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Parlamento, creati i gruppi: è già scontro nell’opposizione

17 Ottobre 2022 | Autore:
Parlamento, creati i gruppi: è già scontro nell’opposizione

Partito Democratico e Terzo polo sono alle prese con l’elezione dei capigruppo. Serve un accordo tra le opposizioni, ma sembra impossibile trovarlo.

Dopo l’elezione di Ignazio La Russa come presidente del Senato e Lorenzo Fontana come terza  carica dello Stato, ossia presidente della Camera dei Deputati, continua la creazione delle nuove Aule. Con la formale creazione dei gruppi parlamentari ora manca solo l’elezione dei capigruppo, che sta suscitando non poche polemiche all’interno dell’opposizione.

Ora che sono stati creati i gruppi parlamentari (il termine per l’adesione dei parlamentari scadeva oggi), ha preso il via il percorso che porta alla nascita del nuovo governo. Per l’opposizione, però, i primi passi della nuova legislatura sono sotto il segno delle polemiche, specie tra Pd e Terzo polo. Da un punto di vista pratico, il primo nodo da sciogliere è l’elezione dei capigruppo.

Domani, i gruppi saranno convocati dalle 14 al Senato e alle 15 alla Camera. A Palazzo Madama, la capigruppo è in programma alle 17. Domani pomeriggio, insomma, saranno eletti i nuovi capigruppo e pienamente operativi di gruppi. Per il Terzo polo la scelta è stata fatta già all’indomani del voto: Raffaella Paita guiderà i senatori di Iv-Azione e Matteo Richetti i deputati. Per il Pd, invece, le alchimie da combinare sono un po’ più complesse. Si parte dal ‘congelamento’ delle attuali cariche, quindi Debora Serracchiani alla Camera e Simona Malpezzi al Senato.

«A me non hanno fatto sapere nulla. Quindi stanno ancora discutendo», ha ammesso nel pomeriggio un peones-matricola dem aggirandosi in un Transatlantico deserto. La scelta sui capigruppo non è semplice perché, oltre che agli equilibri interni, è legata a quella dei nuovi vertici delle Camere. E qui la questione si complica perché serve l’accordo tra le opposizioni e perché tra Pd e Terzo polo sono volati gli stracci per tutto il giorno. Il riferimento tra i dem è quello delle scelte al femminile, soluzione auspicata da Enrico Letta.

Le alternative per gruppi (Anna Ascani alla Camera e Valeria Valente o Anna Rossomando al Senato) dipendono anche dalle nuove presidenze del Parlamento. I dem si aspettano un vice presidente e un questore per ramo, in partenza. Alla Camera, l’indicazione di Alessandro Zan come ‘anti-Fontana’ appare in deciso calo. Ma tutto si è complicato, appunto, in forza dello scontro Pd-Azione.

«Se Pd e Cinque Stelle ci tengono fuori ci rivolgiamo al Capo dello Stato», ha sentenziato Matteo Renzi. Carlo Calenda, a stretto giro, ha fatto sapere che in caso di spartizione il Terzo Polo non parteciperà alla votazione. Per i dem si tratta di una tattica. Lo ha spiegato Francesco Boccia: «Con i numeri che hanno possono avere gli incarichi elettivi, una vicepresidenza è un po’ troppo». Questo perché, ha chiarito il senatore Franco Mirabelli, «la rappresentanza è proporzionale al peso politico». Tutto risolto? Nemmeno per sogno, visto che Raffaella Paita ha commentato così: «Boccia vaneggia».

La mossa di Renzi, per i dem, nasconde un’altra manovra: «Il suo obiettivo sono altri appuntamenti che avremo nelle prossime settimane», ha spiegato sempre Boccia. Per questo sui tavoli più o meno informali di queste ore gli sherpa Pd, si apprende, stanno chiarendo un concetto: discutiamo degli uffici di presidenza e stop. Copasir e Vigilanza, quindi, restano fuori da questo giro di confronto. Se ne parlerà a tempo debito. Tra l’altro, soprattutto tra i senatori dem, oggi circolava la voce di un’attenzione di Renzi per la presidenza della commissione sul Covid.



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