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I migliori paradisi fiscali

7 Ottobre 2022 | Autore:
I migliori paradisi fiscali

L’elenco dei 20 Paesi in cui si paga una tassazione ridotta o nulla. La black list italiana dei Paesi che non collaborano nello scambio di informazioni.

«Benvenuti in Paradiso». Potrebbe campeggiare un cartello come questo all’ingresso delle Isole Cayman, considerate da tempo la miglior cassaforte al mondo in cui depositare i risparmi senza dover regalarne una parte al Fisco. Le Cayman sono, infatti, in cima alla lista dei migliori paradisi fiscali in cui trasferire i soldi. Ma ce ne sono tanti altri.

È legale, però, tenere una parte (o buona parte) della propria ricchezza all’estero? Nulla lo vieta, purché vengano rispettate determinate regole. Prima di spostare dall’Italia un solo centesimo, dunque, è fondamentale sapere che cosa sono i paradisi fiscali, come funzionano e quanta irritazione può provocare all’Agenzia delle Entrate sapere che un contribuente trasferisce i suoi soldi laddove nessuno, nemmeno lei, li può toccare.

Cosa sono i paradisi fiscali?

Sono una meta soprattutto per chi di soldi ne ha davvero tanti e teme che il suo Stato di appartenenza ne pretenda una buona fetta. I paradisi fiscali, infatti, sono dei Paesi che garantiscono un prelievo in termini di tasse molto ridotto, a volte anche nullo, in cambio del deposito di capitali esteri nelle proprie casse. Spesso vengono usati per evadere le imposte ma non è detto che debba per forza essere sempre così.

In pratica, si tratta di quegli Stati in cui è possibile risparmiare notevolmente sulle tasse senza che qualcuno ne venga a conoscenza. Nel senso che il Paese ospitante si impegna a tenere la bocca chiusa sulla presenza del denaro depositato: silenzio, discrezione, nessun dato finanziario trafugato da Paesi terzi.

Secondo l’Ocse, cioè l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, lo scopo di un paradiso fiscale è l’insediamento di attività finanziarie, investimenti o imprese nel Paese che ospita i capitali esteri. Per raggiungere questo obiettivo, i soldi vengono «calamitati» con la promessa (mantenuta) di una pressione fiscale particolarmente vantaggiosa, creando uno squilibrio non di poco conto a livello internazionale.

 I paradisi fiscali sono tutti uguali?

Esistono quattro categorie in cui vengono classificati i vari paradisi fiscali (o tax heaven) sparsi in tutto il mondo:

  • la pure tax heaven, cioè quella che comprende i Paesi in cui non esistono tasse o imposte sul reddito. Questi Stati si finanziano con delle entrate fisse slegate dalla ricchezza prodotta. Un esempio su tutti, il Principato di Monaco;
  • la no tax foreign income heaven, espressione inglese che si potrebbe tradurre come «paradiso fiscale per il reddito estero». In questi Stati pagano le tasse solo le persone fisiche e giuridiche che producono reddito interno, mentre ciò che deriva da produzioni estere o destinate all’export è detassato;
  • la low tax heaven, cioè la categoria in cui sono inseriti i Paesi con una tassazione molto bassa e con numerose esenzioni fiscali;
  • la special tax heaven, a cui appartengono gli Stati con normale tassazione ma con esenzioni e benefici per alcune tipologie di reddito e per determinate attività d’impresa.

I paradisi fiscali sono legali?

Ecco la domanda di fondo: tutto questo è legale? Abbiamo riportato l’opinione dell’Ocse che, di per sé, non fa una piega: promettere detassazioni totali o parziali crea dei forti squilibri a livello internazionale, una specie di «concorrenza fiscale sleale» tra i vari Paesi. Possibile che sia consentito lo «status» di paradiso fiscale?

La risposta più adatta sarebbe «dipende». In teoria, per poter beneficiare legalmente di una tassazione ridotta o nulla in un altro Stato occorre trasferire la residenza in quel luogo. Uno va a vivere in un altro Paese che ritiene fiscalmente più conveniente dell’Italia, porta la residenza nella città in cui si stabilisce, avvia la sua attività e beneficia dele agevolazioni che lo Stato gli offre. Su questo, nulla da dire.

Dov’è l’inghippo, allora, e perché i paradisi fiscali spesso sono etichettati come sinonimo di evasione? L’inghippo sta nel fatto che spesso questi tax heaven vengono sfruttati per non pagare le tasse in Italia in modo illegale, cioè si fa finta di avere trasferito la residenza quando, in realtà, la maggior parte del tempo lo si trascorre ancora in Italia. Chi si comporta in questo modo commette un illecito tributario e rischia un procedimento penale.

Lo Stato (il nostro, in questo caso) cerca di premunirsi chiedendo tutta una serie di prove per dimostrare che il trasferimento della residenza dichiarato non ha alcun intento evasivo.

L’Italia aggiorna periodicamente la cosiddetta black list dei Paesi dai quali si pretendono maggiori obblighi di informazioni, per tenere il contribuente sotto controllo nel caso in cui il trasferimento di residenza (e di capitali) risultasse sospettoso. Questo comporta – ed è in atto già da qualche anno – una maggiore collaborazione tra banche e istituzioni finanziarie dei vari Paesi per condividere in automatico le informazioni necessarie a stanare gli evasori.

La black list aggiornata al 2022 dall’Italia è la seguente:

  1. Samoa americane;
  2. Figi;
  3. Guam;
  4. Palau;
  5. Panama;
  6. Samoa;
  7. Trinidad e Tobago;
  8. Isole Vergini degli Stati Uniti;
  9. Vanuatu.

C’è da dire un’altra cosa, però. Tutto questo è molto bello a livello idealistico. Che poi la collaborazione internazionale venga effettivamente messa in pratica, è un altro paio di maniche. Non bisogna dimenticare che alcuni paradisi fiscali sparsi in giro per il mondo appartengono o sono strettamente legali a grandi potenze internazionali a cui, tutto sommato, potrebbe stare anche bene che il denaro di una parte del mondo finisca in quelle casse.

Paradisi fiscali: quali sono i più importanti?

L’Organizzazione non governativa Tax Justice Network pubblica ogni anno la classifica dei 20 migliori paradisi fiscali, chiamata Financial Secrecy Index. L’elenco considera i seguenti criteri:

  • grado di segretezza del sistema bancario;
  • grado di importanza globale dei servizi offshore;
  • capacità del Paese di nascondere denaro in base alla sua quota di servizi finanziari offshore.

Ecco l’ultima classifica dei paradisi fiscali stilata dalla Ong londinese, relativa al 2022:

  1. Isole Cayman;
  2. Stati Uniti;
  3. Svizzera;
  4. Hong Kong;
  5. Singapore;
  6. Lussemburgo;
  7. Giappone;
  8. Paesi Bassi;
  9. Isole Vergini britanniche;
  10. Emirati Arabi Uniti;
  11. Guernsey;
  12. Regno Unito;
  13. Taiwan;
  14. Germania;
  15. Panama;
  16. Thailandia;
  17. Malta;
  18. Canada ;
  19. Qatar;
  20. Bahamas.


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