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Se il lavoratore prima si dimette e poi revoca le dimissioni

7 dicembre 2014


Se il lavoratore prima si dimette e poi revoca le dimissioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2014



Dimissione condizionata alla firma della convalida presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’impiego.

Se il dipendente rassegna le dimissioni e conferma per iscritto le stesse firmando la convalida della risoluzione del rapporto di lavoro e la comunicazione obbligatoria di dimissioni, non può più revocare le dimissioni e richiedere di rientrare sul posto di lavoro.

Infatti, la legge [1] dispone che l’efficacia delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto è condizionata alla firma della convalida presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’impiego competenti, o presso le sedi individuate dai CCNL (contratti collettivi nazionali di lavoro) stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

Ciò non vale solo nei seguenti casi: lavoratrice in gravidanza, lavoratrice o lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, oppure, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni [2]. In tali ipotesi, le dimissioni devono essere convalidate dal servizio ispettivo del ministero del Lavoro.

In alternativa alla procedura indicata, l’efficacia delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto è condizionata alla firma di una dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore apposta in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro, come nel caso di specie.

Le dimissioni del dipendente, in quanto formalmente valide, sono quindi da considerare definitive e non possono più essere revocate, salvo che l’azienda, con decisione meramente unilaterale, scelga “bonariamente” di accettare la revoca – anche se, per la legge, da considerarsi tardiva e inefficace – e di ripristinare con l’interessato il rapporto di lavoro. In tal caso sarà necessario stabilire, con l’interessato, un nuovo accordo anche per gestire il periodo intermedio di assenza.

note

[1] Art. 4 della legge 28 giugno 2012, n. 92 (riforma Fornero), ai commi 16 e 17.

decorrenti dalle comunicazioni ex articolo 54, comma 9.

Autore immagine: 123rf com

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