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Chi paga i debiti di un condomino moroso?

6 Ottobre 2022 | Autore:
Chi paga i debiti di un condomino moroso?

Ripartizione spese condominiali dei morosi tra gli altri condomini: per quote uguali o secondo millesimi? Che succede se uno si oppone? 

Un nostro lettore ci fa presente che, all’interno del proprio condominio, il proprietario di un appartamento, ormai disabitato da anni, non paga più le spese condominiali. Il soggetto risulta difficilmente reperibile e peraltro nullatenente. Il condominio, per non vedersi staccare le utenze, ha deciso di ripartire le quote di quest’ultimo tra tutti gli altri condòmini. Senonché l’amministratore sostiene che le spese vadano divise in parti uguali. Il lettore invece ritiene che chi ha già pagato le quote non debba sostenere oneri per conto altrui e che, comunque, a tutto voler concedere, bisognerebbe far riferimento alle tabelle millesimali. Chi ha ragione? Chi paga i debiti di un condomino moroso e, soprattutto, come si ripartiscono? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Si possono dividere tra i condomini le spese di chi non paga il condominio?

Il Codice civile pone una regola fondamentale in materia di ripartizione delle spese condominiali a cui si può derogare solo con il consenso di tutti i condomini. Tale regola – sancita dall’articolo 1123 del Codice civile – stabilisce che le spese condominiali vanno sempre divise secondo millesimi. Qualsiasi decisione contraria assunta dall’assemblea a semplice maggioranza sarebbe annullabile. 

Spalmare sui condomini le quote non corrisposte da uno o più soggetti significa violare il principio dei millesimi perché finirebbe per far pagare, ad alcuni condomini, una quota superiore rispetto a quella indicata nella tabella allegata al regolamento. Con la conseguenza che l’amministratore non potrebbe pretendere alcun pagamento, neanche se ciò dovesse essere necessario per garantire l’erogazione dei servizi essenziali al condominio (luce, riscaldamento, pulizia delle scale, ecc.).

Come anticipato, si può superare la regola dei millesimi e pertanto ripartire il debito lasciato dai morosi tra gli altri condomini solo in presenza di una volontà unanime ossia di una delibera a cui abbiano partecipato tutti i condomini e questi abbiano manifestato il proprio consenso. Il veto di uno solo invece impedirebbe l’approvazione di tale opzione. 

In sintesi, si possono dividere tra i condomini le quote dei morosi ma a patto che ci sia una votazione assunta all’unanimità. 

Come si ripartiscono le quote dei condomini morosi?

Ipotizziamo dunque che l’assemblea abbia deliberato, con votazione unanime, la ripartizione tra tutti i condomini delle spese lasciate scoperte dai morosi. A questo punto si pone il secondo problema: come andranno divise tale somme? In parti uguali o secondo millesimi? Anche in questo caso, si deve applicare il principio generale del richiamato articolo 1123 del cod. civ. e quindi stabilire una divisione secondo millesimi sempre che non ci sia una diversa volontà dell’assemblea assunta all’unanimità.

Che succede se alcuni condomini non pagano le quote condominiali?

Fermo restando il dovere dell’amministratore, entro 6 mesi dalla chiusura del bilancio di esercizio, di agire contro i morosi e intraprendere contro di loro tutte le azioni legali (giungendo anche al pignoramento della casa), che succede agli altri condomini se alcuni non pagano le quote? Di sicuro, il buco di bilancio potrebbe impedire di pagare le bollette e gli altri fornitori e questi potrebbero decidere di agire contro il condominio. 

Mettiamo allora che l’assemblea non voglia ripartire il debito tra i condomini e che vi sia un buco di bilancio tale da impedire di soddisfare le ragioni di un creditore. Quest’ultimo si farà rilasciare dal giudice un decreto ingiuntivo che notificherà all’amministratore. L’amministratore ne deve dare immediata notizia all’assemblea. Se non c’è la volontà di correre ai ripari e pagare, il creditore avvierà gli atti esecutivi contro il condominio, tentando magari il pignoramento del conto corrente condominiale. È verosimile però che questo sia incapiente (diversamente, che ragione ci sarebbe stata per non pagare la fattura?). 

A questo punto il creditore può rivolgersi nei confronti dei condomini e pignorare i beni di questi. Dovrà però partire prima dai condomini morosi, quelli cioè che, a causa del loro inadempimento, hanno determinato il buco in bilancio. L’elenco gli deve essere fornito dall’amministratore. Nel caso in cui tale tentativo dovesse risultare infruttuoso, il creditore potrà agire contro tutti gli altri condomini, anche quelli che sono in regola con i pagamenti, chiedendo a ciascuno una quota del debito pari ai rispettivi millesimi.

In altri termini, i condomini puntuali nei pagamenti rischiano il pignoramento dei propri beni se, in condominio, vi sono morosi e i debiti lasciati da questi non vengono subito ripianati. 



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