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Vietato pignorare al lavoratore autonomo l’attrezzatura se è unica

3 Dicembre 2014
Vietato pignorare al lavoratore autonomo l’attrezzatura se è unica

Partite IVA: se il professionista o il lavoratore autonomo non ha una pluralità di beni, il pignoramento sui beni strumentali è illegittimo.

I “ferri del mestiere” non si toccano. Al lavoratore autonomo, il creditore non può pignorare l’attrezzatura utilizzata per l’esercizio dell’attività o della professione quando è unica, ossia non abbia altri strumenti in sostituzione per poter lavorare anche dopo il pignoramento. L’interpretazione corretta della norma del codice di procedura civile [1], in tema di pignoramenti dei beni del professionista o dell’autonomo, è quella di un divieto assoluto di espropriazione laddove non sussiste una pluralità di beni strumentali all’attività.

A chiarirlo è una sentenza del Tribunale di Trani [2]. Secondo i giudici la pignorabilità è possibile solo entro stretti limiti ossia qualora vi sia una pluralità di beni strumentali all’attività lavorativa. Infatti, nel caso in cui i beni lavorativi siano diversi, perderne una parte non comporta perdere anche ogni possibilità di lavorare e produrre reddito (sebbene ciò dipenda molto dalle caratteristiche dei beni stessi e dalla loro funzionalità). Solo in questi casi, entra in gioco la norma del codice di procedura civile [1] secondo cui gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati nei limiti di un quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appaia sufficiente per la soddisfazione del credito.

Quindi, sintetizzando, la situazione è la seguente:

– se il debitore ha una sola attrezzatura (per es. un solo computer, un solo furgoncino, una sola auto, una sola stampante, ecc.), il pignoramento non è mai possibile. In altre parole, l’attrezzatura che serve all’attività produttiva deve essere rappresentata da un solo bene mobile;

– viceversa, se il debitore ha una pluralità di attrezzature (per cui, pignorata l’una egli può utilizzare l’altra), il pignoramento è possibile solo nei limiti di un quinto dei beni, sempre che gli altri beni presenti in azienda (quelli, cioè, non inerenti l’attrezzatura per l’esercizio dell’attività) non siano sufficienti a soddisfare il credito. Così, per esempio, se l’ufficiale giudiziario trova in azienda un quadro o un divano, dovrà innanzitutto preferire il pignoramento di questi ultimi, prima di passare ai “ferri del mestiere”.

Non esistono, in giurisprudenza, precedenti specifici. Tuttavia – si legge in sentenza – in dottrina si fronteggiano due orientamenti: il primo ammette la pignorabilità dell’unico bene per intero il limite del quinto si applica sul ricavato della vendita, ordinando la restituzione al debitore esecutato i quattro quinti; il secondo indirizzo interpretativo è invece quella sposata dal Tribunale di Trani, qui sopra esposta.

Insomma: il secondo orientamento deve essere preferito perché il legislatore “apre” alla pignorabilità dei beni strumentali soltanto entro ristretti limiti e unicamente quando c’è una pluralità di beni strumentali all’attività lavorativa. E ciò proprio sul presupposto che se i beni lavorativi sono vari, l’esecutato che ne perde una quota conserva la possibilità di lavorare e produrre reddito, anche se ciò dipende molto dalle caratteristiche dei beni e dalla loro funzionalità.


note

[1] Art. 515 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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