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Cosa è successo il primo giorno di lavori al Senato

13 Ottobre 2022 | Autore:
Cosa è successo il primo giorno di lavori al Senato

Il Presidente del Senato è stato eletto, ma il primo giorno in Aula si è rivelato molto più caotico di quello che il Centrodestra avrebbe voluto.

Di sicuro non si può dire che in Parlamento ci si annoi: oggi, prima giornata di lavoro per il Senato, colpi di scena o voti inaspettati sono giunti sia dalla maggioranza che dall’opposizione durante la votazione del presidente del Senato. Non sono mancati dissidi e tutto è tornato alla normalità politica quando da destra e sinistra sono state le prime accuse reciproche di quella che, con ogni probabilità, sarà una lunga serie.

Inizia con strette di mano, sorrisi e la standing ovation di tutto l’emiciclo per Liliana Segre e finisce con i veleni e il giallo sui voti a Ignazio La Russa la prima giornata della XIX legislatura al Senato. Al via, la cosa che colpisce di più sono gli spazi vuoti nell’aula di palazzo Madama: solo 200 gli eletti, erano 315 prima del taglio. Poche le donne, ma questo già si sapeva. Comunque non ci sono problemi di posti per i neo senatori. Così ognuno sceglie lo scranno migliore e il compagno di banco preferito. Tra l’altro, i gruppi si formeranno solo la prossima settimana.

Il gioco della coppie già la dice lunga sugli equilibri della nuova legislatura. Carlo Calenda e Matteo Renzi, alleati del Terzo Polo, si siedono di fianco, al centro dell’emiciclo. Dario Franceschini si piazza in prima fila, con Pier Ferdinando Casini accanto. Silvio Berlusconi, da consumato showman, entra in ritardo in aula, con tutti gli occhi addosso. Si sistema anche lui in prima fila, con Licia Ronzulli alla sua sinistra e Anna Maria Bernini a seguire, sotto le postazioni riservate alla Lega.

Tutti in silenzio ad ascoltare il discorso della Segre, cui vengono tributate 4 standing ovation. Fino ad allora, l’aula del Senato era stata tutta un fermento da primo giorno di scuola: saluti, abbracci e selfie-ricordo. Massimiliano Romeo chiede alle colleghe della Lega di mettersi in posa e a Claudio Borghi di spostarsi per non impallarle. Ma i più attivi sono quelli di FdI, che poi si fotograferanno a vicenda all’uscita dal catafalco.

Intanto, i senatori scorrono per votare. Renzi, attivissimo, abborda gli ex colleghi del Pd e parla a lungo con Marco Meloni, il braccio destro di Enrico Letta, e Dario Franceschini. Attento, Francesco Boccia sorveglia i suoi: l’ordine è quello di marciare veloci fuori dal catafalco per dimostrare di aver votato scheda bianca. Sarà così per tutti. Molte delle attenzioni sono rivolte verso Berlusconi. Anche perché Matteo Salvini, l’altro leader di maggioranza, gli siede due file sopra ma è compostissimo.

Alla prima pausa dei lavori un capannello si forma davanti al leader di FI. Il leghista Giorgio Maria Bergesio gli chiede un selfie, mentre Renzi e Mario Monti si imbucano e stringono la mano al Cavaliere. Anche Franceschini passa a salutare il leader di FI, che però ha altri pensieri, entra e esce dall’aula, le trattative per la formazione del Governo vanno male per FI. Forse per questo, ripreso dagli smartphone, si lascia scappare un ‘vaff…’ verso La Russa che gli passa davanti. E forse per questo, al momento del voto salutato dall’applauso dei suoi senatori, si alza, caracolla un po’ e riceve il provvidenziale aiuto di Daniela Santanchè. Poi, vota ma esce dal lato sbagliato del catafalco, si gira, perde per un attimo l’equilibrio e ha bisogno dell’intervento dei commessi.

Con il passare del tempo l’atmosfera a Palazzo Madama cambia, l’armonia e i sorrisi piano piano si spengono. Ignazio La Russa, dopo aver donato un mazzo di fiori alla Segre, viene eletto presidente. Ma i conti non tornano: FI non lo vota e per il neo presidente arrivano 17 sì non bene identificati. Chi è stato? L’opposizione si scambia le accuse. “Irresponsabili”, tuona Letta. “Inciucio”, sentenzia il M5s. Dito puntato su Renzi, che alza le mani: «Non sono stato io, altrimenti l’avrei rivendicato…». Così cala il sipario sulla prima giornata della XIX legislatura, aperta dai selfie ma chiusa dai vaffa.

In ogni caso, il primo risultato al Senato è quello atteso da ieri sera, Ignazio La Russa, uno dei due nomi più accreditati nel centrodestra (l’altro era quello del leghista Roberto Calderoli che di prima mattina getta la spugna) per succedere a Elisabetta Casellati, alla prima votazione raggiunge il risultato pieno. Il braccio destro di Giorgia Meloni è eletto con 116 voti. Si può rallegrare ringraziando «anche per i voti che mi sono arrivati dall’altra parte politica». È questo il primo colpo di scena che apre i lavori istituzionali della XIX legislatura. Perché mentre Fi, con il suo leader Silvio Berlusconi si chiude nella sala del governo, alle spalle dell’Aula, non presentandosi per il voto, in Aula si registrano almeno 15 voti che arrivano all’ex esponente del Msi anche dal centro-sinistra.

Gli occhi sono puntati su Matteo Renzi, che conta nove senatori, su Carlo Calenda, mentre qualcuno ironizza pure sul Pd di Enrico Letta. Di certo, oltre ai 99 voti che sono i 66 di Fdi i 29 di Lega, i due di Fi (Berlusconi e Casellati) e i due centristi. Se ne cercano 16 per completare il quadro. Sia Renzi che Calenda assicurano di aver votato scheda bianca: «Lo avrei rivendicato, non siamo stati noi», dice l’ex premier. Il leader di Azione non ammette repliche, anche noi abbiamo votato scheda bianca. Di certo, nessuno si intesta la mossa che ha permesso a La Russa di essere eletto con ampio margine, nonostante la défaillance di Forza Italia.

Il partito di Berlusconi resta il caso del giorno, con effetti che potrebbero mettere in discussione anche la road map per il prossimo Governo, e l’elezione del successore di Roberto Fico alla Camera, che iniziano domani, con in pole il nome di Riccardo Molinari, capogruppo leghista che potrebbe spuntarla, a meno di nuovi scontri nell’alleanza.

Di Forza Italia votano solo Berlusconi e Casellati, mentre non ritirano la scheda gli altri 16 senatori azzurri, a cominciare da Licia Ronzulli e da Francesco Paolo Sisto, i nomi di due possibili ministri su cui è braccio di ferro con Giorgia Meloni. Raccontano che almeno quattro dei nomi più ricorrenti in questi giorni per finire al governo in quota FI non avrebbero preso bene il fatto «di averci tenuto all’oscuro delle trattative sul governo». Poi, è lo stesso Berlusconi a spiegare come nella «riunione del gruppo di Forza Italia al Senato è emerso un forte disagio per i veti espressi in questi giorni in riferimento alla formazione del governo». «Auspichiamo – scrive sui social il Cav – che questi veti vengano superati, dando il via ad una collaborazione leale ed efficace con le altre forze della maggioranza, per ridare rapidamente un governo al Paese».

A dare immagine della tensioni tra alleati resta agli atti il video che vede lo stesso La Russa passare davanti al Cavaliere, in Aula, che lo apostrofa con toni per nulla amichevoli (quel famoso «vaffa» sopracitato), quasi mandandolo a quel paese. «Non ho mai avuto alcuno scontro con lui, ma stiamo collaborando lealmente e in pieno accordo per dare al nostro Paese un assetto istituzionale stabile e un governo forte e coeso», precisa poco dopo Berlusconi.

E siamo solo al primo giorno.



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