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Così la crisi pandemica ha colpito anche la criminalità

14 Ottobre 2022 | Autore:
Così la crisi pandemica ha colpito anche la criminalità

Grazie alla crisi economica nata dal Covid anche il mercato nero della criminalità ha subito un brutale rallentamento che ha danneggiato la sua economia.

Non ci sono molte buone notizie legate al Covid, ai lockdown, alle chiusure di scuole e attività lavorative: a pensarci sembra un buio periodo lontano, i cui strascichi ancora oggi si fanno sentire. A causa delle chiusure imposte per arginare il contagio sono numerosi gli imprenditori che si sono trovati nell’impossibilità di andare avanti, numerose le persone che hanno perso il lavoro. Per questo è davvero difficile trovare qualcosa di positivo in quei giorni così problematici. Ma se è vero che tutto il male non viene per nuocere, la chiusure hanno portato anche un buon risultato: far soffrire il mercato nero della criminalità.

Nel 2020, il valore dell’economia non osservata si riduce a 174,6 miliardi di euro con una flessione del 14,1% rispetto all’anno precedente. L’economia sommersa si attesta a poco più di 157 miliardi di euro mentre le attività illegali superano di poco i 17 miliardi. Rispetto al 2019, il valore dell’economia non osservata si è ridotto complessivamente di quasi 30 miliardi. Sono 2 milioni 926 mila le unità di lavoro irregolari nel 2020, in calo di circa 660 mila rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalle rilevazioni dell’Istat sull’economia non osservata che comprende essenzialmente l’economia sommersa e quella illegale. L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza ridotta di 0,8 punti percentuali, portandosi al 10,5% dall’11,3% del 2019.

La contrazione dell’economia sommersa è stata più accentuata rispetto alla contrazione del Pil indotta dalla crisi pandemica (-7,6%). L’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta, la cui misurazione pone particolari problemi. Le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare. Ad esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima integrazione contiene, in proporzione non identificabile, effetti collegabili a fenomeni di carattere puramente statistico ed elementi ascrivibili a componenti del sommerso non completamente colte attraverso le consuete procedure di stima.

L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Le attività illegali incluse nel Pil dei Paesi Ue sono la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.

La contrazione è stata generalizzata per tutte le componenti dell’economia non osservata: il valore aggiunto da sotto-dichiarazione è diminuito di 10,7 miliardi di euro rispetto al 2019, quello generato dall’impiego di lavoro irregolare di 14,6 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato un calo di 1,2 miliardi. Per la prima volta dal 2015, anche l’economia illegale ha segnato una contrazione, riducendosi di oltre 2,1 miliardi rispetto all’anno precedente. Con riferimento al 2019 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti: a una riduzione della quota ascrivibile al lavoro irregolare fa fronte un aumento dell’incidenza della sotto-dichiarazione, dell’economia illegale e delle altre componenti del sommerso.



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