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Tari: come pagare di meno la tassa sui rifiuti

4 Dicembre 2014


Tari: come pagare di meno la tassa sui rifiuti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Dicembre 2014



Immobili con un solo occupante, o con situazioni di disagio economico o in caso di disservizio nella raccolta differenziata: ecco i casi in cui si possono chiedere riduzioni, esoneri ed agevolazioni.

I Comuni stanno inviando ai contribuenti i bollettini per pagare la Tari, la nuova imposta sui rifiuti (in precedenza si è chiamata Tares, Tarsu e Tia). Infatti, l’imposta non deve essere calcolata e autoliquidata dal proprietario dell’immobile, ma è l’ente locale che lo fa per conto di quest’ultimo.

Le scadenze per i versamenti sono decise autonomamente da ogni singolo Comune: occorre quindi accertarsi, presso l’amministrazione di appartenenza, quale sia il termine ultimo previsto per la propria città. Anche sulle tariffe gli enti locali hanno ampio margine di scelta (si tratta comunque di un regime transitorio, in attesa di un regolamento che stabilisca un tariffario nazionale).

Ricordiamo che la Tari deve essere pagata da chi occupa oppure detiene gli immobili a qualsiasi titolo (sia esso proprietario o locatario). Solo per gli utilizzi di breve durata (quelli, cioè, che non superano i sei mesi, come nel caso di appartamento per le vacanze estive) il pagamento spetta solo al proprietario dell’immobile.

In caso di comproprietà dell’immobile (come nel caso di coniugi in comunione), la responsabilità è di entrambi (cosiddetta solidale).

La Tari non si paga in base ai rifiuti effettivamente prodotti, ma secondo parametri presuntivi, come la superficie calpestabile dell’immobile, i componenti del nucleo familiare e appositi coefficienti di produttività indicati nel metodo normalizzato.

Quando è possibile chiedere la riduzione o l’esonero dal pagamento

Molti contribuenti hanno già sperimentato come il passaggio alla Tari abbia comportato un aumento delle tariffe rispetto al vecchio tributo, specialmente nei Comuni che il 2013 sono rimasti alla Tarsu. Le ragioni sono molteplici come, per esempio, l’inserimento di ulteriori componenti dei costi (riscossione, ecc.). Perciò è bene essere informati dei casi in cui è possibile ottenere uno sconto sul pagamento.

La tassa deve essere ridotta in caso di disservizio, di ubicazione fuori dalla zona di raccolta, per le attività produttive di rifiuti speciali assimilati avviati al riciclo e per la raccolta differenziata delle utenze domestiche.

I Comuni, inoltre, possono prevede ulteriori riduzioni o addirittura l’esonero: come nei casi di abitazioni con unico occupante o a uso limitato, abitazioni rurali, ecc.

Sempre i Comuni possono prevedere agevolazioni per le situazioni di grave disagio economico.

Ecco perché è bene che il contribuente si informi presso la locale amministrazione per verificare tutte le condizioni e i termini non solo per il pagamento ma anche per gli sconti.

Se il Comune ha commesso errori nel conteggio

Non di rado capita che il Comune, nell’inviare il bollettino prestampato, commetta errori nella quantificazione dell’importo da pagare. Per esempio, nel calcolo della quota variabile delle utenze domestiche, che va calcolata una sola volta per nucleo familiare, anche se l’immobile possiede più di una pertinenza (per es. garage, soffitta, cantina, ecc.). Invece, potrebbe accadere che il Comune calcoli erroneamente non solo la quota fissa ma anche quella variabile per ogni singola pertinenza. La quota variabile va invece computata una sola volta, essendo l’utenza domestica riferita alla medesima famiglia.

Se, dunque, il contribuente si accorge che nel bollettino inviato dal Comune ci sono errori, dovrà preferibilmente segnalarli per iscritto con raccomandata a.r. o rivolgersi direttamente agli sportelli comunali. A quel punto, spetterà al Comune inviare il nuovo bollettino corretto.

In caso di mancato ricevimento dell’avviso di pagamento, del bollettino con l’F24 da parte del Comune, è opportuno contattare l’ufficio tributi comunale o consultare il sito internet dell’ente per verificare se ci sono ritardi o altre informazioni utili.

Che succede se non paghi

Per quanto, in questi casi, i Comuni hanno prassi differenti, il sistema generalmente previsto per il caso di mancato pagamento è il seguente: 1) invio di avviso di pagamento; 2) invio di sollecito; 3) avviso di accertamento. Quest’ultimo viene notificato solo in caso di mancato pagamento del sollecito e contiene l’irrogazione delle sanzioni e l’applicazione degli interessi di mora.

A chi va la Tari?

Sapete a chi vanno a finire gli incassi della TARI? Non c’è solo il Comune. Tra gli enti locali beneficiari  figura anche la Provincia, noto ente in attesa di definitiva chiusura, quando sarà modificata la Costituzione. La Provincia, quindi, riceve la sua bella fetta della torta che, in questo caso, viene chiamata Tributo ambientale provinciale, per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene ambientale. Che c’azzecca la Provincia con queste funzioni visto che i relativi compiti di raccolta e smaltimento dei rifiuti sono gestiti unicamente dai Comuni? Secondo noi proprio nulla. Ma, tant’e’, un omaggio ad un ente, la Provincia, che non ha ragione di esistere va pur fatto. Siamo del resto in Italia. Per la gioia del contribuente.

note

Autore immagine: 123rf com


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2 Giu 2014 | di Redazione

TARI: le faq

3 Commenti

  1. Salve , io ci sono andata in comune all’ufficio tributi perchè dove abito io non ci sono più i cassonetti,e quando c’erano si trovavano a più di 2 km.
    Al comune hanno fatto lo scarica barili… perchè non è competenza dell’ufficio tributi comunale visto che adesso è un’azienda privata l’ASM.
    Allora ho chiamato al numero assistenza ASM dopo vari rimbalzi telefonici sono riuscita a parlare con una responsabile che secondo lei si deve pagare .e basta servizio o non servizio si paga!!! a questo punto ho fatto la richiesta dei cassonetti che a tutto’oggi non si sono mai visti, premetto io abito in campagna in Umbria lontano dal paese, capisco che gli da noia venire fino giu’ da noi a ritirare la spazzatura ma chè li vogliamo far lavorare troppo!!!

  2. ok nella sinteticità, chiarissimo, occorrerebbe ” notificarlo ”
    agli Ordini Territoriali Provinciali e Territoriali degli Avvocati
    e dott.comm.sti in gli stessi in qualità di contribuenti, tanto per lo Studio, quanto per l’abitazione resistono strenuamente attivando contenziosi pretestuosi,a piacimento ,c/o avviso cd ” bonario “, sollecito notificato, col rischio che vengano duplicati ricorsi, avverso la stessa pretesa per lo stesso anno impositivo, in ordine alle quali gli Ecc.mi Presidenti delle C.T.P, dovrebbero provvedere all’esame preliminare, valutando la procedibilità di tali gravami che rischiano di far scattare il termine di decadenza avv. acc.ti 31.12.2018 per TARES 2013 in pendemza di Decisione dei Giudici “cd, di prime cure” avverso i provvedimenti prodromici,si ritingono inimpugnabili,posto che la Legge dispone ex L.296/2006 che l’impugnazione della pretesa dalla tares alla tari è da riferirsi all’avviso acc.to. ritualmente notificato. E’ evidente e consegue che il nuovo contenzioso prossimo al debutto
    richiede che i Signori Giudici Tributari, tutelino i cittadini contribuenti, che accettano l’obbligo di compartecipare al costo del Servizio raccolta rifiuti, quale dovere civico costituzionalmente richiamato e respingano i tentativi immotivati in fatto e DIRITTO evidenziando che il Legislatore dovrebbe emanare un D.Lgs, tipo 507/1993,al fine di definire un Quadro Normativo d’indirizzo e dettaglio
    per l’applicazione della tassa di che trattasi.

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