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Tradimento: quali prove si possono utilizzare in causa?

4 dicembre 2014


Tradimento: quali prove si possono utilizzare in causa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2014



Addebito nella separazione: bastano le deposizioni dei parenti del coniuge ottenute “per sentito dire”?

Dimostrare al giudice un tradimento sarà molto più facile, da oggi in poi. E questo perché potranno ben essere utilizzate le dichiarazioni dei parenti del coniuge tradito nonostante questi ultimi non abbiano avuto conoscenza diretta della relazione adulterina, ma abbiano “sentito parlare” di ciò la “parte lesa”. Vediamo perché e in che termini.

No alla testimonianza indiretta

È facile dire “lo so perché mi è stato detto da…”, ma una affermazione del genere non potrebbe mai avere alcun valore di prova nel processo civile. E, difatti, la testimonianza può concernere solo fatti di cui il testimone abbia conoscenza diretta (non a caso si usa comunemente chiamarlo “testimone oculare”).

I tradimenti e la testimonianza indiretta

Ma questo principio può trovare dei temperamenti. E – incredibile a dirsi – proprio in una materia così scottante come i rapporti familiari, i tradimenti e le relazioni adulterine, c’è il modo di far entrare nel processo la testimonianza “per sentito dire” (o, come usano dire i tecnici, innamorati del latino, la “testimonianza de relato”, cioè su fatti riferiti da qualcun altro).

È questa la convinzione della Cassazione, per come messa nero su bianco in una sentenza di poche ore fa [1].

La motivazione della sentenza 

Secondo la Suprema Corte, si può provare la relazione fedifraga del coniuge facendo testimoniare i parenti di quello tradito, che hanno una conoscenza solo indiretta dei fatti, perché riferiti loro proprio dalla stessa parte in causa, vittima della vicenda. E così, già solo sulla base di tali deposizioni, il tribunale può addebitare al primo la causa della separazione (cosiddetto “addebito”), con tutte le relative conseguenze sul piano economico (pagamento dell’assegno di mantenimento ed eventuale risarcimento se è stata lesa la dignità dell’ex).

È vero – si legge in sentenza – che la testimonianza indiretta (“de relato”) non ha alcuna valenza probatoria, nemmeno indiziaria, ma può, tuttavia, “assurgere a valido elemento di prova quando sia suffragata da circostanze, oggettive e soggettive, a essa intrinseche o da altre prove acquisite al processo che concorrano a confortarne la credibilità”.

In pratica, se quanto riferito dal teste, sulla base di ciò che gli è stato detto da altri, appare credibile, allora il giudice ne può prendere atto e, quindi, dichiarare l’addebito.

Qual è la conseguenza pratica?

La conseguenza, per come è facile intuire, è che, adesso, dimostrare un tradimento – che già la giurisprudenza aveva consentito, in passato, attraverso la testimonianza del detective privato – diventa ancora più semplice e immediato. Infatti, sarà possibile non solo utilizzare i parenti del coniuge tradito (per esempio, il padre, la madre, il fratello, ecc.), ma questi ultimi potranno essere ascoltati anche su circostanze di cui non siano testimoni oculari e diretti, ma solo indiretto o – per dirla in “avvocatese” – “de relato”.

La Cassazione ha precisato che, nelle cause per separazione dei coniugi, in cui ciascuno di essi chiede nei confronti dell’altro l’addebito della separazione per colpa, l’indagine sulla “sincerità” dei testimoni, sia nel momento dell’acquisizione delle deposizioni, sia in quello finale della loro valutazione, è particolarmente delicata. In questo ambito, il giudice, pur tenendo in debito conto i rapporti di parentela, dipendenza ecc., che possono spingere i terzi a una scarsa obiettività, deve considerare le deposizioni di tutti e giudicare l’eventuale scarsa attendibilità di un familiare non in modo astratto e senza motivazioni – in base al solo rapporto che lo lega alla parte che lo ha indotto – ma secondo la verosimiglianza o meno, delle circostanze affermate e la conferma che queste possono trovare o meno nelle deposizioni di altri testi.

Insomma, il giudice non può a priori stabilire che il familiare è sempre poco obiettivo. Deve prima verificare se le sue affermazioni siano credibili o meno sulla base dei fatti di causa e delle altre prove acquisite.

I detective

La parte tradita potrebbe utilizzare anche le prove fornite dall’investigatore privato, ma le relazioni di quest’ultimo non avrebbero alcun valore di prova dentro il processo. L’unico escamotage sarebbe quello di chiamare a testimoniare lo 007 affinché riferisca cosa ha visto. Leggi a riguardo le nostre guide:

Detective e tradimenti: la prova dell’investigatore vale solo come testimonianza

Investigatore privato: si alla prova del tradimento

note

[1] Cass. sent. n. 25663 del 4.12.2014.

Autore immagine: 123rf com

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3 Commenti

  1. Non finirò mai di ribadirlo: la vera prova (tra l’altro atipica) fornita dall’investigatore privato, in materia di infedeltà coniugale, è la testimonianza giurata (in giudizio) di chi ha effettivamente espletato le indagini.

  2. ATTENZIONE: Invitiamo i lettori a leggere attentamente questa parte dell’articolo:

    “È vero – si legge in sentenza – che la testimonianza indiretta (“de relato”) non ha alcuna valenza probatoria, nemmeno indiziaria, ma può, tuttavia, “assurgere a valido elemento di prova quando sia suffragata da circostanze, oggettive e soggettive, a essa intrinseche o da altre prove acquisite al processo che concorrano a confortarne la credibilità”.

    Non ce ne voglia l’autore ma evidentemente, per attirare l’attenzione del lettore, ha volutamente travisato il senso della sentenza!! Le testimonianze de relato non sono riconosciute dal Codice Civile e non potranno MAI COSTITUIRE PROVA ALCUNA. La Cassazione ha infatti solo sottolineato che tali testimonianze erano suffragate da circostanze oggettive o prove intrinseche, che le testimonianze ne hanno solo rafforzato la credibilità.

    Nell’ambito della nostra attività investigativa, produciamo dossier testimoniali completi di documentazione fotografica, tale da costituire la stessa prova documentale. A completamento di ciò, in sede giudiziale siamo in grado di fornire l’assistenza testimoniale diretta da parte dell’investigatore che ha effettivamente svolto l’indagine. Solo in questo modo possiamo avere certezza di produrre prove solide e tutti gli elementi utili al dibattimento processuale.

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