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Avvisi addebito Inps: il termine per impugnare e fare ricorso

4 Febbraio 2016
Avvisi addebito Inps: il termine per impugnare e fare ricorso

Contributi omessi e impugnazione degli avvisi di pagamento dell’Inps: per ricorrere al tribunale del lavoro bisogna rispettare il termine di 20 giorni.

 

Chi riceve un avviso di addebito dell’Inps ha massimo 20 giorni di tempo per fare ricorso al tribunale (non, invece, 40 giorni come nella generalità dei casi). A chiarirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Il termine di 20 giorni riguarda però solo le contestazioni di tipo formale e le questioni sui vizi di notifica (è la cosiddetta opposizione agli atti esecutivi).

Proprio in questi giorni numerose aziende sono raggiunte da richieste di pagamento per contributi omessi: il termine per presentare l’impugnazione al giudice del lavoro, però, è assai esiguo e rischia di mettere a repentaglio la stessa possibilità per i contribuenti di fare valere per tempo le proprie ragioni. Un rischio ancor più grave se si pensa che tale termine non viene riportato in nessuna parte dell’avviso di addebito, sicché il contribuente che non è informato di tale regola potrebbe “perdere il treno” del ricorso. Peraltro gli stessi avvisi di addebito dell’Inps hanno sostituito le vecchie cartelle di pagamento emesse da Equitalia, in quanto immediatamente esecutivi.

In 20 giorni, quindi, secondo la Cassazione bisogna compiere il consueto iter che caratterizza il ricorso contro gli avvisi: si parte dall’arrivo in azienda della richiesta di pagamento dell’Inps; quest’ultima lo comunica al proprio consulente del lavoro o al commercialista per una prima valutazione; la pratica poi passa all’avvocato che redige il ricorso e lo deposita in tribunale. Alla luce di questi consueti passaggi cui le prassi aziendali sono orami abituate, i 20 giorni richiesti dalla Suprema Corte rischiano di essere troppo risicati. Peraltro si ricorda che tale termine inizia a decorrere dalla richiesta dell’Istituto con raccomandata postale o, sempre più spesso, via Pec (dunque da tenere costantemente sotto controllo).

Per la Suprema corte, qualora il ricorso in opposizione all’avviso di addebito al giudice competente del lavoro sia depositato oltre il termine di 20 giorni, le eccezioni formali sull’atto Inps e sulle modalità della sua notificazione devono essere senz’altro ritenute tardive e non possono essere più fatte valere. Va peraltro osservato che, se pure dovesse “saltare” la cosiddetta opposizione breve agli atti esecutivi, il contribuente non rimarrebbe del tutto privo di mezzi per fare valere le proprie ragioni di merito (ossia sulla sostanza dell’atto e sul diritto dell’Inps a riscuotere, come nel caso di conteggi errati o di pagamento già avvenuto). Per quest’ultime, infatti, permane il più lungo termine di 40 giorni (questo sì indicato negli avvisi di addebito dell’Inps).

Tra i vizi che possono essere fatti valere con l’opposizione breve dell’avviso, vi sono quelli che spesso la mancata indicazione del codice fiscale del soggetto tenuto al versamento, il periodo di riferimento del credito, la causale del credito, gli importi addebitati ripartiti tra quota capitale, sanzioni e interessi ove dovuti nonché l’indicazione dell’agente della riscossione competente in base al domicilio fiscale presente nell’anagrafe tributaria alla data di formazione dell’avviso.

Del resto è lo stesso Inps che ricorda alle proprie sedi territoriali che l’avviso dovrà riportare tutti gli elementi che consentono l’esatta identificazione della pretesa dell’Istituto e, in particolare: la tipologia del credito con l’informazione della gestione previdenziale di riferimento e, in caso di crediti derivanti da atto di accertamento dell’Inps o di altri Enti, l’indicazione degli estremi dell’atto e la relativa data di notifica, precisando che l’assenza di tali requisiti, come di alcuni ulteriori, compresa la corretta notificazione, è causa di nullità dell’avviso emesso».


note

[1] Cass. sent. n. 835/2016.

Autore immagine: 123rf com


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