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Nel testamento si può inserire una condizione?

15 Ottobre 2022
Nel testamento si può inserire una condizione?

Posso scrivere nel mio testamento che se un erede lo impugna per qualsiasi motivo perderà la quota disponibile? E posso firmarlo indicando come data il giorno prima della mia morte?

Sicuramente, è possibile inserire in un testamento la cosiddetta condizione risolutiva (vedasi infatti l’articolo 634 del Codice civile che vieta solo le condizioni impossibili e quelle illecite, cioè contrarie a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume).

In linea generale si tratta, come insegna la dottrina (Di Mauro, Condizioni illecite e testamento, Napoli, 1995), di clausole che subordinano all’adempimento della volontà del testatore l’efficacia di una disposizione testamentaria che attribuisce beni a favore dell’onorato – obbligato.

Di solito, nella prassi, accade che il testatore attribuisca al chiamato all’eredità dei beni sottoponendo la disposizione testamentaria attributiva di tali beni alla condizione risolutiva dell’impugnazione, da parte del chiamato, del testamento o di singole disposizioni testamentarie o della mancata acquiescenza al testamento stesso. E questo è proprio il caso che lei ha indicato nel suo quesito.

La giurisprudenza che ha avuto modo di trattare casi simili si è espressa nel senso che la condizione risolutiva della mancata impugnazione del testamento:

  • è illecita se sanziona il legittimario (cioè il coniuge o il figlio del testatore) che agisce in giudizio (impugnando il testamento o singole sue disposizioni) con la perdita di diritti protetti da norme imperative di tipo pubblicistico;
  • è invece lecita se sanziona il legittimario che agisce in giudizio (impugnando il testamento o singole sue disposizioni) con la perdita di diritti disponibili e non protetti da norme imperative di tipo pubblicistico.

In concreto, quindi:

  • è considerata illecita la condizione risolutiva se il suo effetto (cioè di far venir meno l’attribuzione di beni) si applicasse quando il legittimario agisce in giudizio (impugnando il testamento o sue singole disposizioni) per far accertare la lesione della quota di legittima a lui spettante o vizi di forma del testamento o vizi di volontà del testatore o casi di incapacità di testare o di ricevere (vedasi Corte di Appello di Roma 28.4.1959; Tribunale di Brindisi 21.4.1954; Tribunale di Reggio Calabria 30.5.1977; Corte di Appello di Milano 4.5.1951; Corte di Cassazione 5.5.1964, n. 1.068);
  • è considerata invece lecita la condizione risolutiva quando vieta all’erede di impugnare il testamento per qualsiasi motivo, pena la perdita di diritti attribuiti in eccedenza rispetto alla quota di legittima (così si sono espressi in dottrina Di Mauro, Condizioni illecite e testamento, Napoli, 1995. p- 132- 133; Morello, La Condizione di non impugnazione del testamento, in Riv. Notariato, 1965; I, p. 999, nt. 33), salvi i casi in cui il legittimario agisca in giudizio per i motivi indicati al precedente punto (in tali casi, la condizione risolutiva non avrà comunque effetto).

Sulla base di queste premesse, la clausola da lei descritta nel suo quesito è in sé considerata lecita secondo le opinioni di dottrina citate.

Ma, sulla base di quanto la giurisprudenza citata ha stabilito, non avrà effetto se nel suo caso (come in ogni altro caso) l’erede legittimario dovesse agire in giudizio contro le disposizioni testamentarie per far accertare la lesione della quota di legittima a lui spettante o per impugnare il testamento per vizi di forma o per vizi di volontà del testatore o per casi di incapacità di testare o di ricevere.

Se, quindi, i suoi eredi dovessero agire in giudizio per le finalità indicate (per accertare un’eventuale lesione di legittima o per impugnare il testamento per vizi di forma o per vizi di volontà del testatore o per casi di incapacità di testare o di ricevere) la condizione risolutiva non potrà produrre il suo effetto e la quota disponibile non potrà essere revocata all’erede che, per quei motivi ed a quei fini, avesse agito in giudizio (anche se l’esito del processo dovesse risultare negativo per l’erede che avesse avviato la causa).

Se invece l’impugnazione del testamento dovesse avvenire per motivi diversi da quelli indicati, allora la condizione risolutiva potrà spiegare i suoi effetti e l’erede che avesse promosso la causa sarà privato della quota disponibile.

Infine, per quanto riguarda la data del testamento olografo, la Corte di Cassazione ha chiarito che è annullabile il testamento che indichi come data della sua redazione il giorno di un avvenimento ancora da verificarsi (sentenza n. 23.014 dell’11 novembre 2015).

Pertanto, sarebbe annullabile il testamento che contenesse come data la dicitura da lei indicata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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