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Pagare a rate un debito con l’Agenzia delle Entrate è diverso da Equitalia

7 dicembre 2014


Pagare a rate un debito con l’Agenzia delle Entrate è diverso da Equitalia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2014



Dilazione e relativa decadenza degli importi dovuti per avvisi di accertamento o accertamenti bonari.

Non confondete la rateazione che potete chiedere a Equitalia rispetto a quella che si può ottenere dall’Agenzia delle Entrate: le regole sono completamente diverse e, soprattutto, differente è il regime della decadenza in caso di omesso versamento.

1 | EQUITALIA

Nel caso di Equitalia – come abbiamo avuto modo di chiarire più volte su queste pagine – si può chiedere una rateazione ordinaria in 72 rate, senza bisogno di allegare la prova del proprio stato di difficoltà economica.

Si decade dalla rateazione se il debitore non paga otto rate anche non consecutive. Per esempio, è il caso di chi non paghi il mese di gennaio, febbraio, aprile, giugno, luglio, agosto, novembre, febbraio dell’anno successivo.

2 | AGENZIA DELLE ENTRATE

Nel caso dell’Agenzia delle Entrate le regole sulla dilazione, dicevamo, sono diverse.

Innanzitutto, chi accede a tale tipo di dilazione evita che il debito venga iscritto a ruolo e notificato da Equitalia con la cartella esattoriale: in questo modo non dovrà pagare l’aggio all’Agente per la riscossione, gli interessi, le spese e le sanzioni.

1. Dilazione di avvisi di accertamento

Nel caso in cui il contribuente accetti l’atto di accertamento fiscale notificatogli, non impugnandolo (cosiddetta acquiescenza) o in caso di perfezionamento dell’accertamento con adesione o in caso abbia promosso una procedura di reclamo/mediazione, egli può chiedere la dilazione del pagamento nella seguente misura

– per importi fino 51.645,69 euro: in 8 rate di pari importo, da pagare una volta ogni tre mesi;

– per importi superiori a 51.645,69 euro: in 12 rate di pari importo, da pagare una volta ogni tre mesi.

Si decade dalla rateazione già solo con il ritardato pagamento di una semplice rata (e non di otto, come con le rateazioni di Equitalia). Il ritardo si deve essere protratto sino alla scadenza della successiva: in pratica, la decadenza scatta dopo 3 mesi dalla scadenza della rata.

Ciò comporta in automatico l’iscrizione a ruolo delle somme dovute, con l’aggravio di una sanzione pari al 60% sul debito residuo (in caso di avvisi di accertamento) o 30% sulla rata non versata o versata in ritardo (in caso di avvisi bonari), oltre che l’applicazione dell’aggio della riscossione.

2. Dilazione degli avvisi bonari

Entro 30 giorni dalla notifica di una comunicazione di irregolarità a seguito di controllo automatico [1] o di controllo formale [2] e di riconoscimento della validità della contestazione, il contribuente può regolarizzarsi pagando: l’imposta dovuta, gli interessi e la sanzione ridotta a 1/3 di quella ordinariamente prevista nella misura del 30 per cento.

In questo caso la rateazione è così disciplinata:

– per debiti fino a 5 mila euro: massimo 6 rate, con cadenza trimestrale;

– per debiti oltre 5 mila euro: massimo 20 rate, con cadenza trimestrale.

Anche in questo caso, il ritardato pagamento di una semplice rata (e non di otto, come con le rateazioni di Equitalia) si deve essere protratto sino alla scadenza della successiva: in pratica, la decadenza scatta dopo 3 mesi dalla scadenza della rata.

note

[1] Art. 36 bis Dpr 600/73.

[2] Art. 36 ter Dpr 600/73.

Autore immagine: 123rf com

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