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Il «no» al Reddito di cittadinanza per i gratta e vinci

14 Ottobre 2022 | Autore:
Il «no» al Reddito di cittadinanza per i gratta e vinci

L’appello di una tabaccheria ai colleghi: «rifiutatevi di vendere sigarette e gratta e vinci a chi paga con la tessera del reddito di cittadinanza».

L’eterna discussione sul reddito di cittadinanza non trova ancora fine, e la domanda è: mai la troverà? L’Italia si divide tra quelli che reputano il Rdc uno strumento prezioso e indispensabile per aiutare persone e nuclei familiari in difficoltà ad arrivare a fine mese, e quelli che pensano sia solo una scappatoia per chi non ha voglia di lavorare. E lo strumento, così come strutturato, non aiuta a prendere una posizione. Perché è indubbio che sia un aiuto economico capace di salvare dal baratro della povertà migliaia di famiglie e, allo stesso tempo, è indubbio che molti «furbetti» in questi anni si siano approfittati delle falle del sistema per percepirlo (spesso, senza neppure avere i requisiti richiesti) senza realmente darsi da fare per trovare un’occupazione, oppure lavorando in nero per riuscire a mantenere il diritto acquisito. Insomma, per ora la risposta è no, la discussione non ha fine e non sembra trovarla, anche se a mettere il punto potrebbe pensarci il prossimo Governo.

Il dibattito negli ultimi giorni si è nuovamente acceso a causa della scelta di una tabaccheria di Ladispoli, sul litorale romano, di rifiutarsi di accettare la tessera del Rdc per l’acquisto di gratta e vinci e sigarette, beni non ritenuti indispensabili.

I titolari hanno spiegato di aver fatto questa scelta quando una donna si è presentata in cassa per acquistare i beni con il Reddito di cittadinanza, pretendendo di poterlo così spendere perché «il fumo e il gioco sono vizi che devono essere esauditi». Un po’ come se fumare e tentare la sorte possano essere paragonati al bisogno fisiologico di mangiare o alla necessità di pagare le bollette. Che siano dipendenze dalle quali è difficili separarsi non c’è dubbio, che debbano essere foraggiate da fondi statali, invece, qualche riflessione la fa sorgere. È giusto che i soldi dei contribuenti finiscano nelle tasche di chi, affermando di non riuscire a mantenersi, li spende per acquistare un pacchetto di Marlboro e giocare al Lotto?

Per i titolari della tabaccheria romana, che si dichiarano favorevoli al Rdc nella misura in cui serva davvero a chi lo percepisce, è paradossale acquistare qualcosa di superfluo (come sigarette e gratta e vinci) con il sussidio statale, tanto da aver deciso di negare le transazioni richieste in questi casi, invitando tutti i colleghi del settore a fare altrettanto.

Ma sotto un profilo legale il tabaccaio può comportarsi in questo modo? Può davvero rifiutarsi di vendere sigarette o gratta e vinci con la carta del reddito di cittadinanza? Andiamo a vedere, nel dettaglio, cosa si può oggi comprare con il sussidio statale tanto dibattuto.

In un decreto è contenuto l’elenco dei beni e dei servizi il cui acquisto è vietato con il Rdc. Per cui è possibile comprare tutto ciò che non rientra nel divieto, che riguarda pagamenti:

  • per giochi con vincite in denaro;
  • presso club privati;
  • presso gallerie d’arte e affini;
  • per acquistare armi o materiale pornografico;
  • per servizi finanziari;
  • per servizi di trasferimento di denaro;
  • per servizi assicurativi;
  • per articoli di gioielleria;
  • per articoli di pellicceria.

Considerato che le sigarette non rientrano tra i divieti espressamente previsti dalla norma, a differenza dei gratta e vinci, possono essere comprate con il reddito di cittadinanza e per la legge attualmente in vigore il tabaccaio non può negare l’acquisto, motivo per cui nel caso romano i tabaccai avrebbero dovuto vendere le sigarette alla signora negandole il gioco d’azzardo.

E non solo: non vendendo le sigarette all’acquirente, i titolari della tabaccheria hanno violato la legge che impone di vendere, a chi gliene faccia richiesta, i beni commercializzati nel proprio esercizio. Ad alcuni non farà piacere sapere che il denaro per il sostentamento alle famiglie con basso reddito serva a finanziare una dipendenza da sostanze nocive per la salute, come possono essere le sigarette. Ma di fatto il percettore del sussidio governativo non incontra alcun ostacolo nel pagare le sigarette con la carta. Invece, è giusto vietare l’acquisto di gratta e vinci con il reddito di cittadinanza perché abbiamo visto che i giochi con premi in denaro rientrano tra i divieti indicati nel decreto. Su questo il tabaccaio ha quindi fatto bene.

Anche se spesso capita che chi è dietro al bancone chiuda un occhio e scali i soldi dalla carta prepagata dei titolari del sussidio per acquisti non indispensabili, c’è chi invece, in questo tempo di incertezza e leggerezza, si fa carico anche delle responsabilità altrui e con orgoglio sa dire di no quando serve (e anche quando non serve, sbagliando, come per le sigarette).

Con la formazione del nuovo Governo, comunque, la situazione potrebbe presto cambiare. Il Centrodestra, Fratelli d’Italia in testa, si è sempre detto scettico (e spesso contrario) alla misura introdotta dal M5S, e nel proprio programma c’è l’obiettivo di modificarlo sostanzialmente al fine di ridurre i beneficiari della misura per poter destinare i fondi a «chi ne ha più bisogno».

Proprio di recente, il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani, eletto senatore della Repubblica in Calabria, ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Pronti a combattere la povertà, investendo sul lavoro. Il reddito di cittadinanza, costato ben 9 miliardi (l’anno) allo Stato, ha completamente fallito come strumento di lotta alla povertà e come misura di politica attiva del lavoro. Per questo motivo – aggiunge – vogliamo sostituirlo con uno strumento a tutela dei soggetti effettivamente fragili: disabili, over 60 e famiglie con minori a carico privi di reddito». «Un cittadino che può lavorare – conclude Rapani – deve essere aiutato a trovare un posto di lavoro, perché l’unico modo per sconfiggere veramente la povertà è il lavoro, non l’assistenzialismo dello Stato».



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