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Parcheggio nel cortile del condominio: quando è reato?

11 Ottobre 2022 | Autore:
Parcheggio nel cortile del condominio: quando è reato?

A cosa serve e a chi appartiene il cortile condominiale? Cosa succede se si parcheggia davanti al garage di altri? Quando scatta la violenza privata?

In condominio basta davvero poco perché scatti la lite: una pianta che occupa il pianerottolo, un’auto parcheggiata male, un passeggino lasciato per troppo tempo nell’androne. A volte le proteste sono legittime, altre volte invece del tutto pretestuose. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare argomento: vedremo cioè quando è reato il parcheggio nel cortile del condominio.

In passato già ci siamo occupati del parcheggio selvaggio, con riferimento però a quello che avviene nella strada pubblica. Una recente sentenza della Corte di Cassazione si è invece occupata dell’auto messa in sosta proprio davanti al garage privato di un altro condomino, impedendo così l’accesso. Una condotta del genere è illegale? Quando è reato il parcheggio nel cortile del condominio? Scopriamolo insieme.

Il cortile del condominio è parte comune?

Partiamo subito da un dato certo: il cortile condominiale è parte comune dell’edificio [1]. Questo significa che ognuno può disporne, purché consenta anche agli altri di fare lo stesso.

Il fatto che il cortile sia una parte comune vuol dire anche che ogni condomino è tenuto a sostenerne le spese in misura proporzionale al valore della sua proprietà, espressa in millesimi.

Insomma: se il cortile è parte comune vuol dire che tutti possono utilizzarlo ma anche che tutti devono pagare le spese.

Il cortile non è parte comune solamente se il titolo, cioè l’atto originario (il rogito, in genere) con cui si è formato il condominio, afferma il contrario.

Ad esempio, l’originario costruttore dell’intero edificio, quando ha venduto le singole unità immobiliari a diversi acquirenti, potrebbe aver riservato a uno di essi la proprietà esclusiva del cortile.

Il cortile, inoltre, non è comune quando, per le sue caratteristiche, è evidentemente destinato al servizio esclusivo solamente di uno o più condòmini: è il caso del cortile interno che dà luce solo a un appartamento e a cui può accedere solamente un proprietario.

La Cassazione ha tuttavia precisato che, anche quando vi può accedere un solo condomino, il cortile resta condominiale, se la sua funzione è quella di dare luce e aria anche agli altri appartamenti [2].

A cosa serve il cortile condominiale?

Come appena detto, il cortile condominiale serve a dare luce ed aria alle singole unità abitative.

Secondo la giurisprudenza, il cortile può essere inteso sia come area scoperta compresa tra diversi corpi di fabbrica (cosiddetto cortile interno) sia come spazio libero disposto esternamente alle facciate dell’edificio. In ogni caso, la sua funzione è sempre la stessa: fornire luce e aria al fabbricato.

Si può parcheggiare nel cortile condominiale?

Anche se la funzione principale del cortile condominiale è quella di dare luce e aria all’edificio, nulla vieta che possa essere utilizzato anche come parcheggio per le autovetture dei condòmini.

Possiamo quindi affermare che si può parcheggiare nel cortile condominiale, purché la sosta non impedisca in tutto o in parte agli altri di accedere con i veicoli nei box e nei garage di proprietà privata, ovvero se rende scomodo il raggiungimento a piedi delle singole abitazioni.

In altre parole, non è possibile parcheggiare nel cortile condominiale in modo tale da costituire intralcio agli altri condòmini.

Ugualmente, non è possibile parcheggiare nel cortile se il regolamento contrattuale, cioè adottato all’unanimità oppure approvato dall’originario proprietario unico dello stabile, ne fa espresso divieto.

Quando è reato parcheggiare nel cortile condominiale?

Parcheggiare nel cortile condominiale potrebbe costituire perfino reato se la sosta impedisse volontariamente a un altro condomino di accedere alla sua proprietà privata.

Tanto ha stabilito una recente sentenza della Corte di Cassazione [3], secondo cui è reato parcheggiare l’auto bloccando il box del vicino.

Per la precisione, scatta il reato di violenza privata [4] per chi parcheggia nel cortile condominiale ostruendo il libero accesso al garage di un altro condomino.

Secondo la Cassazione, infatti, “il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente la persona offesa della libertà di determinazione e di azione”.

Perché possa scattare il reato, però, occorre che la “sosta illegittima” sia fatta con lo scopo preciso di ostacolare qualcun altro, limitando la sua libertà.

È il caso appunto di chi parcheggia davanti al garage altrui con l’intenzione di impedirgli di entrare o di uscire col proprio veicolo, oppure di chi mette l’auto così vicino alla porta d’ingresso della casa da ottenere lo stesso risultato.

Non c’è invece reato se l’intralcio è solo una conseguenza del parcheggio incivile, senza però che la sosta fosse premeditata, cioè fatta col fine di limitare la libertà altrui.

Ad esempio, il dolo tipico della violenza privata sussiste se l’automobilista, chiamato a spostare il proprio veicolo, si rifiuta.

La sentenza si pone nel solco della precedente giurisprudenza, secondo cui integra la condotta del delitto di violenza privata il parcheggio di un’autovettura eseguito intenzionalmente in modo tale da impedire a un’altra automobile di spostarsi per accedere alla pubblica via e accompagnato dal rifiuto reiterato alla richiesta della parte offesa di liberare l’accesso [5].


note

[1] Art. 1117 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 23316/2020.

[3] Cass., sent. n. 37091/2022.

[4] Art. 610 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 16571/2006.

Autore immagine: depositphotos.com


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