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Equitalia: se la cartella non è stata impugnata forse c’è un vizio di notifica

1 dicembre 2014


Equitalia: se la cartella non è stata impugnata forse c’è un vizio di notifica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 dicembre 2014



La documentazione in fotocopia è valida solo se il contribuente non la contesta.

Se Equitalia ti ha inviato una intimazione di pagamento o ha iniziato un pignoramento nei tuoi confronti, o ha iscritto ipoteca o fermo amministrativo sui beni, ma, a fronte di ciò, non ti è mai arrivata una cartella esattoriale, puoi certamente fare ricorso per assoluta inesistenza della notifica. A questo punto, in giudizio, l’Agente per la riscossione, se vuol dimostrare il contrario e poter vincere l’opposizione iniziata dal contribuente, ha l’obbligo di produrre le copie delle cartelle originali, e non può certo sostituirle con gli estratti di ruoli. Questi ultimi, infatti, sono elaborati dall’esattore stesso, privi quindi di qualsiasi valenza di prova.

Identica considerazione vale per le fotocopie delle ricevute di ritorno: esse non hanno alcun valore di prova in mancanza delle cartelle di pagamento. E questo perché deve essere possibile ricostruire che, a quel determinato numero di serie della cartolina, corrisponde la specifica cartella.

Insomma, o c’è la cartella oppure le cartoline “a.r.” non hanno alcuna valenza di prova. Non solo: tali cartoline “a.r.” devono essere depositate in originale e mai in copia. Per cui a nulla vale l’eventuale eccezione sollevata da Equitalia che sostenga che l’impugnazione è inammissibile posto che le cartelle non sono state impugnate: non si può contestare ciò che non si conosce!

Lo ha detto una recente sentenza della Commissione Tributaria di Bari [1], segnalataci dal dott. Francesco Cotrufo, dello stesso foro.

Il codice civile [2] stabilisce, infatti, che “le riproduzioni meccaniche, le riproduzioni fotografiche (…) e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime“. Inoltre, altra norma del codice civile [3] ricorda che “le copie fotografiche di scrittura hanno la stessa efficacia delle autentiche, se la loro conformità con l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente ovvero non è espressamente disconosciuta”.

Che significa tutto ciò? Come giustamente ricordato in passato anche dalla Cassazione [4],

nel caso di contenzioso tributario [5], la produzione di documenti in copia fotostatica, quali le ricevute di ritorno, costituisce un mezzo idoneo per introdurre la prova nel processo; ma se il contribuente ne contesta la conformità all’originale, spetterà ad Equitalia produrre necessariamente il documento in originale.

Insomma, le copie fotostatiche non hanno valenza di prova se sono espressamente disconosciute dalla parte contro la quale sono prodotte (ossia il contribuente) [6].

Con la conseguenza che, se sono trascorsi cinque anni (periodo dopo il quale Equitalia non è più tenuta a conservare le copie delle cartoline) oppure le cartoline non sono mai state compilate regolarmente (perché la notifica è viziata) o semplicemente sono state smarrite negli uffici, il contribuente vince il ricorso.

note

[1] CTP Bari sent. n. 660/11/14 del 24.01.14.

[2] Art. 2712 cod. civ.

[3] Art. 2719 cod. civ.

[4] Cass. ord. n. 10942 del 30.04.2010.

[5] Ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 4.

[6] Principio che opera anche nel caso di contumacia della parte contro cui la documentazione è prodotta (v. da ultimo Cass. sent. n. 9773 del 24/04/2009).

 

Autore immagine: 123rf com

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