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Governo cinese, qualcosa potrebbe cambiare

10 Ottobre 2022 | Autore:
Governo cinese, qualcosa potrebbe cambiare

All’interno del partito comunista cinese stanno per mescolarsi le carte e stabilirsi nuovi equilibri: ecco in che modo.

In questo momento così difficile per il mondo, la Cina si appresta ad iniziare il XX congresso del partito comunista cinese. Gli occhi sono tutti puntati su quattro nomi, possibili new entry nel Comitato permanente del Politburo.

Fino a dove arriva il potere di Xi Jinping? Chi saranno i leader del futuro? Il XX congresso del partito comunista cinese, che si apre il 16 ottobre, consacrerà il presidente cinese Xi ad un terzo mandato di cinque anni come segretario generale del Pcc, rompendo la precedente consuetudine di ricambio ogni decade. Ma offrirà anche molte indicazioni sugli equilibri politici, a partire da chi esce e chi entra fra i sette membri del Comitato permanente del Politburo, vertice del potere cinese, in un paese che deve fare i conti con la difficile congiuntura economica, gli effetti negativi della politica zero Covid e le incognite della guerra in Ucraina scatenata dall’alleato russo.

Secondo il Washington Post, ci sono quattro alti funzionari fra i 59 e i 63 anni da tenere d’occhio. Ci si chiede inoltre se cambierà il ministro degli Esteri e se verranno ‘premiati’ i responsabili della repressione nello Xinjiang.

Una delle chiavi di lettura delle nomine è quella dell’età. Una regola informale interna recita «sette su, otto giù», prevedendo nuove nomine per chi ha fino a 67 anni e il pensionamento a partire da 68. Ma Xi è il primo a violarla con i suoi 69 anni. Il rispetto e le eccezioni a questo limite all’interno del Comitato permanente potranno dire molto, a partire da cosa succederà al 67enne premier Li Keqiang. Seguendo alla lettera questo principio, si libereranno due posti. Ma non è detto sia così. «Non è più questione di età. Si tratta se sei o meno dalla parte di Xi», commenta Yang Zhan, sociologo della School of International Service dell’American University.

L’altra pista da seguire è quella dei futuri leader. Quando il capo del partito cambiava ogni due mandati, il successore entrava cinque anni prima nel Comitato permanente del Politburo. Così è successo per Xi e il suo predecessore, Hu Jintao. Ma al XIX Congresso non è arrivato nessun successore in pectore e probabilmente non succederà neanche questa volta. Ora sembra che la generazione di chi è nato negli anni Sessanta salterà il turno, limitandosi a fornire tecnocrati fedeli a Xi. Il futuro leader forse arriverà dai nati nella decade successiva, ma adesso è troppo presto per sapere chi sarà. Tenendo conto di queste indicazioni, per capire l’estensione del potere di Xi sono quattro i nomi da tenere d’occhio come possibili new entry nel Comitato permanente del Politburo.

Hu Chunhua, 59 anni. Cresciuto nella stessa fazione della Gioventù Comunista del premier Li, Hu è stato il funzionario più giovane ad entrare nel Politburo al precedente Congresso. Un tempo poteva essere un’indicazione di futura leadership. Ma ora, se entrerà nel Comitato permanente, sarà un segnale della volontà di bilanciare il potere dei super lealisti di Xi.

Chen Min’er, 62 anni. Segretario del partito a Chongqing, Chen viene dalla provincia di Zhejiang, una delle basi del potere di Xi. Fedelissimo del leader cinese, ha ottenuto l’incarico nel 2017 dopo l’estromissione di Sun Zhengcai, un tempo considerato un possibile aspirante alla successione di Xi.

Ding Xuexiang, 60 anni. Pochi membri del Politburo in attesa di entrare nel comitato permanente sono vicini a Xi quanto lui. Ding è il direttore dell’ufficio del segretariato generale, in pratica il capo dello staff del leader cinese. Dal 2017 fa parte del Segretariato centrale del partito, l’organo che organizza il lavoro del Politburo. In questo ruolo, Ding è cruciale nel portare avanti l’agenzia del presidente cinese.

Li Qiang, 63 anni. Capo del partito a Shanghai, Li si è attirato le ire dei suoi concittadini per il lungo lockdown imposto quest’anno. Ma è anche uno stretto alleato di Xi ed ha agito pienamente in linea con la politica di zero covid voluta dal presidente cinese.

Oltre a questi quattro, fra i possibili nuovi membri del Comitato permanente troviamo il capo della propaganda, Huang Kunming, e i leader del partito a Pechino, Tianjin e Guangdong, rispettivamente Cai Qi, Li Hongzhong e Li Xi. I primi due sono fedelissimi di Xi, gli altri meno.

Gli osservatori guarderanno con attenzione anche alle altre scelte dei 2.295 delegati del Congresso. Si ritiene che cambieranno la metà dei 25 membri del Politburo e i due terzi di quelli del Comitato Centrale. Quest’ultimo organo conta 205 membri pieni e 171 alternati. Gli Stati Uniti si chiedono chi sostituirà Liu He, alto consigliere economico che ha avuto un ruolo importante nei negoziati sul commercio con Washington. A prendere il suo posto potrebbe essere He Lifeng, capo della Commissione per le riforme e lo sviluppo nazionale, responsabile della pianificazione economica.

Ci si chiede anche quali saranno le nuove posizioni dell’attuale capo del partito nello Xinjiang e del suo predecessore, rispettivamente Ma Xingrui e Chen Quanguo. La promozione di Chen sarebbe un segnale di approvazione per la sua linea dura di repressione della minoranza musulmana degli uiguri.

Infine, gli analisti si interrogano sull’attuale ministro degli Esteri, il 69enne Wang Yi. C’è chi ritiene che, anche se abbandonerà l’incarico per motivi d’età, rimarrà comunque al Politburo. Se lascerà la guida della diplomazia, si pensa ad un successore allineato con la politica estera assertiva di Xi. Un candidato potrebbe essere Liu Jiey, attuale capo dell’ufficio degli affari di Taiwan. Oppure si fa il nome del vice ministro degli Esteri Ma Zhaoxu, che ha recentemente sottolineato la necessità di una «lotta diplomatica» per proteggere gli interessi cinesi.



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