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News Diventare cassazionisti: i giovani avvocati perdono. Il Tar Lazio respinge

News Pubblicato il 8 dicembre 2014

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Rigettata l’impugnazione del regolamento CNF per l’accesso al patrocinio in Cassazione: un sistema “ben congegnato per bloccare i giovani”.

L’Aiga, l’Associazione Italiana che rappresenta i Giovani Avvocati, non ce l’ha fatta. Il ricorso, proposto nello scorso mese di ottobre, contro il regolamento del CNF sui corsi per l’iscrizione all’albo speciale per il patrocinio davanti alla Cassazione è stato respinto ieri dal TAR Lazio.

Secondo i giudici, il regolamento è stato adottato “in stretta applicazione della legge” e, quindi, non è neanche incostituzionale, come invece era stato accusato di essere.

L’Aiga aveva invocato la sospensione del regolamento ritenendolo “un sistema ben congegnato per bloccare i giovani”. Per il Tar “la norma primaria in applicazione della quale è stato adottato il regolamento è il frutto di un contemperamento tra le esigenze di formazione professionale degli avvocati e le legittime aspirazioni degli stessi”.

La nuova disciplina

A ben vedere, la nuova disciplina va realmente a penalizzare i più giovani, rendendo loro una vera “impresa” diventare oggi cassazionisti.

Diciamo subito che chi, entro il 2016, avrà già maturato i requisiti per diventare cassazionista in base della precedente normativa, non dovrà temere nulla.

I problemi, invece, vengono per gli altri. I giovani avvocati, infatti, dovranno aver maturato almeno otto anni di iscrizione all’albo e patrocinato dieci cause in Corte d’Appello negli ultimi quattro anni.

Inoltre – e qui il punto più critico – dovranno frequentare proficuamente un corso organizzato dalla Scuola superiore dell’avvocatura composto da 140 ore nelle sedi di Roma e altre 20 (forse) presso la propria corte distrettuale.

Al corso – la cui partecipazione (neanche a dirlo) è subordinata al pagamento di un contributo salato – si accederà dopo aver prima superato un previo esame di ammissione, valutato da una commissione nominata dal CNF. Terminato il corso, bisognerà tornare a Roma per la verifica finale di idoneità. Qui la commissione indicata dal CNF sottoporrà il candidato a una prova scritta e una prova orale: il test servirà per valutare le conoscenze giuridiche dell’aspirante cassazionista e persino – parole testuali – “la maturità”!

Secondo AIGA, l’incostituzionalità del regolamento è evidente. Vi è una palese disparità di trattamento nella definizione dei requisiti per diventare cassazionisti. “Il criterio di rendere più meritocratico l’accesso, che come associazione condividiamo, è stato evidentemente utilizzato per garantire la posizione di chi è già nelle condizioni di esercitare davanti alle giurisdizioni superiori, creando altresì un evidente squilibrio concorrenziale tra due componenti della stessa categoria professionale”.

“Questo regolamento – chiarisce infatti la presidente dei giovani avvocati italiani – non solo impedirà alle generazioni più giovani di svolgere il patrocinio in ogni fase del giudizio, aprendo altresì la necessità di ricorrere al “prestito di firma” da parte di colleghi già abilitati perché non soggetti al sistema riformato, ma limiterà anche il ricambio generazionale nella rappresentanza istituzionale dell’avvocatura, riservata appunto ai “cassazionisti”.

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Autore immagine: 123rf com


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