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Quando si rischia il Daspo allo stadio?

10 Ottobre 2022 | Autore:
Quando si rischia il Daspo allo stadio?

Soggetti e fatti che giustificano il provvedimento con cui il Questore vieta di avvicinarsi ad un impianto sportivo durante lo svolgimento di una gara.

Ci sono tanti modi di vivere una partita di calcio. C’è chi la guarda con un po’ di distacco, chi la trova piacevole, chi rinuncia ad altro pur di pagare l’abbonamento della pay-tv per non perdere un solo match e chi non manca mai un appuntamento allo stadio, magari con addosso la maglia e la sciarpa della squadra del cuore. E poi ci sono quelli che comunemente vengono definiti ultrà, cioè degli esaltati, in alcuni casi anche violenti. Si discute spesso su chi dovrebbe prendere i provvedimenti giusti per debellare il fenomeno della violenza che spesso accompagna, anzi rovina, le partite di calcio. La legge ci mette del suo (a dire la verità in maniera poco efficace, visti i risultati), con regole che non sempre fanno comodo alle società calcistiche, timorose di perdere presenze fisse sugli spalti, il che vuol dire meno biglietti venduti, il che vuol dire meno soldi incassati. La normativa ha introdotto tempo fa il Daspo, cioè il divieto di avvicinamento agli impianti sportivi a chi può mettere a repentaglio l’incolumità degli altri. Ma quando si rischia un Daspo allo stadio? Quando si oltrepassa la linea che separa la giusta e appassionata esultanza e il tifo violento?

C’è una recente sentenza della Cassazione che ha fatto un esempio di dove deve essere collocata quella linea. Esultare per un gol alzando le braccia, con urla e abbracci è un conto. Festeggiare la rete del vantaggio lanciando un fumogeno è esagerato, anche perché si mette a rischio l’incolumità degli altri. Ma quello segnalato dalla Suprema Corte non è l’unico caso in cui si rischia un Daspo allo stadio.

Che cosa si intende per Daspo?

Daspo sta per divieto di accesso ad una manifestazione sportiva, che si tratti di una partita di calcio, di basket o di pallavolo, di una gara di atletica leggera o di nuoto. Il caso più classico, ovviamente, è quello dello stadio di calcio perché è l’impianto più frequentato.

Il Daspo può essere una restrizione di tipo penale, una diffida ad avvicinarsi per un certo periodo di tempo ad un luogo in cui la persona interessata dal provvedimento è ritenuta pericolosa. Ci vuole, come si può ben immaginare, che il soggetto in questione abbia già combinato qualcosa di rischioso in precedenza e che, per questo, presenti un rischio nel caso in cui tornasse allo stadio.

In altre parole, il Daspo penale non viene mai applicato «a priori», cioè sulla base di una presunta pericolosità, ma in seguito ad un fatto che è stato commesso e che ha comportato un rischio per l’incolumità altrui. Una condotta per la quale può essere ritenuto socialmente pericoloso.

Oltre al Daspo penale, però, c’è anche il Daspo preventivo. In questo caso sì che si parla di soggetti che non hanno ancora creato una situazione di rischio ma che sono ritenuti in grado di poterle provocare. Il provvedimento viene deciso dal Questore e viene applicato nei confronti di chi è stato denunciato o segnalato per episodi di violenza anche al di fuori di uno stadio, ad esempio in una manifestazione di piazza che nulla c’entra con il calcio. Persone, insomma, che potrebbero turbare il normale svolgimento di una manifestazione sportiva e creare dei problemi legati alla pubblica sicurezza.

Il Daspo viene normalmente accompagnato dall’obbligo di firma dei soggetti interessati presso un ufficio o un comando di polizia proprio mentre si sta svolgendo a partita alla quale è stato vietato loro di assistere. Tale provvedimento deve essere convalidato da un giudice per le indagini preliminari del tribunale competente per territorio e viene sempre disposto in casi di recidiva o in caso di violazione di un Daspo precedentemente applicato.

Chi può essere oggetto di Daspo?

Le autorità competenti possono applicare un Daspo penale nei confronti di un soggetto:

  • che è stato denunciato perché ha partecipato attivamente a episodi di violenza su persone o cose nel costo di una manifestazione sportiva;
  • che, durante una partita o una gara sportiva, abbia incitato, inneggiato o indotto alla violenza altre persone;
  • che ha partecipato attivamente a episodi di violenza, minaccia o intimidazione tali da mettere a repentaglio la pubblica sicurezza o da turbare l’ordine pubblico.

Il Daspo preventivo può essere applicato a chi è stato condannato o denunciato negli ultimi cinque anni per avere:

  • portato armi improprie: mazze, bastoni, sfollagente, noccoliere ad una manifestazione sportiva;
  • fatto uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona;
  • introdotto emblemi o simboli razzisti o discriminatori;
  • esposto striscioni e cartelli inneggianti alla violenza;
  • commesso dei delitti contro l’ordine pubblico o di comune pericolo mediante violenza;
  • commesso il delitto di rissa, rapina, estorsione o che hanno a che fare con sostanze stupefacenti o psicotrope, anche se non al di fuori di manifestazioni sportive.

Il Daspo può durare, a seconda del fatto commesso e della pericolosità del soggetto destinatario, da uno a cinque anni.

Il lancio di un fumogeno può essere motivo di Daspo?

Come si diceva all’inizio di questo articolo, ci sono modi e modi di vivere una partita di calcio e anche di festeggiare un gol, per quanto la palla in rete possa comportare la vittoria di uno Scudetto, di una Champions League o di un Mondiale. A tutto c’è un limite, quindi i più esaltati che per festeggiare un gol lanciano un fumogeno commettono reato e, pertanto, vengono puniti con un Daspo. Lo ha stabilito recentemente la Cassazione [1].

Basta, secondo la Suprema Corte, accendere un lacrimogeno e lanciarlo a bordo campo per meritarsi un divieto di avvicinarsi allo stadio per cinque anni e l‘obbligo di presentarsi nell’ufficio di Polizia giudiziaria.

L’episodio vagliato dalla Cassazione riguarda la condotta di un tifoso della Roma durante una partita del Campionato 2021-2022 allo stadio Olimpico della Capitale tra la squadra giallorossa e il Torino. Al primo gol segnato da un giocatore romanista, il tifoso non ci ha pensato due volte e ha esultato «accendendo un fumogeno di colore rosso – si legge nella sentenza – che ha poi lanciato sulla pista di atletica antistante il settore della Curva Sud che ospita i supporter romanisti». Per la Questura, prima, e per il gip del tribunale di Roma, poi, è evidente la pericolosità manifestata da questo gesto.

Che cosa rischia chi ha un comportamento del genere? Per la Cassazione, è inevitabile «il divieto di accedere per cinque anni a tutti i luoghi del territorio nazionale ed estero in cui si svolgono manifestazioni sportive di calcio di ogni categoria e grado dei campionati nazionali, delle partite della Nazionale italiana di calcio, dei tornei internazionali e delle amichevoli di ogni categoria», con l’aggiunta della «prescrizione, per lo stesso arco temporale, di presentarsi presso gli uffici di polizia giudiziaria in occasione di ogni incontro disputato dalla squadra di calcio della Roma».

In altre parole, stop per cinque anni a qualsiasi partita di calcio, in casa o in trasferta, anche all’estero. E non solo della squadra del cuore ma anche della Nazionale, ufficiale o amichevole che sia. Per quanto riguarda la possibilità di vederla in tv, dipende dalla fortuna: se l’ufficio presso il quale si deve presentare per assolvere l’obbligo di firma ha il televisore acceso e l’abbonamento per vedere il calcio, forse gli va bene. Altrimenti, c’è sempre la radio.


note

[1] Cass. sent. n. 37728/2022 del 06.10.2022.

Autore immagine: canva.com/

Cass. pen., sez. III, 7 luglio 2022 (dep. 6 ottobre 2022), n. 37728

Presidente Sarno – Relatore Zuncla

Ritenuto in fatto

  1. Con ordinanza resa ii 2 aprile 2022, il G.I.P. del Tribunale di Roma ha convalidato il provvedimento dei Questore di Roma del 17 marzo 2022, notificato all’interessato il 31 marzo 2022, che aveva imposto a P.I., in aggiunta al divieto di accedere per cinque anni a tutti i luoghi del territorio nazionale ed estero in cui si svolgono manifestazioni sportive di calcio di ogni categoria e grado dei campionati nazionali, delle partite della (omissis) di calcio, dei tornei internazionali e delle amichevoli di ogni categoria, la prescrizione, per lo stesso arco temporale, di presentarsi presso gli uffici di P.G. in occasione di ogni incontro disputato dalla squadra di calcio dell'(omissis).
  1. Avverso l’ordinanza del G.I.P., P., tramite il suo difensore di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione, sollevando due motivi.

Con il primo, la difesa eccepisce il difetto di motivazione del provvedimento impugnato in ordine all’attualità del requisito della pericolosità, rilevando che il G.I.P. ha disatteso sbrigativamente e in maniera del tutto generica e assertivati osservazioni difensive sollevate sul punto, non tenendo conto del fatto che il precedente indicato dal Questore risale a 9 anni fa e che, in quell’occasione, il Prefetto di Firenze aveva annullato la prescrizione relativa all’obbligoò di presentazione a seguito del ricorso gerarchico proposto dalla difesa.

Con il secondo motivo, oggetto di doglianza è l’omessa motivazione in ordine aila durata del provvedimento e alla necessità e urgenza della sua adozione, non essendosi il G.I.P. confrontato con le censure esposte sul punto nella memoria difensiva depositata il 1 aprile 2022 alle ore 18.34, memoria nella quale era stato sottolineato che il fatto per cui si è proceduto era qualificabile in termini di particolare tenuità, posto che il fumogeno era stato acceso da P. per festeggiare in modo folkloristico il gol della sua squadra del cuore, senza che vi sia stato pericolo per alcuno o danno per qualcosa.

Considerato in diritto

II ricorso è infondato.

  1. Premesso che i due motivi di ricorso sono suscettibili di trattazione unitaria, perché tra loro sovrapponibili, occorre premettere, in via preliminare, che, come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (sentenza, n. 44273 del 27;10/2004, Rv. 229112), in sede di convalida dell’obbligo di presentazione dinanzi all’Ufficio di Polizia, il giudice non può limitarsi a un mero controllo formale, ma deve accertare, in concreto e con riferimento all’attualità, se la pericolosità del soggetto giustifichi e renda la misura stessa idonea allo scopo di prevenzione voluto dal legislatore, verificando altresì, specialmente se non è intervenuta una condanna, la stissistenza di sufficienti elementi indiziari atti a corroborare rattribuibilità al soggetto stesso della condotta pericolosa posta a fondamento del provvedimento del Questore. In definitiva, come ribadito anche dalla successiva evoluzione giurisprudenziale (cfr. Sez. 3, n. 22266 del 03/02/2016, Rv. 267146), il controllo di legalità del giudice deve riguardare l’esistenza di tutti i presupposti legittimanti l’adozione dell’atto da parte dell’Autorità amministrativa, compresi quelli imposti dalla circostanza che con esso si dispone una misura di prevenzione (ragioni di necessità e urgenza, pericolosità concreta e attuale del soggetto, attribuibilità al medesimo delle condotte addebitate e loro riconducibilità alle ipotesi previste dalla norma), e investire altresì la durata della misura che, se ritenuta eccessiva, può essere congruamente ridotta dal giudice della convalida.

à stato peraltro precisato dalle Sezioni Unite nella sentenza citata che, anche in questa materia, il giudice della convalida può legittimamente avvalersi della motivazione per relationem, purché dia conto del percorso giustificativo e delle ragioni di condivisione dei provvedimento richiamato, non potendosi risolvere la motivazione in una acritica recezione del provvedimento amministrativo.

  1. Alla luce di tale premessa ermeneutica, deve escludersi che. l’ordinanza impugnata presenti vizi di legittimità rilevabili in questa sede.

E invero, pur se in maniera estremamente sintetica, il G.I.P. ha ritenuto sussistenti i presupposti per la convalida del provvedimento del Questore, nella parte relativa all’imposizione dell’obbligo di presentazione, condividendo le considerazioni esposte nell’ordine questorile, nel quale è stato evidenziato che P., in occasione della partita di calcio tra la (omissis) e il (omissis) del (omissis), ha festeggiato in modo indebito il gol della squadra di casa, accendendo un fumogeno di colore rosso, che ha poi lanciato sulla pista di atletica antistante il settore della curva Sud che ospita i tifosi romanisti, condotta questa ritenuta; in modo non illogico, espressiva della pericolosità di P., e ciò a prescindere dagli effetti concreti ricollegabili al lancio del fumogeno.

A ciò deve aggiungersi che il G.I.P. non ha ignorato la memoria trasmessa dalla difesa prima della convalida, ma ne ha dato conto, ritenendo “congetturali” le considerazioni esposte, alla luce del “precedente specifico” a carico del ricorrente, gravato in passato da altro e analogo provvedimento inibitorio.

Rispetto a tale profilo, idoneo a giustificare non solo il giudizio sulla pericolosità di P., ma anche la maggiore durata della prescrizione, occorre evidenziare che l’allegazione difensiva circa il parziale accoglimento del ricorso gerarchico proposto dai ricorrente avverso il cd. “daspo” del Questore di Firenze del 4 maggio 2013 non vale a inficiare la valutazione di pericolosità di P, ove si consideri che, nell’annullare le prescrizioni relative all’obbligo di presentazione, il Prefetto di Firenze, nel decreto del 5 settembre 2013, non ha sconfessato il provvedimento impugnato, che era appunto quello del Questore di Firenze del 4 maggio 2013, ma ne ha solo ridimensionato la portata, tanto è vero che è stato comunque confermato dal Prefetto il divieto di accesso alle manifestazioni sportive imposto a P. per tre anni, non potendosi peraltro sottacere che in quei caso l’iniziativa questorile fu adottata perché il ricorrente, in occasione della partita di calcio tra (omissis) e (omissis) disputata nel capoluogo toscano il 4 maggio 2013, fu sorpreso presso lo stadio “( omissis) ” mentre era nel possesso di un candelotto fumogeno tipo “torcia illuminante”, condotta questa che, correlata a quella che ha dato origine al successivo “daspo” adottato dal Questore di Roma, vale a delineare la personalità di P. in senso negativo, essendosi egli dimostrato incline, in occasione delle manifestazioni sportive, a tenere una determinata tipologia di condotte non consentite perché pericolose. Non vi è dunque spazio per l’accoglimento delle censure difensive, che, invero, a fronte di un percorso argorrientativo non illogico, pur nella sua estrema sintesi, prospettano; in termini non adeguatamente specifici, differenti valutazioni di merito che, neirambito dei giudizio di legittimità, non possono trovare ingresso.

  1. Alla stregua delle considerazioni svolte, il ricorso presentato nell’interesse di P. deve essere pertanto rigettato, con onere per il ricorrente, ex art. 616 cod, proc. pen., di sostenere le spese del procedimento.

P.Q.M.

– Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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