesiva del fondamentale principio di convivenza posto dalla legge a garanzia dell’esigenza di buon funzionamento delle strutture statali.

[2] Art. 415 c.p. Secondo la Cassazione, sent. n. 2769 del 28 aprile 1987, le leggi tributarie e in specie quelle concernenti l’Irpef sono di ordine pubblico perché cogenti ed assistite da sanzioni amministrative e talora penali sia in ordine a false indicazioni ed indebite detrazioni apportate nella dichiarazione annuale dei redditi sia in ordine all’omesso versamento diretto alla Tesoreria dello Stato dell’acconto o del saldo di imposta. La stessa Cassazione, con sent. n. 16022 del 16 ottobre 1989, ha poi rivisto tale orientamento, ritenendo “norme di ordine pubblico” solo quelle che presiedono alla pace e tranquillità sociale, escludendo l’applicazione dell’art. 415 c.p. alle norme tributarie.


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3 Commenti

  1. A me non piace la lega nord, figuriamoci io sono un terrone !! Ma sulla questione del canone vorrei porre una piccola domanda : perchè la Rai si definisce servizio pubblico, se vive anche di pubblicità come le tv commerciali, se ci propina le solite cazzate, se annulla l’unica trasmissione veramente pubblica che dà spazio alla gente reale come quella di Santoro , se sperpera danaro con pacchi e pacchetti, soliti ignoti, eredità ecc. Io se voglio vedere il TG vado su LA7 se voglio ascolatre un programma politico vado su LA7. Tranne che le trasmissioni Ballarò, e quelle di fazio, Gabanella e Iacona che altro di pubblico c’è nella RAI ??

  2. Tra una bottiglia di grappa e l’altra, i leghisti ogni tanto ne azzeccano una, senza capirne il perché.
    Oltre alla pubblicità che allunga i film e li fa finire a mezzanotte, oltre al fatto che per vedere qualcosa in prima serata bisogna aspettare i giochi che tormentano addirittura dopo il TG1, anche la tassa è oggettivamente troppo.

    Vadi per il canone, ma più cultura, documentari, meno pubblicità e basta con la lottizzazione degli spazi per i singoli partiti. Dare un po’ di spazio a ciascun partito non significa avere un punto di vista neutrale, ma i giornalisti dovrebbero commentare le affermazioni dei politici, rettificare se dicono bugie durante i servizi ecc.

    Per non parlare del modo in cui il canone è stato pubblicizzato quest’anno, quasi a toni minacciosi.

  3. non pagate la rai se i nostri soldi servono per pagare quel pirla di celentano, i dirigenti rai sono tutti pazzi in un momento come questo.

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