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Cosa succede se firmo 2 contratti di lavoro?

18 Ottobre 2022 | Autore:
Cosa succede se firmo 2 contratti di lavoro?

Possibile avere due contratti di lavoro dipendente o uno dipendente e un altro autonomo anche con lo stesso datore di lavoro, ma rispettando alcuni limiti. 

In linea teorica, nessuno può impedire a una persona di lavorare contemporaneamente per due o più datori di lavoro, tuttavia bisogna rispettare alcuni limiti imposti dalla legge. Alcuni di questi limiti sono posti a tutela del lavoratore, altri a tutela del datore di lavoro, altri ancora sono rivolti a contrastare l’elusione delle norme in materia lavoristica. Vediamo dunque cosa succede se firmi due contratti di lavoro e, quindi, se svolgi nello stesso tempo l’attività per aziende differenti.

Limiti a favore del lavoratore

La legge vuole impedire che il dipendente lavori più di quanto è umanamente possibile, in modo da salvaguardare la sua dignità e l’integrità psicofisica. Si vuole cioè contrastare quei fenomeni di soggetti sfruttati che, pur di contrastare la povertà, sarebbero portati a lavorare sia di giorno che di notte. 

Ecco perché il nostro ordinamento pone un limite massimo di ore in cui si può lavorare, a prescindere se ciò avvenga per lo stesso datore o per diverse aziende. In particolare, si possono avere due lavori come dipendente a patto che: 

  • non si superino complessivamente 48 ore alla settimana di lavoro sommando tutti i rapporti subordinati in svolgimento. I contratti collettivi possono stabilire che tale limite venga valutato sulla media di un anno (quindi è ben possibile, per un mese, lavorare più di 48 ore se nei successivi si lavori di meno);
  • si rispettino i riposi previsti dalla legge ossia riposo giornaliero (almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore), riposo settimanale (almeno 35 ore ogni 7 giorni, come media in 14 giorni).

Proprio per evitare che tali limiti vengano superati, il dipendente che stipuli un secondo contratto di lavoro deve comunicare, ad entrambi i datori, l’esistenza dell’altro rapporto e le ore di lavoro svolte per ciascun datore con i relativi tempi di riposo.

Questo significa che è impossibile avere due contratti di lavoro da dipendente full time, ma è possibile solo cumulare due rapporti part time.

Attenzione però: le norme appena viste valgono solo quando coesistono due o più rapporti di lavoro dipendente. Alcun limite invece è previsto quando uno dei lavori è autonomo. Ad esempio, un dipendente con un contratto full time è libero, quando cessa le proprie mansioni, e dunque durante il tempo di riposo, di svolgere un’ulteriore attività autonoma, anche con partita Iva e in modo continuativo (ad esempio, aprire un sito guadagnando da affiliazioni, un reselling, ecc.).

Limiti a favore del datore di lavoro

Il dipendente può sì svolgere una seconda attività lavorativa a patto che questa operi in un campo diverso da quello del proprio datore. Il lavoratore non può fare concorrenza al proprio datore, sia tramite un ulteriore lavoro dipendente che con un lavoro autonomo. 

Chi ha un contratto part time, pertanto, può lavorare presso un’azienda concorrente, senza però che questo arrechi pregiudizio al datore di lavoro.

La violazione di tale divieto può comportare sanzioni disciplinari molto gravi come il licenziamento in tronco (ossia «per giusta causa»).

Due contratti di lavoro con lo stesso datore

È possibile che, in capo allo stesso dipendente, sussistano contemporaneamente due distinti rapporti di lavoro con lo stesso datore. Tale facoltà è ammessa tanto dalla giurisprudenza [1] quanto dal ministero del Lavoro.

Configurare un rapporto, contraddistinto da due diverse ed incompatibili mansioni di fatto svolte, rappresenta situazione inconsueta ma, probabilmente, lecita. Ed infatti, pur volendo ritenere ammissibile, in capo ad uno stesso lavoratore, la contemporaneità di due diverse e distinte mansioni e/o livelli di inquadramento, il dipendente deve dimostrare, in termini pratici, quale impegno temporale eventualmente concerna il primo rapporto e quale il secondo.

Onde evitare che ciò costituisca un’elusione delle norme a tutela del lavoro, è necessario che i due contratti riguardino due diverse tipologie di lavori, rispondano a una reale necessità del datore di lavoro e alle reali modalità di svolgimento della prestazione lavorativa stessa.

Spetta al dipendente specificare le diverse connotazioni che caratterizzano l’uno e l’altro rapporto tanto in termini di sottoposizione al potere del datore di lavoro quanto di concreta dinamica della vicenda lavorativa.

Pertanto, in astratto, può considerarsi ammissibile la sussistenza contemporanea di due distinti rapporti di lavoro in capo allo stesso prestatore, con il medesimo datore, a condizione che il dipendente fornisca in giudizio prova delle modalità di concreta ripartizione temporale tra le due attività, ovvero quanto tempo è dedicato all’una e quanto all’altra, nonché provi gli elementi caratterizzanti le attività e/o mansioni, in relazione alla complessiva vicenda lavorativa.

È possibile peraltro che coesistano, tra le stesse parti, due distinti contratti di lavoro, uno subordinato (cioè da dipendente) ed autonomo o parasubordinato dall’altra parte, purché:

  • l’esistente rapporto di lavoro subordinato non costituisca un presupposto necessario delle ulteriori prestazioni;
  • le attività previste dal contratto autonomo o parasubordinato siano differenti e svolte con modalità tali da escludere la subordinazione.

note

[1] [Cass. sent. n. 16661/2005. Trib. Nocera Inferiore, sez. lavoro, sent. n. 1423/2022 del 5.10.2022.

[2] Min. Lav. circolare del 4.7.2007. 

Autore immagine: depositphotos.com


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