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Quando viene revocata l’assegnazione della casa coniugale alla moglie

7 dicembre 2014


Quando viene revocata l’assegnazione della casa coniugale alla moglie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2014



Separazione dei coniugi: l’assegnazione del tetto domestico, anche in presenza di figli, non è definitiva.

 Quando la coppia si separa, la casa viene assegnata a quello dei due coniugi presso il quale il giudice colloca il minore [1]. E ciò al solo scopo di garantire a quest’ultimo la crescita nello stesso ambiente in cui, sino alla separazione dei coniugi, è vissuto. Dunque, l’assegnazione della casa avviene solo ed esclusivamente allo scopo di tutelare il “bene” del minore; non ha, invece, come in molti credono, una funzione assistenziale o di mantenimento nei confronti della moglie. La più recente legge [2], infatti, indica un solo presupposto per il provvedimento di assegnazione da parte del giudice: il fatto che ciò soddisfi l’interesse dei figli conviventi.

L’assegnazione del tetto viene disposta a favore del coniuge collocatario del figlio anche se proprietario dell’immobile è l’altro coniuge; quest’ultimo, pertanto – nonostante il proprio diritto di proprietà non venga minimamente intaccato dall’assegnazione – è costretto ad andarsene.

A maggior ragione ciò vale se l’immobile è in affitto.

In estrema sintesi, l’assegnazione della casa coniugale può avvenire solo in presenza di figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti, purché conviventi con i genitori. Se manca tale presupposto, sia se la casa coniugale è in comproprietà fra i coniugi separandi, sia se appartiene in via esclusiva ad uno solo dei coniugi, il giudice non potrà mai adottare, con la sentenza di separazione, un provvedimento di assegnazione della casa coniugale [3].

È anche vero, tuttavia, che il giudice ha un’ampia discrezionalità nel pronunciare il provvedimento di assegnazione, nonostante vi siano figli conviventi e non autosufficienti: pur dovendo tenere prioritariamente conto del loro interesse, il tribunale, infatti, può ritenere opportuno non assegnare l’immobile al genitore con cui i figli vivono. Ciò può avvenire sia nei casi in cui questa soluzione non corrisponde effettivamente all’interesse da tutelare prioritariamente, sia nell’ipotesi in cui le circostanze del caso concreto portino a ritenere che una migliore regolamentazione dell’assetto anche economico complessivo della famiglia – e quindi una miglior composizione globale di tutti gli interessi coinvolti nella crisi familiare – possa essere realizzata solo con l’allontanamento dei figli e del genitore con essi convivente dalla casa in cui la famiglia viveva unita [4].

Quando può chiedersi la revoca dell’assegnazione della casa coniugale

Ma l’assegnazione della casa in favore del coniuge non proprietario dell’immobile non è a tempo indeterminato o, peggio, “vita natural durante”. In presenza di alcuni presupposti, infatti, l’assegnazione viene revocata e il legittimo proprietario dell’immobile può ritornarvi nel possesso.

Uno di questi casi è quando i figli cessino di convivere stabilmente con il genitore assegnatario dell’immobile.

Un altro caso è quando sempre la prole raggiunga l’autosufficienza economica. L’assegnazione deve quindi essere revocata quando il figlio maggiorenne in precedenza convivente e non autosufficiente lascia la casa coniugale per trasferirsi altrove. In questo caso, però, il giudice può tenere conto degli effetti economici conseguenti al venir meno dell’assegnazione ed aumentare l’assegno di mantenimento dovuto per il contributo al mantenimento del coniuge debole già assegnatario [5].

La legge [6] ha previsto la revoca dell’assegnazione anche nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare nella casa [7]. Si pensi all’ipotesi in cui la madre, pur essendo assegnataria della casa coniugale, dopo un po’ decida di andare a stare dai genitori, non avendo le disponibilità economiche per mantenere le spese di un proprio domicilio. O ancora nell’ipotesi in cui la stessa acquisisca una promozione e sia costretta a cambiare città per motivi di lavoro. Ancora, viene disposta la revoca nel caso in cui l’assegnatario si allontani dal tetto per andare a convivere stabilmente (cosiddetta convivenza “more uxorio”) con un’altra persona. Ed ancora nel caso quest’ultimo contragga un nuovo matrimonio.

La Cassazione [8] ha precisato, a riguardo, che si può revocare l’assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, oppure con cui convivano i figli minori, che non vi abiti più stabilmente, allorché l’altro coniuge riesca a dimostrare che ciò sia ormai irreversibile, e sempre che il giudice accerti che tale misura non contrasti con l’interesse della prole.

note

[1] Attenzione: il concetto di collocazione del minore consiste nella semplice fissazione del domicilio/residenza (dove, materialmente, il bambino va a dormire tutte le notti). Diversa cosa è, invece, l’affidamento, che di norma è congiunto tra i genitori: l’affidamento attiene, invece, al potere di scelta, di controllo e di indirizzo sulla vita del minore.

[2] Art. 337- sexies c.c. introdotto dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 – come il previgente art. 155-quater c.c., nonché gli artt. 155, comma 4, c.c. e 6, comma 6, legge 1 dicembre 1970, n. 898.

[3] Trib. Milano, 22 luglio 2013.

[4] Cass. sent. n. 376/99.

[5] Cass. sent. n. 10222 del 28.04.2010.

[6] Art. 337-sexies cod. civ.

[7] L’art. 337-sexies cod. civ. comma 1, anche nella parte in cui dispone che il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, deve essere interpretato nel senso che la prova degli eventi che legittimano la revoca è a carico di colui che agisce chiedendola e tale prova deve essere particolarmente rigorosa in presenza di prole affidata o convivente con l’assegnatario ed attestare in modo univoco che gli eventi medesimi sono connotati dal carattere della stabilità e cioè dell’irreversibilità, ed inoltre nel senso che il giudice investito della domanda di revoca deve comunque verificare che il provvedimento richiesto non contrasti con i preminenti interessi della prole affidata o convivente con l’assegnatario. Così C. App. Catania sent. del 12.12.2013.

[8] Cass. sent. n. 14348/2012.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. In caso che ex moglie abbia ereditato appartamenti e soldi,deve avere sempre gli stessi diritti??????

  2. Nel caso che la proprietà della abitazione assegnata alla ex-moglie con i figli minori è degli ex-suoceri possono richiedere il reintegro nell’abitazione? Grazie

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