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Violazione di domicilio: quando scatta in condominio?

12 Ottobre 2022 | Autore:
Violazione di domicilio: quando scatta in condominio?

È reato entrare nell’androne di un palazzo senza averne il diritto? Cosa si rischia per introdursi in una proprietà o per non andare via se invitati a farlo?

«Non si bussa più?», chiede di solito chi vede aprire all’improvviso la porta del proprio ufficio o della camera da letto. Un conto, però, è essere indiscreti e un altro ben diverso è commettere violazione di domicilio. La regola generale dice che non si può entrare nella proprietà privata altrui senza permesso. Esistono i citofoni, insomma: basta suonare. Chi scavalca una recinzione o approfitta di un cancelletto aperto per entrare in un giardino senza il consenso del padrone di casa commette reato. Succede lo stesso se il portone di un palazzo è aperto e qualcuno che non abita in quell’edificio entra nell’androne? La violazione di domicilio, quando scatta in condominio?

Di solito, se si vede per le scale o in attesa dell’ascensore una faccia sconosciuta, si pensa che stia andando da qualche vicino. Potrebbe, però, non essere così: sono frequenti i casi in cui qualche malintenzionato vede il portone di un condominio aperto ed entra per vedere se c’è qualche appartamento vuoto in cui mettere a segno il «colpo» della giornata. O, più semplicemente, per dare un’occhiata ai nomi delle cassette delle lettere e capire se c’è qualche condomino «interessante» da pedinare o da derubare. Il semplice fatto di oltrepassare il portone comporta una violazione di domicilio? E se, richiamato dal portiere, non se ne vuole andare via?

Quando scatta la violazione di domicilio?

Secondo il Codice penale [1], commette reato di violazione di domicilio:

  • chi entra in una proprietà privata altrui senza permesso e nonostante gli sia stato impedito di farlo;
  • chi, una volta dentro la proprietà altrui, non se ne va nonostante sia stato invitato a farlo.

Significa che ci sono questi due risvolti possibili nella violazione di domicilio. Ne è responsabile chi, come si diceva prima, scavalca una recinzione e si fa un giro in un giardino privato oppure trova aperta la finestra di una casa e vi entra senza avvisare.

Ma può essere accusato dello stesso reato chi è entrato legittimamente in una proprietà che poi non vuole abbandonare. Poniamo il caso di chi suona al citofono per fare un’offerta commerciale. Il proprietario apre e lo fa accomodare in salotto. Poco dopo capisce che l’offerta non gli interessa e invita più volte il venditore ad andarsene. Lui insiste e si rifiuta di abbandonare la casa prima di convincere il potenziale cliente a firmare il contratto di acquisto. Ecco che scatta la violazione di domicilio, poiché è persona non desiderata in quella proprietà.

Commette reato anche chi finge di essere chi non è (il tipico caso del falso tecnico che deve controllare i contatori) e non sarebbe entrato nella proprietà privata se avesse svelato la sua vera identità.

Quando c’è violazione di domicilio in condominio?

Di solito, si pensa alla violazione di domicilio nei casi citati prima, cioè quando qualcuno entra in casa senza autorizzazione. In realtà, il concetto è più ampio perché nelle proprietà «violabili» rientrano anche le pertinenze dell’unità immobiliare. È il caso, sicuramente, del giardino, quando qualcuno si introduce approfittando di un cancelletto lasciato distrattamente aperto. Oppure del garage con la saracinesca o la basculante lasciate su.

Quindi, è violazione di domicilio anche entrare in uno studio professionale se non si è autorizzati, così come in una camera d’albergo occupata da qualcuno che, ovviamente, non può considerarla residenza abituale ma che, in quel momento, è uno spazio privato che gli appartiene. Con la stessa logica, commette violazione di domicilio chi si fa un pisolino in un camper non suo lasciato in un piazzale pubblico da un turista in vacanza che quando torna trova all’interno del suo mezzo un ospite indesiderato in beato riposo.

Recentemente, la Cassazione [2] ha precisato che il reato di violazione di domicilio scatta anche quando uno sconosciuto penetra senza averne il diritto nell’androne o nelle scale di un condominio: anche questi luoghi, ricorda la Suprema Corte, rientrano nella privata dimora di chi abita nell’edificio.

Gli Ermellini hanno confermato la condanna di un individuo che si era introdotto all’interno di un condominio dal portone lasciato aperto ed era stato sorpreso mentre armeggiava con un cacciavite nel tentativo di forzare la porta di un appartamento. Al di là del tentativo di furto (reato pure quello), gli è stata contestata la violazione di domicilio richiamando la norma del Codice penale secondo cui anche le pertinenze di un’abitazione o di un luogo di privata dimora, come il cortile o l’androne del condominio, rientrano nella proprietà privata, così come il pianerottolo antistante la porta di un appartamento.

La violazione di domicilio è esclusa solo se lo stabile è abbandonato.

Cosa rischia chi commette violazione di domicilio?

La pena prevista per chi commette violazione di domicilio è:

  • da uno a quattro anni di reclusione, nel caso di violazione di domicilio «semplice»;
  • da due a sei anni nell’ipotesi di violazione di domicilio «aggravata», cioè quando è commessa con violenza o da persona palesemente armata.

Quest’ultima ipotesi ricorre, ad esempio, quando una persona entra in una casa forzando una portafinestra o picchiando il proprietario. A differenza della violazione semplice, perseguibile solo a querela di parte, quella aggravata è perseguibile d’ufficio.


note

[1] Art. 614 cod. pen.

[2] Cass. sent. 34753/2022.

Autore immagine: canva.com/


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