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Lo sai che? Liberazione anticipata ai condannati per criminalità organizzata

Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 dicembre 2014

La misura può essere concessa anche ai detenuti per reati gravi: non basta l’invio di un’informativa contraria della direzione distrettuale antimafia.

 

I detenuti che rispondono positivamente al trattamento penitenziario hanno diritto alla riduzione della pena, anche quando sono reclusi per associazione a delinquere.

La liberazione anticipata può essere loro negata solo in presenza di un collegamento attuale con realtà criminali che deve essere provato.

È prevista una riduzione di 45 giorni sul residuo della pena da scontare, per ogni semestre di detenzione in cui il richiedente abbia tenuto una condotta ritenuta idonea alla concessione della misura, indipendentemente dal reato per cui è recluso.

 

Il Governo ha introdotto nel corso del 2013 una forma speciale di liberazione anticipata, come provvedimento straordinario per rispondere all’emergenza del sovraffollamento carcerario. Coloro i quali si trovano reclusi a partire dal 2010 possono ottenere una riduzione di pena maggiore di 30 giorni rispetto a quella ordinaria. Sarà concedibile fino al 31 dicembre 2015.

L’opera di rieducazione consiste in una serie di attività lavorative e didattiche in ambito carcerario, dirette a offrire al detenuto degli strumenti per un’efficace reinserimento in società una volta terminata la reclusione.

La Magistratura di Sorveglianza, organo preposto al controllo della fase esecutiva della pena, è chiamata a giudicare sulla base di criteri oggettivi come la popolazione carceraria risponda alle opportunità offerte dal sistema penitenziario.

La valutazione positiva della condotta del detenuto dipende dall’adesione alle attività offerte: non potrà ottenere alcuna riduzione di pena chi si sia limitato ad osservare passivamente le prescrizioni imposte. Il detenuto che invece nel corso della detenzione si impegna in attività di studio o lavorative, dimostra di aver intrapreso quel percorso di rieducazione cui la pena è finalizzata.

L’unica condizione ostativa alla concessione della misura è l’attualità di collegamenti del richiedente con la criminalità organizzata.

La direzione distrettuale antimafia infatti, può intervenire nel corso del procedimento per la concessione della liberazione anticipata, segnalando elementi da cui si possa stabilire la presenza di una incompatibilità con la misura richiesta.

La natura del divieto è chiara: non è possibile concedere alcun beneficio a chi mantenga un legame con le realtà devianti che lo hanno portato a delinquere e da cui si presume non si è distaccato nel corso della detenzione.

Occorre però fornire una prova di questo collegamento che non può essere in alcun modo desunta per il semplice fatto che un individuo stia scontando una condanna per un reato associativo.

Il particolare giudizio che si instaura è diverso da quello ordinario: si ragiona in base a prove indiziarie, senza dover arrivare a chiarire se un fatto sia avvenuto o meno al di là di ogni ragionevole dubbio.

L’invio di un’informativa da parte degli inquirenti deve basarsi su indizi precisi, puntuali o comunque verificabili. Una contestazione priva di questi caratteri viola il diritto di difesa del detenuto poiché non è espressa la natura dell’addebito.

Il giudice è quindi libero nella sua valutazione in quanto per poter negare la concessione della liberazione anticipata, l’attualità del collegamento deve accertarsi in concreto basandosi su elementi specifici [1], non potendosi presumere alcuna incompatibilità neanche per coloro i quali vengono indicati come i vertici dell’associazione.

note

[1] Cass. sent. n.11661 del 27.02.2008.


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