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Diritto del genitore di vedere il compito in classe del figlio anche se promosso

2 Dicembre 2014
Diritto del genitore di vedere il compito in classe del figlio anche se promosso

Il padre ha diritto di ottenere dalla scuola una copia del tema anche se all’esame il figlio è stato promosso.

I genitori hanno diritto di vigilare sugli orientamenti culturali del proprio figlio. Pertanto, se chiedono di poter leggere il tema in classe del minore, la scuola e il professore non possono rifiutarsi. E ciò vale tanto nel caso in cui il giovane sia stato promosso all’esame quando in caso di esito negativo. Non è infatti l’esito della prova a influenzare l’esercizio del diritto quanto piuttosto il potere/dovere che spetta alla madre e al padre di educare e vigilare sul proprio figlio.

A dirlo è una recente sentenza del Tar Puglia, sede di Lecce [1].

Ciò non significa – si legge in sentenza – riaffermare una concezione paternalistica della potestà genitoriale. Ma comunque bisogna sempre consentire ai genitori di controllare come procede il percorso di formazione e in particolar modo quali sono gli orientamenti culturali del minore nella cruciale fase di crescita.

È quindi sbagliato l’eventuale rifiuto dell’amministrazione scolastica basato sull’assenza di interesse alla visione dell’elaborato qualora lo scolaro sia stato promosso col massimo dei voti. La trasparenza amministrativa non può incontrare ostacoli, e quindi, non può consentire la presa visione dei documenti solo quando il candidato è stato bocciato all’esame, onde dar modo di presentare ricorso al TAR.

Anche se il genitore “attento” vuole semplicemente, per orgoglio paterno, compiacersi delle qualità del figlio, secondo i giudici gli va sempre concessa la possibilità di “avere cognizione piena dei gusti, delle aspettative, degli orientamenti culturali che una minore va acquisendo e sviluppando in un ambiente chiamato a compartecipare alla crescita e alla maturazione dell’individuo, ivi incluse le aspettative di vita che, spesso, sfuggono ad un sano dibattito in ambito strettamente familiare”. Il tutto senza rischio di “inquisizione”, vale a dire di un’ingerenza pressante del genitore che risulterebbe “in netta controtendenza con i tempi attuali”.


note

[1] TAR Puglia, sede di Lecce, sent. n. 2597/14.

Autore immagine: 123rf com


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