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Finanziamenti: spesso nulle le clausole vessatorie

4 dicembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 dicembre 2014



Necessaria non solo l’approvazione separata, ma anche l’individuazione specifica delle sole e singole clausole vessatorie.

Croce e delizia di ogni contratto: le clausole vessatorie – spesso nominate, ma ancor più spesso sconosciute – sono tutte quelle condizioni che, inserite nel contratto, comportano un particolare “peso” a sfavore del soggetto che “subìsce” la scrittura privata, colui, cioè, al quale il documento viene presentato già bell’e stampato, solo da firmare o meno, senza possibilità di modificarlo. In questi contratti (che, in realtà, sono solo delle condizioni generali valevoli per una moltitudine di soggetti) potrebbero – dicevamo – trovarsi nascosti degli squilibri a carico del consumatore (detti appunto “clausole vessatorie”, che cioè vessano il consumatore). Un esempio di queste clausole viene riportato nella sezione “in pratica” qui sotto.

Ebbene, in tali casi, per garantire che il sottoscrittore ponga particolare attenzione al loro contenuto, la legge impone che le clausole vessatorie siano specificamente approvate per iscritto.

Che significa? In pratica, il consumatore dovrà mettere due firme: la prima alla fine di tutte le clausole del contratto (così come normalmente avviene) e la seconda dopo un articolo che richiami singolarmente le clausole vessatorie ivi presenti. Ecco perché, in genere, ci vengono presentati contratti dove è necessario porre più di una firma e, altrettanto spesso, si può leggere clausole del seguente tenore: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1341 c.c. il consumatore dichiara di aver preso consapevole visione degli articoli n. … ….”.

 

Secondo una recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia [1], sono inefficaci le clausole vessatorie se la loro approvazione avviene assieme alle altre condizioni generali e non in modo separato. Una circostanza che accade spesso nei contratti con le banche, con le assicurazioni o con le finanziarie che concedono prestiti al consumo.

Quali sono gli effetti di questa pronuncia?

L’ordinanza non fa che seguire un filone già segnato dalla Cassazione [2] (leggi: “Firme sui contratti: quando l’eccessivo scrupolo danneggia l’azienda”). L’effetto della violazione di tale precetto non comporta la nullità dell’intero contratto. Al contrario, però, si considereranno come non apposte [3] le sole clausole vessatorie (il che potrebbe coinvolgere proprio gli aspetti principali del contratto).

Come si riconosce il contratto “illecito”?

Sempre riportandoci all’esempio di prima, sarebbe illegittima una clausola di questo tenore: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1341 c.c. il consumatore dichiara di aver preso consapevole visione degli articoli n. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, ecc.”.

Sarebbe invece legittima la seguente dizione: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1341 c.c. il consumatore dichiara di aver preso consapevole visione degli articoli n. 3, 7, 9, 12” dove, ad essere indicate, sono solo le clausole vessatorie.

Nel primo dei due esempi, il richiamo generalizzato a tutte le clausole contenute nel contratto comporta l’inefficacia dell’approvazione delle clausole vessatorie, dal momento che tale sottoscrizione priva l’approvazione della specificità e della separatezza richieste dal Codice civile e dunque rende difficoltosa la selezione e la conoscenza delle clausole a contenuto realmente vessatorio.

Infatti, la legge – prosegue l’ordinanza – richiede non solo la sottoscrizione separata, ma anche la scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle singole e specifiche clausole approvate.

Ecco qualche esempio di clausole vessatorie per come indicate dalla norma. Possono essere considerate tali le clausole che stabiliscono:

a) a favore di colui che le ha predispostelimitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione,

b) oppure a carico dell’altro contraentedecadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione automatica del contratto, clausole che, in caso di lite, vietano di rivolgersi al tribunale, in favore invece di un arbitrato o, infine, le clausole che stabiliscono quale debba essere il tribunale territorialmente competente in caso di controversie.

note

[1] Trib. Reggio Emilia, ord. del 30.10.2014.

[2] Cass. sent. n. 9492/2012.

[3] In verità la legge parla di “inefficacia”. Ma, nella pratica, l’effetto è pressoché identico.

Autore immagine: 123rf com

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