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Danno da bocciatura ingiusta a scuola: c’è il risarcimento?

10 Ottobre 2022 | Autore:
Danno da bocciatura ingiusta a scuola: c’è il risarcimento?

Una valutazione sbagliata in modo volontario o involontario fa entrare l’alunno più tardi nel mondo del lavoro: c’è qualcuno che paga per questo?

C’è chi, quando arriva a una certa età, si diverte a raccontare, quasi con spirito goliardico, le proprie disavventure a scuola. Bocciature comprese: passare per secchione non piace a tutti. C’è, invece, chi si è legato al dito quelle insufficienze che gli hanno fatto perdere un anno e che ritiene immotivate e ha giurato vendetta. E siccome, per richiamare il mitico film di Pasquale Squitieri del 1971, «la vendetta è un piatto che si serve freddo», lascia passare del tempo, parecchio tempo, prima di prendersi la sua rivincita per quello che considera un danno subìto. Un torto che potremmo chiamare «danno da bocciatura ingiusta». C’è il risarcimento?

Innanzitutto, bisognerebbe verificare se c’è il danno, prima di parlare di eventuali somme da chiedere. E, secondo una recente sentenza del Tar della Liguria [1], il danno c’è eccome. Si può manifestare a distanza di sei, di otto, anche di dieci anni, cioè quando ci si rende conto che un anno perso a scuola equivale a un anno perso al lavoro. Ed entrare in un’azienda o avviare un’attività in ritardo significa soldi non guadagnati. Ecco dov’è il danno. Ed ecco dove ci possono essere gli estremi per chiedere un risarcimento.

La vicenda giunta al Tar

I fatti. Una giovane donna, ex allieva di un liceo scientifico ed oggi architetta, si presenta al Tar della Liguria per chiedere di essere risarcita del danno causato otto anni prima da una bocciatura ingiusta rimediata ai tempi delle superiori. I giudici amministrativi hanno un doppio compito: il primo, scoprire perché quei brutti voti vengono ritenuti immeritati. Il secondo, ammesso che davvero si tratti di una bocciatura errata, valutare se ciò ha davvero creato un danno risarcibile.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il Tar ha ritenuto credibile la versione della ragazza, penalizzata dopo gli esami di riparazione di matematica e fisica nonostante nelle altre materie avesse una media superiore al 7. A dire della giovane, la prof l’aveva presa di mira e le aveva reso la vita impossibile già durante l’anno scolastico per avere contestato con altre compagne i suoi metodi didattici. Inoltre, i criteri di punteggio usati agli esami di riparazione non rispettavano i criteri stabiliti. Risultato: il Tar annulla la bocciatura perché l’insegnante avrebbe usato una disparità di trattamento «odiosa e particolarmente stigmatizzabile» rivolta a una minorenne. E la prima è fatta.

C’era, poi, il discorso del risarcimento. Per ottenerlo, però, ci vuole un danno. E quel danno la ragazza ritiene di averlo subìto non alle superiori ma parecchi anni dopo, quando, una volta laureata in architettura a pieni voti e con il titolo di abilitazione in tasca, ha capito di avere perso un anno di lavoro e di guadagno. Anche in questo caso il Tar le ha dato ragione.

Secondo i giudici amministrativi liguri, in questo caso, scatta il danno patrimoniale e non patrimoniale. Il primo è stato quantificato in un quarto del reddito medio di un architetto nel Nord Ovest italiano. Perché un quarto? Perché – sostiene il Tar – non si può parlare di entrate definitivamente perse ma «solo» di utili ridotti perché posticipati nel tempo. Il danno morale, invece, è stato tenuto in considerazione per la frustrazione, l’angoscia e la sofferenza prodotte da una bocciatura particolarmente scottante perché ingiusta.

Chi paga il risarcimento? Lo paga il liceo in cui è avvenuta la bocciatura. Ma è stato condannato anche il ministero dell’Istruzione: il dicastero, infatti, risponde in solido con l’istituto.

Bocciatura ingiusta: il risarcimento è automatico?

Attenzione a lasciarsi andare a troppi entusiasmi. Neanche tanto tempo fa, il Tar del Lazio [2] aveva fermato le richieste di due genitori che contestavano la bocciatura del figlio e la conseguente impossibilità di iscriverlo all’ultimo anno di liceo. Perché? Perché né loro né lo studente sono riusciti a provare gli elementi che potrebbero consentire di riconoscere il risarcimento. E, come insegna la giurisprudenza, chi avanza questo tipo di richiesta ha l’onere di dimostrare le proprie ragioni.

Dice in proposito il Consiglio di Stato: «Il principio generale dell’onere della prova previsto dal Codice civile si applica anche all’azione di risarcimento per danni proposta dinanzi al giudice amministrativo, con la conseguenza che spetta al danneggiato dare in giudizio la prova di tutti gli elementi costitutivi della fattispecie risarcitoria, e quindi non solo del danno di cui si invoca il ristoro per equivalente monetario, ma anche dell’antigiuridicità del fatto» [3].

Scatta, invece, il risarcimento, secondo il Tar Toscana [4], quando lo studente ingiustamente bocciato all’esame di Maturità deve sostenere dei costi per frequentare un anno di corsi come conseguenza della valutazione illecita fatta dalla Commissione.


note

[1] Tar Liguria sent. n. 834/2022 del 05.10.2022.

[2] Tar Lazio sent. n. 06095/2021 del 24.05.2021.

[3] Cons. Stato sent. n. 5070/2019.

[4] Tar Toscana sent. n. 1807/2011 del 24.11.11.

Autore immagine: canva.com/


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