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Pensioni: cosa vuole fare Meloni con Opzione uomo

17 Ottobre 2022 | Autore:
Pensioni: cosa vuole fare Meloni con Opzione uomo

Al vaglio di quello che potrebbe essere il futuro Governo c’è «opzione uomo», che prevede la pensione anticipata anche per i lavoratori di sesso maschile.

Del futuro delle pensioni non v’è certezza: questa è la doverosa premessa da fare quando si inizia a parlare d questo tema ora che il Governo Draghi è terminato e si attende la nomina del prossimo presidente del Consiglio. Ad oggi, infatti, a meno che il futuro Governo non prenda provvedimenti prima della fine dell’anno (cosa che teoricamente dovrebbe avvenire), il 31 dicembre scadranno quota 102, opzione donna e Ape sociale, lasciando nuovamente il posto alla legge Fornero, che prevede una pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 anni di contributi, oppure dopo 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini, uno in meno per le donne.

Nei giorni scorsi, però, Giorgia Meloni, premier in pectore, ha parlato di una fantomatica «opzione uomo», ossia la possibilità di una pensione anticipata anche per gli uomini: ecco di cosa si tratta nel dettaglio (per quanto, per ora, sia ancora solamente una proposta).

Con opzione uomo i lavoratori di sesso maschile potrebbero andare in pensione a 58-59 anni, con 35 anni di contributi alle spalle e un ricalcolo dell’assegno tutto contributivo. Per poter godere del pensionamento anticipato, però, i beneficiari dovrebbero accettare una riduzione dell’importo, che potrebbe oscillare tra il 13 e il 31%. Si tratta di un’ipotesi allettante, un’estensione di Quota donna che molti uomini stavano attendendo, ma che per ora resta solo una delle molteplici possibilità che sono state ipotizzate.

Va detto che nella stessa maggioranza ogni partito in campagna elettorale ha proposto soluzioni differenti sulla questione pensioni: Forza Italia vorrebbe istituire le pensioni minime di mille euro, mentre Lega da tempo batte chiodo Quota 41, e anche la stessa Meloni nel tempo ha più volte proposto di congelare a 67 anni l’età per le pensioni di vecchiaia.

Naturalmente, come per tutti i provvedimenti che dovrà adottare il prossimo Governo, il nocciolo della questione sta nelle coperture finanziarie delle misure che intenderà adottare. Quest’anno, sono stati 297,3 i miliardi di spesa pubblica utilizzata per il pagamento delle pensioni, destinato a crescere a 230,8 miliardi il prossimo anno, passando a 338,3 nel 2024 e a 349,8 nel 2025. Nei prossimi tre anni, quindi, verranno spesi 50 miliardi in più proprio per le pensioni, e nel 2025 questa spesa arriverà al 17,6% del Pil.



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