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Buoni postali intestati ai familiari: revoca della donazione

3 dicembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 dicembre 2014



Una zia ha intestato buoni postali ai suoi nipoti a loro insaputa; successivamente li riscuoteva, sempre a loro insaputa, per dare il ricavato a uno solo di loro. Dopo la sua morte uno dei nipoti, non essendo riuscito a sapere dal nipote beneficiato la somma che aveva ricevuto, e che la zia stessa aveva voluto tenere segreta fino all’ultimo, si è rivolto all’Ufficio Postale e gli è stato consentito di prendere visione dei buoni di ogni singolo nipote. Si può considerare regolare tutto questo?

 

I buoni postali fruttiferi sono normalmente titoli nominativi non cedibili; essi possono essere trasferiti solo in caso di decesso dell’intestatario (per successione).

Il titolare di ciascun buono viene censito nell’Anagrafe generale di Poste Italiane S.p.A. e proprio per questo motivo non è assolutamente possibile modificare l’intestazione originaria dei titoli.

Nel suo caso, quindi, è ipotizzabile invece che questa zia abbia chiesto l’emissione dei buoni fruttiferi postali in favore di altro soggetto; in tal caso, nel modulo di richiesta, il richiedente (la zia) è tenuto a specificare le esatte generalità dell’intestatario – cognome, nome, luogo e data di nascita – e poi esibire copia di un documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale del soggetto al quale si intende intestare il titolo. Ciò al fine di consentire all’ufficio postale di censire in Anagrafe il titolare del rapporto.

È quindi perfettamente possibile e lecito che i due nipoti siano sempre rimasti all’oscuro dell’intestazione a loro nome dei buoni.

Altrettanto lecito è che questa zia versasse somme sui buoni e poi li prelevasse all’insaputa dei nipoti intestatari.

La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito [1] che la cointestazione di buoni postali fruttiferi… può configurare, ove sia accertata l’esistenza di una effettiva volontà in tal senso, una donazione indiretta, “in quanto, attraverso il negozio direttamente concluso con il terzo depositario, la parte che deposita il proprio denaro consegue l’effetto ulteriore di attuare un’attribuzione patrimoniale in favore di colui che ne diventa beneficiario per la corrispondente quota, essendo questi, quale contitolare del titolo nominativo a firma disgiunta, legittimato a fare valere i relativi diritti.

 

In altri termini, per la Suprema Corte, un’operazione come quella della zia si configura come una donazione indiretta, cioè un contratto in favore di terzi (i nipoti): e la disciplina dei contratti in favore di terzo [2] prevedono espressamente che lo stipulante (la zia) possa revocare o modificare l’attribuzione finché il terzo (i nipoti) non abbiano dichiarato di volerne profittare.

La zia, cioè, poteva in modo lecito prelevare le somme esistenti sui buoni e/o gli interessi da questi prodotti in quanto i nipoti, non essendo mai venuti a conoscenza dell’esistenza dei buoni a loro intestati, non hanno mai potuto dichiarare di voler approfittare dei versamenti (se avessero potuto dichiarare di volerne profittare, i versamenti non avrebbero più potuto essere revocati e la zia non avrebbe più potuto prelevare le somme una volta versate).

Ciò premesso, l’unico aspetto “oscuro” della vicenda è la possibilità, concessa al nipote dalla dirigenza dell’Ufficio postale, di poter visionare i movimenti che si sono verificati relativamente a tutti e tre i buoni (anche a quelli allo stesso non intestati).

Ciò sarebbe stato possibile solo se il nipote fosse da considerarsi erede legittimo della zia e sempre che abbia richiesto di poter visionare i movimenti dei buoni munito di certificato di morte.

note

[1] Cass. sent. n. 10.991 del 9.05.2013.

[2] Si vedano gli artt. 1411 e ss. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. In merito all’esempio di cui sopra volevo aggiungere un quesito, ovvero, se quei buoni fossero stati intestati a piu’ eredi ove non tutti sono a conoscenza della loro costituzione ed alla morte del “de cuius” uno solo dei cointestati che risulta essere in possesso materialmente dei buoni provvede al ritiro delle somme in contanti, tenendo per se le somme, gli altri eredi venendo a conoscenza in ogni modo di tale situazione, possono agire ? possono adire diritto di rivalsa? L’erede che ne ha chiesto il rimborso può dire che gli ha usati per il de cuius o altro? Grazie

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