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Le Guide Sospensione con messa alla prova: cos’è, come funziona, quali vantaggi

Le Guide Pubblicato il 7 dicembre 2014

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La recente introduzione della sospensione del procedimento con messa alla prova per chi ha commesso reati “minori” consente di evitare la condanna per chi accetta di sottoporsi ad un programma di trattamento: quali sono i limiti per accedere, come funziona e quali vantaggi comporta?

 

La scorsa primavera [1] è stato introdotto un nuovo strumento processuale che consente di evitare la condanna e di ottenere l’estinzione del reato, senza ulteriori conseguenze: è la sospensione del procedimento con messa alla prova [2]. Ecco una breve guida che illustra i casi in cui è applicabile, la procedura e, soprattutto, i vantaggi che assicura.

I limiti di applicabilità

La sospensione del procedimento con messa alla prova non è applicabile a tutti i reati, ma solo a quelli meno gravi, in particolare:

– quelli puniti con la sola pena pecuniaria;

– quelli puniti con la reclusione fino a quattro anni;

– altri reati specificamente elencati.

Si tratta dei reati più comunemente commessi, vi rientrano ad esempio: furto, minacce, danneggiamento, lesioni personali e, grazie al recente abbassamento della pena, anche lo spaccio di stupefacenti nei casi di minore gravità.

La sospensione con messa alla prova può essere concessa alla stessa persona una sola volta: quindi nel caso di commissione di un nuovo reato l’imputato non potrà più chiederla, anche se la prima volta la messa prova è stata revocata o ha avuto esito negativo.

La sospensione non può neanche essere concessa a chi sia stato dichiarato delinquente abituale, per professione o per tendenza [3].

 

Gli obblighi

Per ottenere il beneficio l’imputato deve rivolgersi all’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.) territorialmente competente, chiedendo l’elaborazione di un programma di trattamento particolarmente complesso a cui l’imputato deve attenersi per ottenere l’esito positivo della messa alla prova e i conseguenti vantaggi.

Il programma di trattamento prevede obbligatoriamente:

– l’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato commesso;

– il risarcimento del danno alla persona offesa, laddove possibile;

– l’affidamento al servizio sociale che può imporre lo svolgimento di attività di volontariato, prescrizioni relative a trattamenti sanitari (ad esempio presso i Ser.T.), o limiti relativi al luogo di dimora, alla libertà di movimento o alla frequentazione di determinati luoghi;

– la prestazione di lavori di pubblica utilità in favore della collettività (enti pubblici, enti di volontariato ecc.) per una durata di almeno 10 giorni, anche non continuativi.

La procedura

La richiesta di sospensione con messa alla prova può essere fatta personalmente dall’imputato o dal difensore con procura speciale:

– nell’udienza preliminare;

– nella fase preliminare del dibattimento se non vi è udienza preliminare;

– nel termine di 15 giorni dalla notifica del decreto di giudizio immediato;

– con opposizione al decreto penale di condanna nel termine di 15 giorni dalla notifica;

– nel corso delle indagini.

Alla richiesta deve essere obbligatoriamente allegato il programma di trattamento elaborato dall’U.E.P.E.

Poiché l’elaborazione del programma prevede da parte degli Uffici indagini complesse sull’imputato, sulla sua famiglia e in generale sul contesto sociale in cui vive, nel caso in cui non sia possibile fare elaborare il programma in tempo, si può allegare all’istanza indirizzata al giudice la sola richiesta di elaborazione del programma già indirizzata all’U.E.P.E. competente per territorio.

Il giudice concede la sospensione con messa alla prova solo se ritiene l’imputato idoneo a sottoporsi al programma e se ritiene che lo stesso si asterrà in futuro dal commettere nuovi reati.

Per compiere queste valutazioni il giudice può acquisire tramite le forze di polizia o i servizi sociali tutte le informazioni utili sulle condizioni di vita personali, familiari, sociali ed economiche del richiedente.

Il giudice fissa un termine entro il quale l’imputato deve adempiere agli obblighi imposti dal trattamento.

La sospensione può avere una durata massima di due anni, ovvero di un anno per i procedimenti che riguardano reati puniti con la sola pena pecuniaria.

Durante questo periodo è sospesa la decorrenza del termine di prescrizione.

La revoca

La sospensione è revocata dal giudice e l’imputato non può mai più chiederla se durante la messa alla prova:

– commette gravi o reiterate violazioni del programma di trattamento;

– commette un altro delitto non colposo.

L’esito e i vantaggi 

Al termine dell’esecuzione del programma di trattamento, l’U.E.P.E. invia una relazione al giudice che, sulla base di questa, ritiene l’esito positivo o negativo della messa alla prova.

In caso di esito negativo riprende il corso ordinario del procedimento penale.

In caso di esito positivo il giudice dichiara invece l’estinzione del reato. L’imputato eviterà quindi la condanna e l’iscrizione nel casellario giudiziale.

La sospensione del procedimento con messa alla prova è uno strumento certamente positivo e molto vantaggioso, specialmente per chi commette occasionalmente e per “leggerezza” un reato minore in quanto consente non solo di evitare una condanna, ma anche le conseguenze negative per la vita di tutti i giorni derivanti dall’esistenza di un precedente penale.

Allo stesso tempo, la complessità dell’elaborazione dei programma di trattamento sta creando rilevanti disagi agli U.E.P.E. che in questi mesi sono stati sommersi da migliaia di richieste.

Il rischio, quindi, è che questo strumento positivo possa presto rappresentare un’ulteriore causa di inefficienza e rallentamento della giustizia penale.

note

[1] D. Lgs. n. 67 del 28 aprile 2014, art. 3.

[2] Cod. pen. artt. 168-bis e seguenti; cod. proc. pen. artt. 464-bis e seguenti.

[3] Cod. pen. artt. 102-108.


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3 Commenti

  1. Buongiorno, voi scrivete che “In caso di esito positivo il giudice dichiara invece l’estinzione del reato. L’imputato eviterà quindi la condanna, l’iscrizione nel casellario giudiziale e l’applicazione delle eventuali sanzioni amministrative accessorie (ad esempio la sospensione della patente di guida) ”
    Mentre l’art. 168 ter (Effetti della sospensione del procedimento con messa alla prova afferma che “L’esito positivo della prova estingue il reato per cui si procede. L’estinzione del reato non pregiudica l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie, ove previste dalla legge.”
    Nel caso di una sanzione come la revoca della patente(sanzione amministrativa accessoria) prevista nel 186 cds , secondo voi , con il buon esito della messa alla prova verrà applicata ?

    1. In caso di estinzione del reato le pene accessorie non si applicano, ma nel caso della sospensione della patente la competenza dovrebbe rimanere della prefettura e quindi devi rifare esami, diversamente ricorso al TAR, la confisca del veicolo non si dovrebbe applicare, questo per la estinzione del reato che ovviamente non è’ una sentenza di condanna ma di proscioglimento. Sono avvocato ma non specialista della Materia ma credo di non aver detto corbellerie

  2. ma con quale criterio si determinano le ore per i lavori di pubblica utilità dal momento che la legge 67 art. 3 indica 10 giorni minimi. e chi li determina? l’UEPE o il giudice?
    Il richiedente non dimentichiamoci che è in veste di imputato e non di condannato, il giudice non ha i fascicoli del pm e non è detto che la parte offesa abbia detto tutta la verità nella querela che ben si sa è di parte e non essendoci il dibattimento si deve ammettere anche l’innocenza dell’imputato?

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