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Pubblicità abusiva, l’imposta si paga sempre

1 Febbraio 2016
Pubblicità abusiva, l’imposta si paga sempre

Nonostante non vi sia stata autorizzazione da parte del Comune o l’autorizzazione sia scaduta, l’imposta sulla pubblicità deve essere pagata comunque.

 

Il cartellone pubblicitario abusivo sconta ugualmente l’imposta locale sulla pubblicità: diversamente si avrebbe una discriminatoria disparità di trattamento tra chi ha chiesto e ottenuto l’autorizzazione comunale, e quindi è tenuto a pagare, e l’abusivo che invece non ha rispettato le norme sulle autorizzazioni amministrative al quale nessun pagamento sarebbe richiesto. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta in una recente sentenza [1].

La vicenda si riferisce a una società che aveva installato degli impianti pubblicitari la cui autorizzazione all’installazione era però successivamente scaduta. La ricorrente, considerato che l’ente locale non aveva ancora provveduto al rinnovo del permesso, riteneva che l’imposta non fosse dovuta. Di contrario avviso sono stati i giudici. In realtà, chiarisce la Commissione, il principio della tassazione obbligatoria non riguarda solo gli impianti la cui licenza è scaduta, ma qualsiasi tipo di cartellonistica collocata senza le prescritte licenze.

 

Anche l’impianto pubblicitario abusivo, dunque, è soggetto all’imposta sulla pubblicità. Infatti il presupposto d’imposta è la semplice esposizione del messaggio promozionale [2], sia esso regolarmente autorizzato o meno. Gli abusivi, al di là dell’illecito amministrativo (e delle relative sanzioni) compiuto per non aver rispettato le disposizioni comunali sulla pubblicità dei manifesti, hanno comunque tratto un’utilità dall’esposizione del cartello e, pertanto, sono soggetti all’imposta. Se così non fosse, sarebbe sin troppo comodo installare un mezzo pubblicitario abusivo e usufruire dello stesso senza pagare la relativa imposta.

Anche la Cassazione [3] ha avuto modo, in passato, di interpretare in tale modo la normativa di settore. Secondo la Suprema Corte, nei casi di omessa dichiarazione e, quindi, di pubblicità abusiva, il termine di decadenza per l’accertamento del tributo decorre dalla data in cui la dichiarazione stessa avrebbe dovuto essere presentata. Il che lascia intendere che il tributo, comunque, deve essere corrisposto. Il presupposto impositivo va, quindi, ricercato nella semplice esposizione del messaggio pubblicitario indipendentemente dalla presenza, o meno, dell’autorizzazione alla sua diffusione.

Ricordiamo che la legge [4] prevede che i mezzi pubblicitari esposti abusivamente possono essere sequestrati a garanzia del pagamento, oltre che delle spese di rimozione e di custodia, anche dell’imposta.


note

[1] Ctp Caltanissetta, sent. n. 972/1/2015.

[2] Art. 5 Dlgs 507/1993 (Revisione e armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità).

[3] Cass. sent. n. 183/2004.

[4] Art. 24, comma 4, del Dlgs n. 507/1993.


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