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Responsabilità per il morso del cane tenuto alla catena che si rompe

3 dicembre 2014


Responsabilità per il morso del cane tenuto alla catena che si rompe

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2014



Al padrone l’obbligo di assicurare la tenuta della corda in relazione alla corporatura dell’animale: responsabilità oggettiva salvo la prova del caso fortuito.

Il fatto che il cane sia riuscito a rompere la catena, a cui il padrone lo aveva legato, e, quindi, a mordere un passante entrato all’interno del cortile, non esonera il proprietario dal risarcire il danneggiato. Lo ha chiarito la Cassazione in una recente sentenza [1].

Il codice civile [2] dispone che il proprietario di un animale (oppure chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso) risponde, in via civilistica, di tutti i danni cagionati dall’animale stesso, anche se fuggito o smarrito. L’unico modo per evitare tale responsabilità è dimostrare che il danno si è verificato per “caso fortuito”.

Ebbene, secondo la Suprema Corte, la rottura della catena determinata proprio dalla spinta dell’animale stesso, non può considerarsi come “caso fortuito”, posto che il proprietario ha sempre l’obbligo di verificare l’effettiva tenuta della protezione, per evitare che il cane si possa avventare sulle persone. Spetta dunque al padrone controllare che la catena sia stabile, in buon stato di manutenzione, sia altresì ben ancorata e, comunque, possa reggere alla forza dell’animale.

Solo se il proprietario riesce a dimostrare al giudice che la corda sia integra e, soprattutto adeguata alla corpulenza del cane, egli può evitare le sanzioni.

Se invece la catena si rompe all’improvviso, la colpa resta sempre e unicamente del padrone che, eventualmente, risponderà dei danni arrecati dal cane sia in via civile che penale.

Peraltro, aggiunge la Cassazione, il fatto che – nel caso di specie – il cancello fosse rimasto aperto, sicché chiunque avrebbe potuto introdursi, restando vittima dell’animale, incide maggiormente sulle responsabilità del padrone che non ha fatto in modo di evitare che terzi entrassero all’interno del cortile di proprietà privata.

Insomma, in presenza di un cane in cortile, il non impedire l’accesso alla propria proprietà rappresenta un ulteriore profilo di colpa per il padrone dell’animale.

note

[1] Cass. sent. n. 49690/2014.

[2] Art. 2052 cod. civ.

Autore immagine: animalidalmondo.pianetadonna. it

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