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Quanto rappresenta l’Italia questo Parlamento?

13 Ottobre 2022 | Autore:
Quanto rappresenta l’Italia questo Parlamento?

Nuovo Parlamento al via, ma senza rappresentare il Paese. Il Rosatellum ha garantito alla coalizione vincente più seggi di quelli effettivamente guadagnati.

Le nuove Aule parlamentari si stanno in queste ore popolando di deputati e senatori freschi di elezione. Il Parlamento è pronto ad entrare in funzione, una nuova legislazione sta prendendo vita. Ma questo Legislativo, ancora una volta e ancora nel 2022, non rispecchia il Paese che (non) lo ha votato per due motivi. Da un lato perché il tasso di astensionismo è stato altissimo e la ripartizione dei seggi grazie all’attuale legge elettorale ha garantito al Centrodestra molte più poltrone di quelle che si sono guadagnate esclusivamente sulla base del voto. Dall’altro perché i candidati scelti dai partiti e successivamente eletti non rappresentano una buona fetta di Paese.

A prescindere da un evidente problema di rappresentanza di donne e giovani, che tratteremo tra poco, c’è un problema ben più grande relativo alla capacità di questo Parlamento di essere realmente lo specchio degli italiani, ed è legato al tanto criticato Rosatellum, l’attuale legge elettorale.

Il 25 settembre hanno votato solo il 63,9% degli aventi diritto, il tasso di affluenza più basso di sempre. Di questi, il 26% ha votato il partito di Giorgia Meloni facendo raggiungere il 43,8% di preferenze alla Coalizione di Centrodestra. Quindi, nonostante questo Governo sia stato effettivamente votato dagli italiani, è ben lungi dall’essere stato scelto «dalla maggioranza degli elettori». È solo grazie alla legge elettorale, che tra le altre cose nel maggioritario garantisce a chi prende anche un solo voto in più il seggio escludendo gli avversari, se tutti quei deputati e senatori di Centrodestra siedono oggi tra le file parlamentari.

La destra potrà contare sulla maggior parte dei neo-eletti: 235 deputati su 400 alla Camera e su 115 su 200 al Senato, nonostante la coalizione sia stata votata da meno della metà dei votanti, che sono stati poco più della metà degli aventi diritto (si parla di circa il 28% degli italiani). Quindi, chiariamolo una volta per tutte: Meloni, Salvini e Berlusconi hanno preso la maggioranza dei voti, che resta comunque una preferenza della minoranza degli italiani.

I dati, poi, parlano chiaro ed evidenziano un altro grosso problema: questo sarà un Parlamento «anziano» e in netta maggioranza composto da uomini. E non perché siano stati rieletti sempre gli stessi candidati che invecchiando alzano la media, anzi, i parlamentari alle «prime armi» sono circa il 41% dei totali, ma perché il sesso e l’età degli eletti non è rappresentativo del Paese di cui fanno le veci.

Quella categoria di «politici» che spesso sembra lontana e irraggiungibile dai cittadini, una categoria a cui gli stessi elettori non danno più fiducia come dimostrato dalla bassa affluenza alle urne il 25 settembre, sulla carta dovrebbe rappresentare il popolo che li ha votati, facendosi portavoce degli interessi e dei bisogni dei cittadini. Eppure, solo il 31% dei parlamentari che oggi inizieranno una nuova esperienza in Aula è donna. Eppure, l’età media dei parlamentari tra Camera e Senato è di 52 anni. Eppure, i deputati con meno di 35 anni sono solo 21 su 400 (e il Senato si «salva» da questo conto per il sol fatto che i candidati devono avere un’età minima di 40 anni).

Secondo i dati citati, analizzati e diffusi da You Trend e Pagella Politica, il partito più giovane è il Movimento 5 Stelle, con un’età media degli eletti di 45,7 anni, mentre il più vecchio è Noi Moderati, con 56,1 anni.

Nonostante l’attuale legge elettorale preveda che gli uomini candidati nei listini bloccati possano essere al massimo il 60% del totale, imponendo un alternarsi uomo e donna nelle liste dei collegi plurinominali, i partiti sono riusciti ad arginare il limite. Come? Proponendo più volte le stesse donne in collegi diversi, riuscendo così a candidarne molte meno degli uomini, ottenendo il risultato auspicato che è sotto gli occhi di tutti: un Parlamento prettamente maschile. E non è certo un problema di bandiera partitica, anzi.

Per quanto riguarda il rapporto uomo-donna, nonostante il 51,3% degli italiani sia di sesso femminile e solo il 48,3% di sesso maschile, sono state elette appena 186 donne su 600 parlamentari, facendo scendere così l’Italia sotto la media europea di donne elette in Parlamento (pari al 32,8%).

Il partito che meno rappresenta le donne in Aula è + Europa, i cui (pochi) parlamentari eletti sono tutti uomini. Al contrario, il Terzo Polo (composto da Azione e Italia Viva) ha una rappresentanza di donne in Parlamento pari al 46,7% del totale dei suoi eletti, quasi la metà. Solo il 30,4% degli eletti di Fratelli d’Italia è donna, nonostante la leader del partito sia destinata ad essere la prima Presidente del Consiglio di questo sesso e, allo stesso modo, nonostante il Partito Democratico si professi in campo per la parità di genere ha solamente il 31,2% di senatrici e deputate.

Siamo «solo nel 2022», e ancora donne e giovani non vengono rappresentati. E no, il fatto che la prossima premier sarà per la prima volta donna, non è una medicina sufficientemente miracolosa per mandare giù un boccone così amaro.



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