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Le Guide Fattura: gli elementi essenziali. Come si scrive

Le Guide Pubblicato il 1 dicembre 2014

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> Le Guide Pubblicato il 1 dicembre 2014

Oggetto della prestazione e dettagli: tutto ciò che va riportato sul documento fiscale per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Scrivere correttamente una fattura non è solo una questione di ordine nella propria contabilità. Se il documento fiscale viene compilato male il rischio è quello di sentir bussare, alla propria porta, l’Agenzia delle Entrate che potrebbe chiedere spiegazioni ed, eventualmente, comminare sanzioni per la falsità della fattura. Ecco perché conoscere con esattezza come si realizza un’esatta compilazione è necessario per evitare contestazioni con il Fisco.

Vediamo, dunque, in dettaglio, tutti gli elementi che compongono la fattura anche sulla base dei suggerimenti forniti dalla prassi e dalle aule dei tribunali.

Oggetto della prestazione

È necessario indicare la natura, qualità e quantità dei beni e servizi formanti oggetto dell’operazione riportata nella fattura. Le informazioni ivi contenute devono essere sufficientemente dettagliate per individuare il bene o il servizio oggetto dell’operazione.

Per esempio, sarebbe insufficiente la sola indicazione dei codici prodotti utilizzati dal magazzino per individuare i beni secondo una propria numerazione interna. L’utilizzo di questi ultimi potrebbe essere consentito solo se, da essi, sia possibile risalire alla natura e qualità dei beni o dei servizi tramite una “legenda” disponibile in calce o sul retro del documento [1].

Per la stessa ragione è insufficiente indicare genericamente “prestazioni di consulenza generiche diverse” o “cure mediche varie”.

Dettaglio delle prestazioni

Il dettaglio delle prestazioni è necessario affinché il fisco possa verificare l’inerenza dei costi per il destinatario del documento e possa svolgere più agevolmente la propria attività di accertamento [2]. Un’indicazione generica non consente il diritto alla detrazione dell’Iva e dell’inerenza del costo ai fini delle imposte sui redditi per l’acquirente/committente.

A quel punto, sarebbe il destinatario della prestazione a dover dimostrare (con un’inversione dell’onere della prova) l’inerenza della spesa.

Per esempio: il rinvio contenuto in una fattura generica a un precedente documento come un contratto o una lettera commerciale, o un preventivo può mettere al rischio da contestazioni solo se tale documento è scritto. Diversamente, secondo la Cassazione [3], la fattura per una generica “consulenza” può essere ritenuta falsa in mancanza di un mandato scritto firmato dalle parti.

Gli altri elementi

Oltre a quanto appena indicato, la fattura deve indicare:

– data di emissione;

– numero progressivo;

– ditta, denominazione o ragione sociale;

– nome e cognome, residenza o domicilio del cedente o prestatore, del rappresentante fiscale (o della stabile organizzazione per i soggetti non residenti);

– numero di partita Iva;

– dati del soggetto cessionario/committente (codice fiscale se agisce quale “privato”),

corrispettivi e altri dati per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto;

– l’aliquota;

– l’ammontare dell’imposta e dell’imponibile.

Fatture pro forma

La fattura “pro forma” non ha alcun valore fiscale, ma serve solo per evidenziare al cliente come si comporrà quella effettiva da pagare e, dall’altro lato, evitare al cedente di anticipare l’IVA prima di incassare il relativo corrispettivo.

Non è necessario che la fattura pro forma contenga tutti gli elementi essenziali della fattura definitiva e, in particolare, non deve riportare uno specifico addebito dell’imposta.

note

[1] Risoluzione ministeriale 5045229 del 10.05.1985.

[2] Risoluzione 111 del 3 maggio 1995.

[3] Cass. sent. n. 6203 del 13.03.2013.

Autore immagine: 123rf com


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