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Certificazione parità di genere: come ottenerla

18 Ottobre 2022 | Autore:
Certificazione parità di genere: come ottenerla

Cos’è e a cosa serve il documento che attesta l’assenza di discriminazioni sul lavoro in base al sesso dei dipendenti; chi può rilasciarlo e quali vantaggi dà.

L’Italia è il Paese dei documenti e dei certificati: in molti settori, se non c’è un pezzo di carta che attesta ufficialmente il possesso di determinati requisiti non si va avanti e non si viene “riconosciuti” come rispettosi delle regole, neanche quando lo si è davvero. Così anche la legge del 2021 sulla parità salariale tra uomo e donna ha introdotto un’apposita certificazione della parità di genere nelle aziende.

È un ulteriore tentativo per contrastare le discriminazioni sull’accesso al lavoro e le sperequazioni di carriera, di cui molto spesso le donne sono vittime ancora oggi. La novità sta nel fatto che, oltre alle varie previsioni negative, ossia i consueti divieti e le correlative sanzioni, il legislatore ha voluto introdurre una misura premiale per le imprese “virtuose”, quelle che sono riuscite ad eliminare – o quantomeno a ridurre – il divario di genere nelle condizioni di lavoro. Quindi, stavolta, non si tratta di una complicazione burocratica, ma di un documento importante ed utile.

Dopo qualche mese dall’entrata in vigore delle nuove norme, sono arrivati anche i decreti ministeriali attuativi che stabiliscono i parametri richiesti per ottenere la certificazione della parità di genere, che per molti datori di lavoro è ambita in quanto consente di accedere a diverse agevolazioni in caso di partecipazioni a gare ed appalti pubblici, e di beneficiare di sgravi contributivi.

Legge sulla parità salariale: cosa prevede?

La legge sulla parità salariale tra uomo e donna [1] è stata approvata nel 2021. La finalità della riforma è abbattere il divario retributivo tra i due sessi e tutte le altre disparità di trattamento esistenti tra lavoratori e lavoratrici. Sono situazioni che violano apertamente il principio espresso dall’art. 37 della Costituzione, secondo cui «la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore».

La nuova legge è intervenuta per rafforzare il Codice delle pari opportunità tra uomo e donna [2], che era stato varato nel 2006 ma era rimasto in larga parte inattuato. Le misure adesso prevedono la compilazione di un rapporto sulla situazione del personale, che dal 1° gennaio 2022 è obbligatorio per i datori di lavoro, pubblici e privati, con più di 50 dipendenti e rimane facoltativo per gli altri. Questo documento – che è pubblico e pertanto può essere consultato dai lavoratori e dai sindacati – deve esporre in maniera analitica e dettagliata i trattamenti salariali delle lavoratrici, i loro livelli di inquadramento, i criteri di reclutamento e di congedo, ed anche i modi per garantire la tutela della genitorialità.

Certificazione parità di genere: cos’è?

La corretta compilazione del rapporto sulla situazione del personale è il requisito di base per ottenere il rilascio della certificazione della parità di genere. Questo documento attesta quali sono «le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità» [3].

I parametri di riferimento per conseguire la certificazione di parità di genere – che ha validità di due anni dal momento del rilascio, e poi deve essere rinnovata se le condizioni permangono – sono:

  • le retribuzioni corrisposte alle lavoratrici, per verificare l’assenza del gender pay gap, cioè il divario salariale rispetto agli uomini;
  • le misure adottate per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle lavoratrici (che spesso sono anche casalinghe, mogli e madri);
  • le modalità di coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali: è prevista anche l’introduzione della figura del consigliere di parità (territoriale e nazionale), con l’incarico di controllare e verificare il rispetto dei requisiti necessari per il rilascio ed il mantenimento della certificazione.

Certificazione di parità: a cosa serve?

I datori di lavoro che attraverso la certificazione di parità sono in grado di dimostrare di aver realizzato l’effettiva uguaglianza di trattamento dei dipendenti uomini e donne, sotto tutti i diversi profili che abbiamo indicato, hanno accesso ai seguenti benefici:

  • uno sgravio contributivo in misura pari all’1% delle somme da versare a titolo di contributi previdenziali per i dipendenti, con il limite massimo di 50mila euro annui per ogni azienda (il finanziamento della misura ammonta, per l’anno 2022, a 50 milioni  di euro; nei prossimi anni gli stanziamenti potranno essere incrementati ricorrendo ai fondi del Pnrr):
  • un punteggio aggiuntivo (cosiddetto «premio di parità») valevole per la partecipazione ad appalti e gare indetti dalle Pubbliche Amministrazioni e per la concessione di finanziamenti europei, nazionali e regionali, con le modalità stabilite nei rispettivi bandi.

Certificazione di parità: chi la rilascia?

Il rilascio delle certificazioni di parità di genere può avvenire esclusivamente da parte degli Enti accreditati: lo prevede espressamente il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri emanato ad aprile 2022 [4] per dare attuazione alle previsioni della legge delega, anche in conformità alla normativa europea [5]. Pertanto le imprese intenzionate ad ottenere la certificazione di parità dovranno verificare se l’organismo al quale si rivolgono sia regolarmente accreditato, altrimenti la certificazione non sarà ritenuta valida.

Gli Enti accreditati si riconoscono perché usano il logo di Accredia (l’Ente nazionale di accreditamento) e il marchio Uni (Ente italiano di normazione): in particolare, la procedura segue i dettami di un’apposita linea guida – la Uni Pdr 125: 2022 – che è stata prevista proprio per verificare il possesso dei requisiti necessari ai fini del rilascio del certificato di parità di genere.


note

[1] L. n. 162 del 05.11.2021, pubbl. in G.U. n. 275 del 18.11.2021.

[2] D.Lgs. n. 198/2006.

[3] Art. 46 bis D.Lgs. n. 198/2006.

[4] D.P.C.M. del 29.04.2022, Dip. Pari Opportunità, “Parametri per il conseguimento della certificazione della parità di genere alle imprese e coinvolgimento delle rappresentanze sindacali aziendali e delle consigliere e consiglieri territoriali e regionali di parità“, pubbl. in G.U. n.152 del 01.07.2022.

[5] Regolamento (CE) n. 765/08.


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