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Si può registrare il marito o la moglie in casa propria?

14 Ottobre 2022 | Autore:
Si può registrare il marito o la moglie in casa propria?

Marito e moglie sono legittimati a usare, in un processo, le registrazioni audio o i file video acquisiti all’interno del proprio domicilio?

«Ho tutte le registrazioni che lo dimostrano» dice spesso il cliente quando va dall’avvocato per intentare una causa contro il proprio rivale. Ma esiste una regola in materia di privacy: se anche è possibile registrare o filmare un’altra persona a sua insaputa, ciò non deve mai avvenire a casa di quest’ultima o nel suo ufficio privato. Diversamente, non solo la prova sarebbe inutilizzabile, ma si potrebbe essere querelati per il reato di «interferenze illecite nella vita privata altrui». 

Come tutte le regole anche questa però ha un’eccezione. Secondo la giurisprudenza [1], si può registrare il marito o la moglie in casa propria: non sempre, ma solo al ricorrere di determinate condizioni. Vediamo quando ciò è possibile.

Registrazioni in casa altrui: quando è possibile?

In linea generale, tanto le registrazioni video che quelle audio, fatte di nascosto, senza avvisare i presenti, sono legittime solo a patto che:

  • non avvengano nei luoghi di privata dimora del soggetto registrato;
  • il soggetto che registra non si allontani dal luogo della conversazione, sicché la sua presenza possa essere percepita dal soggetto registrato.

Tuttavia, una sentenza di qualche tempo fa, a firma della Cassazione [2], aveva legittimato l’uso, per la colf in nero, di registrazioni video in casa del proprio datore di lavoro, durante lo svolgimento delle proprie mansioni, per dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro. Una prova di tale tipo, per quanto acquisita all’interno della dimora altrui, era propedeutica all’esercizio del diritto di difesa garantito dalla Costituzione, e dunque da ritenersi prioritario rispetto alle esigenze di privacy.

Leggi Colf in nero si registra mentre lavora: vale come prova?

C’è stata un’altra sentenza, sempre della Cassazione [3], che ha fatto particolarmente discutere. In questo caso, l’autore delle registrazioni video era il proprietario di casa che, senza dire nulla alla propria partner, aveva filmato i rapporti avuti con questa benché la ospitasse in casa propria e quindi si trovasse nella dimora comune. Qui, l’episodio è ancora più eclatante perché non sussisteva alcun fine di tutelare i propri diritti come nel caso precedente. 

C’è infine da dire che, sempre in materia di registrazioni, la Suprema Corte ha ritenuto legittime le registrazioni avvenute nell’ufficio del proprio superiore se ciò serve a procurarsi le prove di un eventuale illecito sul luogo di lavoro (ad esempio, una estorsione, una minaccia, una violenza, il mobbing, ecc.).

La moglie può registrare il marito?

Escludiamo subito che un coniuge possa lasciare un registratore o una telecamera accesa per immortalare ciò che l’altro fa in propria assenza. Come detto, una delle condizioni per poter ritenere valida la prova è che il soggetto che effettua le registrazioni sia fisicamente presente sul luogo.

Al di là di ciò, le registrazioni di liti domestiche, di atti di violenza o anche le confessioni avvenute all’interno della dimora comune ai coniugi vengono ritenute lecite se servono per un’eventuale causa. 

Secondo il tribunale di Torino [1], l’ascolto delle audio-registrazioni depositate in giudizio, pur riproduttive di lunghi frangenti di vita ordinaria, è lecito se ciò avviene all’interno di un processo. Tali file possono servire per confermare le condotte illecite commesse da un coniuge ai danni dell’altro, come l’impiego di espressioni verbali denigratorie e svilenti o l’ammissione di un tradimento. 

Dette audio-registrazioni fanno piena prova dei fatti rappresentati se il relativo contenuto non viene disconosciuto dalla controparte. Il disconoscimento non può essere generico ma deve suggerire al giudice le ragioni per cui ritenere il file non genuino e non corrispondente alla realtà dei fatti.

Ecco quindi che i file audio possono inchiodare il marito o la moglie in un’eventuale causa di separazione o in un processo penale per maltrattamenti in famiglia o lesioni.  


note

[1] Trib. Torino, sent. n. 3909/22 del 10.10.2022.

[2] Cass. sent. n. 46158/19. 

[3] Cass. sent. n. 22221/17 dell’8.05.2017 e Cass. sent. n. 27160/18 del 13.06.2018.

Autore immagine: depositphotos.com


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