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Come tutelarsi dagli influencer finanziari

7 Ottobre 2022
Come tutelarsi dagli influencer finanziari

Esperti e guru di Borsa, trading, criptovalute e investimenti: ecco come segnalare la pubblicità ingannevole e le truffe.  

Ti sarà certamente capitato di aprire un video su YouTube o su Instagram che subito arriva l’annuncio pubblicitario: «Guadagnare con il trading online non è stato mai così facile. Ti spiego come fare». Oppure…. «Soldi gratis? Investi in bitcoin». O ancora. «Basta con le solite banche e le alte commissioni, ecco come guadagnare senza costi con il trading». Gli esempi sono infiniti. Anche su TikTok sono arrivati gli pseudo “consulenti-amici”, che si autodefiniscono esperti di Borsa e che danno consigli su quali titoli puntare, facendosi ripagare con un semplice like.

Molti di questi fanno pubblicità senza inserire gli hashtag, spacciando le loro dritte come il narrato della propria vita, passata dal fallimento al successo, dal paesino di provincia a Dubai. Ma non è tutto oro quel che luccica, specie sul web dove apparire ciò che non si è risulta estremamente semplice. Ecco allora come tutelarsi dagli influencer finanziari, ossia i fin-influencer (dove “fin” potrebbe anche stare per «finti», ma in questo caso si intende «finanziari»). 

Chi sono i fin-influencer?

Si fanno chiamare “guru”, ma il termine ha ormai assunto una connotazione dispregiativa. Sono i consulenti finanziari e d’impresa che navigano il web per irretire clienti in cerca di facili guadagni. Perché se c’è una regola fissa che dirige le preferenze del mercato, questa è la pigrizia. La gente preferisce la scorciatoia. E allora perché perdere tempo e soldi in professionisti esperti, che richiedono attenzione, rischio e conoscenze del mercato quando c’è chi promette di fare miracoli in un mese, con un webinar di tre ore? 

La nuova frontiera dei social si chiama fin-influencer o influencer finanziari: in altre parole l’influencer maketing apricato al settore degli investimenti mobiliari. Quanto di più pericoloso possa esserci. Perché se compri una crema per il viso che promette di ringiovanirti rischi tutt’al più una irritazione cutanea, quando si tratta dei risparmi di una vita, o magari di quelli dei genitori, il rischio è chiaramente più elevato. Ed allora come tutelarsi dagli influencer finanziari? È bene sapere che in molti si sono scottati. C’è stato anche chi si è tolto la vita: come Alex Kearns, un ragazzo di venti anni dell’Università del Nebraska, che si è suicidato credendo erroneamente di aver perso 750mila dollari su una scommessa in opzioni attraverso la piattaforma Robinhood. In realtà era solo una perdita potenziale, ma lui non lo sapeva. 

Il fenomeno dei fin-influencer è scoppiato durante la pandemia: la gente aveva tempo, ma soprattutto necessità di dedicarsi a un’attività da casa che consentisse di guadagnare nonostante la chiusura delle aziende. Gli alti tempi di permanenza davanti agli schermi hanno fatto scoprire i mercati finanziari e gli investimenti. Così chi aveva qualche risparmio da parte si è messo a comprare e vendere azioni, titoli, opzioni su valute, oro, petrolio e criptovalute. 

Ed ora che la porta è stata aperta, quotidianamente fioccano guru sulle sponsorizzazioni di Facebook, Instagram, LinkedIn, YouTube: un numero però che va spesso di pari passo con quello dei soggetti truffati o, nella migliore delle ipotesi, fortemente delusi. 

In alcuni casi i fin-influencer si limitano a fornire informazioni generiche sui prodotti finanziari. E fin qui il danno è minimo. Ma il problema è che molto spesso forniscono consigli di investimento su prodotti, anche molto rischiosi, in assenza della competenza e delle abilitazioni richieste dalla normativa. Si tratta di gravi situazioni di abusivismo finanziario a cui si aggiungono anche le informazioni false e ingannevoli per i risparmiatori. I messaggi pubblicitari sono infatti spesso celati dietro consigli spontanei e gratuiti: si fa credere all’utente che si tratta di una propria esperienza personale che “mi ha cambiato la vita”, quando invece è banale pubblicità. Pubblicità priva degli hashtag che l’Antitrust ha spesso imposto. Si tratta quindi di pubblicità ingannevole che potrebbe essere denunciata all’Authority per la concorrenza e il mercato. 

La preoccupazione delle Autorità del settore è legata chiaramente alla tutela del consumatore che, “allettato” e “trasportato” dalle sirene di messaggi altisonanti circa lauti e immediati guadagni, potrebbe subire ingenti perdite nel caso in cui desse ascolto ai “sapientoni” del web.

Giocare con i soldi veri è molto pericoloso. Il mercato azionario è fortemente speculativo e volatile. E guadagnare con il trading online è davvero difficile: un lavoro per esperti. Perdere interi capitali in poche ore è un’esperienza traumatica subìta da tante persone.

Il caso probabilmente più emblematico è quello di Gamestop: un’anonima società legata alla vendita di videogame diventata un fenomeno globale con rialzi a quattro cifre. Il titolo Gamestop quotava pochi dollari fino a inizio 2021; poi ha iniziato a essere preso di mira da piccoli trader, che grazie al tam tam dei social, hanno iniziato ad acquistare il titolo. Il movimento dei piccoli risparmiatori è stato talmente incisivo, trattandosi anche di un titolo privo di una grossa capitalizzazione, da mettere in difficoltà gli stessi gestori professionali. Ma come tutte le bolle, anche questa si è sgonfiata, lasciando agli euforici investitori solo la frustrazione. 

Tuttavia il fenomeno del trading online alimentato dalle chat sui social è ormai diventato una moda che ha creato le cosiddette “meme stock”. Le “meme stock” sono le azioni i cui prezzi sono letteralmente lievitati in poche settimane. Un boom nato con il tam tam sulle chat di trading online, per contrastare lo strapotere degli hedge fund, che alla fine ha impattato significativamente su tutto il mercato. Titoli ignoti al grande pubblico che sono arrivati, con i rialzi a tre cifre, a stravolgere gli assetti della finanza tradizionale.

È anche vero, e bisogna darne atto, che sui social esiste anche un mondo che fa informazione e cultura finanziaria slegato da queste logiche truffaldine. Esistono infatti consulenti finanziari abilitati all’esercizio della professione che sono regolarmente iscritti all’Albo. Così come ci sono anche intraprendenti giovani e meno giovani appassionati di finanza, che semplicemente veicolano concetti di educazione finanziaria e contribuiscono realmente e in trasparenza ad accrescere la cultura finanziaria in Italia. Ed allora, come distinguere il buono dal cattivo, la pubblicità dall’informazione, il conflitto di interessi dal consiglio imparziale e disinteressato? Vediamo come tutelarsi dagli influencer finanziari. 

Come difendersi dai fin-influencer

Ecco sei regole da seguire per capire se ci si può fidare dell’influencer finanziario. 

Cercare informazioni

Internet è la più grande banca dati al mondo. Basta un profilo Linkedin per leggere il curriculum. E se non c’è, ci sarà un sito personale. E se neanche questo esiste e non compaiono recensioni su internet di altri utenti che abbiano già provato i servizi del consulente, è meglio lasciar perdere i suoi consigli.

La regola della doppia F

La regola della doppia F. vuol dire «Fonte e Fatti». 

Veniamo alla fonte. Chi vi sta suggerendo un investimento deve comunicarvi da dove prende dati e informazioni: quali sono cioè le sue fonti. Ciò che vi sta dicendo è un parere personale, un’elaborazione dello youtuber di turno o, invece, sono numeri forniti da Il Sole 24 Ore o da Bloomberg?  

Poi ci sono i fatti che vanno distinti dalle opinioni: se l’indice Mib di Piazza Affari è salito oggi del 2% è un fatto. Se l’influencer stima che salirà nei prossimi giorni del 10%, è una sua opinione. Che potrebbe anche essere sbagliata. 

I tempi dei report

Gli algoritmi dei social, dei motori di ricerca e delle piattaforme video non mostrano i contenuti in ordine temporale ma secondo logiche di apprezzamento degli utenti, in base cioè ai like. Quindi un contenuto vecchio potrebbe essere presentato come primo da YouTube rispetto a uno più aggiornato ma con meno visualizzazioni. Ecco perché bisogna sempre verificare la carta del report citato come fonte di studio. Dati e informazioni vecchie rischiano di far perdere soldi. 

Conflitto di interesse e trasparenza

Non è detto che i consigli siano rivolti a realizzare un utile derivante dalla consulenza. C’è chi ha interesse a che un titolo vada al ribasso e chi, al contrario, vorrebbe farlo apprezzare. Succede anche con le criptovalute. Ecco perché bisogna capire da dove vengono i guadagni del fin-influencer, se questi prende percentuali dalla vendita di determinati asset e se ciò lo pone in conflitto di interessi. Una situazione tutt’altro che rara. Eppure l’obbligo di trasparenza impone al consulente di dire da chi viene pagato. 

C’è poi la questione della trasparenza nei messaggi pubblicitari. Anche se non esiste una specifica normativa, il codice di autoregolamentazione e l’Antitrust impongono che, dietro ogni messaggio pubblicitario, ci sia l’hashtag #adv, #pubblicità, #sponsorizzata o simili. In caso contrario si può fare la segnalazione all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato.

Abilitazione e abusivismo

Il consulente finanziario deve essere iscritto all’albo. Se qualcuno si definisce consulente finanziario, è possibile verificate il suo numero di iscrizione all’Albo unico dei consulenti finanziari. Su https://www.organismocf.it/ potete controllare se il consulente è iscritto. In caso contrario, potete fare una segnalazione allo stesso organismo che gestisce l’Albo (Ocf) o alla Consob.

Il buon senso

Bisogna sempre affidarsi al buon senso: diversificare gli investimenti e non investire tutto ciò che si ha in un’unica soluzione. Sarà quindi bene affidarsi non solo allo stesso soggetto che, per quanto bravo, è umano e può sbagliare. Insomma, bisogna fare come suggerisce il nostro codice civile: comportarsi come il buon padre di famiglia. 

Come segnalare un influencer finanziario fasullo

Chi si ritiene vittima di pratiche scorrette in ambito di trading online può dunque rivolgersi all’authority Agcm. Come? Le segnalazioni su pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette sono molto semplici da inviare. 

Per effettuarla si va sul sito dell’authority (www.agcm.it), alla voce “Servizi” dove si troverà la sottocategoria “Segnala online”. Si può inviare una Pec o, in mancanza, si utilizza il modulo presente sul sito dopo una registrazione delle proprie generalità.

Chi invece non è pratico di web, può scaricare il modulo di segnalazione presente sul sito Agcm (o scrivere le informazioni richieste senza la necessità di scaricarlo), inviandolo all’indirizzo Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Piazza Giuseppe Verdi 6/A – 00198 Roma. L’authority ha 180 giorni per aprire l’istruttoria e avvertire il consumatore. In caso contrario, la richiesta sarà archiviata o deciso il non luogo a provvedere.

In questi anni, l’Agcm si è dimostrata molto sollecita nel seguire le segnalazioni dei consumatori. Una burocrazia veloce dunque. Che può essere molto utile per tutti coloro che sono vittime di pratiche scorrette sul web.

 



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