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Fakeyou, l’app per parlare con la voce degli altri: è legale?

14 Ottobre 2022 | Autore:
Fakeyou, l’app per parlare con la voce degli altri: è legale?

Cosa succede se si prende in prestito la voce di personaggi famosi per creare un video fake? Si può pubblicare sui social? Quando è reato montare e diffondere un video.

Hai mai desiderato di parlare con la voce di un personaggio famoso nel mondo dello spettacolo, della politica o dello sport? Adesso, è possibile farlo con Fakeyou, l’app che sta spopolando sui social proprio perché ti consente di parlare con la voce degli altri. Tranquillo: non stiamo facendo un’inserzione pubblicitaria, vogliamo solo spiegarti se l’app Fakeyou – come le altre simili che utilizzano lo stesso meccanismo di scambio voce – è legale oppure no; così potrai regolarti meglio se decidi di utilizzarla.

Recentemente, sulla vicenda è intervenuto il Garante privacy per chiedere chiarimenti: la voce, infatti, è un dato personale e, in quanto tale, deve essere trattato con cautela. Ma andiamo con ordine e prima di tutto vediamo come funziona Fakeyou e poi a quali usi, anche illeciti, si può prestare. Da qui capirai a cosa bisogna fare attenzione per evitare di commettere un reato.

Fakeyou: come funziona?

La app chiamata Fakeyou ti consente di sostituire la tua voce con quella di un’altra persona, o, per essere precisi, di un personaggio: nell’elenco delle voci disponibili non troverai quella di un tuo amico o di tua zia, ma ci sono solo vip di varie categorie, ad esempio nella lista italiana compaiono, attualmente, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Gerry Scotti. A giudizio di chi ha utilizzato Fakeyou, le voci create sono artificiali (l’algoritmo di creazione non è stato ancora reso noto, come ti diremo fra poco), ma un orecchio normale non percepisce le differenze rispetto a quelle autentiche.

Utilizzare questo piccolo campionario di voci interessanti – che a livello mondiale è molto più ampio e comprende gente famosa come Donald Trump ed Elon Musk – è molto semplice: basta dettare o scrivere un qualsiasi testo e selezionare il personaggio che lo leggerà, e quindi parlerà al posto tuo. Se poi il testo viene montato su un video che ritrae il vero personaggio, il risultato sarà particolarmente efficace, perché il movimento delle sue labbra può essere sincronizzato con quello delle parole che gli stai mettendo in bocca.

Fakeyou: come viene usata?

L’app Fakeyou è stata creata per divertirsi. Fin qui è tutto innocuo, o per meglio dire sembra, perché l’utilizzo delle voci altrui potrebbe prestarsi alla creazione di fake news e, in particolare, di deep fake, che sono la categoria più pericolosa di notizie false, per il clamore che possono suscitare: basta prendere un’immagine o un video che ritrae il vero personaggio famoso, del quale si è presa in prestito la voce, per far credere che stia dicendo cose dirompenti. Insomma, con Fakeyou o altre app simili si possono costruire  facilmente delle grosse “bufalemultimediali, che sono ben più potenti di quelle basate su un solo testo “neutro”, perché qui la voce del personaggio vero amplifica il contenuto del messaggio falso e diventa una trappola in cui molti possono cascare.

Pensa a cosa potrebbe accadere montando un video del presidente ucraino Zelensky che proclama la resa alla Russia: è successo veramente, ma creandolo con un sistema di intelligenza artificiale, non con questa app. Gli esempi di un uso indebito di questa potenzialità sono infiniti, e trovano l’unico limite pratico nella creatività e malizia umana che, come si sa, sono sconfinate. Gli esperti di informatica dicono che si sta aprendo una nuova era, molto simile a quella ai tempi della nascita di Photoshop, che dalla semplice possibilità di ritocco e “miglioramento” delle immagini ha avuto lo sviluppo che tutti conosciamo, al punto che talvolta risulta veramente difficile capire se quella foto sia davvero di quella persona e/o di quel luogo (perché, come si sa, i fotomontaggi sono molto facili da realizzare).

Fakeyou: è legale?

Questa manipolazione di voci, testi e video è illegale quando non è evidente la sovrapposizione ed il fine satirico (ad esempio, Silvio Berlusconi che inneggia al Napoli anziché al “suo” Milan o al Monza, o Giorgia Meloni che legge ricette di cucina invece di parlare di politica). Se, invece, si crea confusione nel pubblico sulla possibilità che il messaggio creato con Fakeyou sia vero, si sconfina nell’illegalità e potrebbero anche ravvisarsi reati, come quello di:

  • sostituzione di persona, se ci si attribuisce falsamente il nome e l’identità del personaggio famoso di cui si usa la voce e l’immagine, per procurarsi un profitto o arrecare un danno [1]; ad esempio, con il volto e la voce di una celebre cantante si lancia un accorato appello per promuovere una raccolta di fondi (in questo caso c’è anche il delitto di truffa);
  • procurato allarme, quando utilizzando la voce della persona nota si «annunciano disastri, infortuni o pericoli inesistenti»: ad esempio, prendendo la voce di un famoso giornalista televisivo per dare la notizia di un terremoto o di un’altra grave calamità naturale [2];
  • abuso della credulità popolare, che è il reato tipico attribuito a chi realizza fake news: si ravvisa a carico di «chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico» [3].

Il pericolo è amplificato dal fatto che molti di questi video vengono pubblicati sui social, e in particolare su TikTok (sono proprio i giovani che fanno largo uso di questa applicazione), e possono avere ampia diffusione; quindi se le espressioni utilizzate sono offensive e denigratorie potrebbe sussistere anche il reato di diffamazione aggravata dall’uso della stampa o di «altri mezzi di pubblicità» [4]. I social network sono ormai considerati tali da giurisprudenza unanime, quindi questo delitto non è più prerogativa dei giornalisti e dei conduttori radiofonici o televisivi, ma può essere commesso da chiunque pubblica qualcosa di illecito sui social o su un blog.

Fakeyou: l’intervento del Garante

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali – meglio conosciuta come Garante Privacy – vuole vederci chiaro e perciò ha aperto un’istruttoria sulla società produttrice di Fakeyou (che, per la cronaca, è la società The Storyteller Company). Nella nota ufficiale che comunica l’apertura di questa indagine conoscitiva, l’Autority spiega la sua preoccupazione «verso i potenziali rischi che potrebbero determinarsi da un uso improprio di un dato personale, quale è appunto la voce».

Non c’è nessuna illegalità constatata fino a questo momento, ma il Garante ha chiesto alla società interessata di fornire molti chiarimenti: in particolare, dovrà spiegare quali sono «le modalità di ‘costruzione’ della voce dei personaggi famosi, il tipo di dati personali trattati, nonché le finalità del trattamento dei dati riferiti ai personaggi noti e agli utenti che utilizzano l’app».

Non finisce qui, perché il Garante si preoccupa anche dei dati personali di coloro che utilizzano l’app Faceyou (ad oggi sul Playstore di Google risultano averla scaricata più di 100mila persone, anche se il rating basato sulle recensioni è molto basso: appena una stella e mezzo), e a tal proposito ha chiesto alla società di «indicare l’ubicazione dei data center che archiviano i dati personali, sia con riferimento agli utenti registrati dall’Italia, sia ai personaggi noti, e le misure tecniche ed organizzative adottate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio».

Approfondimenti


note

[1] Art. 494 Cod. pen.

[2] Art. 658 Cod. pen.

[3] Art. 656 Cod. pen.

[4] Art. 595 Cod. pen.


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