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Contratto a progetto o subordinato? La collaborazione richiede il risultato


Contratto a progetto o subordinato? La collaborazione richiede il risultato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2014



Scatta l’assunzione a tempo indeterminato se il progetto è troppo generico.

Il problema dei contratti a progetto (co.co.pro. e co.co.co.) è sempre stato quello di un ricorrente utilizzo strumentale, da parte del datore di lavoro, per eludere gli obblighi imposti dalla legge in tema di lavoro subordinato.

Così, la giurisprudenza si è sempre affaticata nell’individuare i tratti caratteristi delle due figure, in modo da definirne il confine e sanzionare l’illegittimo utilizzo del rapporto di lavoro parasubordinato laddove invece non ne ricorrano gli estremi.

Da ultimo, il tribunale di Roma, con una recente sentenza [1], ha ricordato che il tratto peculiare del contratto di collaborazione a progetto è la specifica formulazione di un progetto di lavoro: formulazione che, dunque, non può tradursi nella semplice ripetizione delle attività e funzioni relative all’attività tipica dell’azienda, ma deve consistere in un risultato finale ben preciso, cui il progetto stesso sia funzionalmente collegato.

In altre parole, il co.co.pro. deve avere, come obiettivo, uno specifico risultato a cui la prestazione lavorativa richiesta al collaboratore deve tendere. È proprio questo, secondo il tribunale capitolino, il requisito essenziale che distingue il contratto di collaborazione a progetto da quello di lavoro subordinato.

Del resto, il collaboratore, rispetto al lavoratore dipendente, non pone le sue energie lavorative a favore del datore di lavoro, ma si obbliga a conseguire un determinato risultato mediante esecuzione di un’opera o di un servizio specifici.

In questo contesto, è il contratto stipulato tra datore e lavoratore che funge da prima garanzia contro l’illecito utilizzo del co.co.pro. E quindi, in esso vi deve essere la puntuale e non generica individuazione dello specifico progetto cui la collaborazione è preordinata. Nel contratto, in sostanza, non è tanto essenziale l’indicazione delle mansioni e delle attività che devono essere svolte, ma deve figurare la necessità del conseguimento di un risultato finale. Senza tale indicazione, il contratto non è valido e il lavoratore ha diritto ad essere reinquadrato o, in altre parole, alla conversione del proprio rapporto in uno di lavoro subordinato full time e a tempo indeterminato.

L’illecito utilizzo del contratto a progetto rispetto allo lavoro subordinato può essere visto nella reiterazione dei co.co.pro. in più anni. È il caso, per esempio, di una azienda che rinnovi al proprio collaboratore il contratto a progetto per oltre 10 volte.

In ipotesi come queste è facile ottenere dal giudice la costituzione di un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ne consegue che anche l’eventuale licenziamento orale e senza giusta causa o giustificato motivo sarebbe nullo e garantirebbe il diritto al risarcimento del danno.

note

[1] Trib. Roma, sent. del 23.10.2014.

Autore immagine: 123rf com

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