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Martedì 16 dicembre: saldo della Tasi e dell’Imu. Ciò che c’è da sapere

8 Dic 2014


Martedì 16 dicembre: saldo della Tasi e dell’Imu. Ciò che c’è da sapere

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Dic 2014



Imposta sulla casa: tra pochi giorni si paga il residuo dell’imposta e l’interezza per chi non ha ancora versato il primo acconto; ecco la guida su come comportarsi.

Il fisco del mattone si appresta a battere cassa. Per il momento, quindi, le spese natalizie dovranno aspettare. Perché martedì 16 dicembre, in concomitanza con l’arrivo del Natale, i contribuenti dovranno mettere mano al portafogli e versare il definitivo saldo della Tasi e dell’Imu.

Ecco, dunque, alcune precisazioni che potranno esservi utili per comprendere chi deve pagare, quanto e come.

Chi deve pagare il 16 dicembre?

Tutti. O meglio, i titolari di beni immobili situati in Italia (anche se il contribuente risiede all’estero).

Alcuni di questi, però, pagheranno solo la Tasi (proprietari di prima casa) e altri anche l’Imu (per gli altri).

Inoltre, la Tasi, per legge, deve essere pagata anche dai detentori degli immobili, cioè coloro i quali utilizzano il bene senza esserne proprietari (per es. inquilini e comodatari). Ciò, però, non vale in tutti i Comuni: in alcuni di questi hanno deciso di graziare i detentori. In ogni caso, qualora l’utilizzo dell’immobile sia di durata inferiore a 6 mesi, l’intero importo della Tasi è dovuto solo dal proprietario.

Per cui se sei in affitto e ritieni, solo per questo, di non dover pagare l’imposta sulla casa, stai sbagliando. Meglio farai ad informarti presso il Comune, il Caf o il tuo commercialista. Comunque, per gli inquilini, l’importo minimo è di 12 euro e secondo le linee guida al regolamento Imu (applicabili anche alla Tasi e alla Tari) questo “importo minimo deve intendersi riferito all’imposta complessivamente dovuta e non agli importi relativi alle singole rate, né alle quote dell’imposta riservate al Comune e allo Stato, né tantomeno ai singoli immobili”.

Quali sono gli immobili considerati?

L’abitazione principale, i fabbricati, le aree fabbricabili e i terreni agricoli.

Quali imposte devono versare i proprietari di abitazione principale?

L’abitazione principale non sconta l’Imu salvo si tratti di abitazioni di lusso, e cioè quelle classificate catastalmente come A1, A8 e A9.

L’abitazione principale, al contrario, è soggetta sempre a Tasi.

Quindi, i proprietari di “seconde case” dovranno pagare tanto la Tasi (per l’abitazione principale) quanto l’Imu (per tutti gli altri immobili).

Cosa si intende per abitazione principale?

Il concetto di abitazione principale è diverso da quello di prima casa (che, invece, rileva solo ai fini delle agevolazioni, al momento dell’acquisto, per l’imposta di registro o del divieto di pignoramento per Equitalia).

La nozione di “abitazione principale”, necessaria per capire se si debba pagare l’Imu o meno, è quella di casa ove il proprietario e il suo nucleo familiare risiedano anagraficamente e dimorino abitualmente. Se ricorre tale condizione, si è soggetti solo alla Tasi e non all’Imu.

Che deve fare chi è proprietario di un immobile ma vive in affitto in un altro immobile?

Se un contribuente, nonostante sia titolare di una casa, viva in affitto in un’altra, sull’immobile posseduto le imposte locali dovranno essere versate con l’aliquota delle seconde case.

Quali agevolazioni ci sono per l’abitazione principale?

L’abitazione principale non di lusso è del tutto esente da Imu. E, pertanto, paga solo la Tasi. Con riferimento a quest’ultima imposta, la legge non prevede alcuna agevolazione, ma ha lasciato libera scelta ai Comuni. Solo poche amministrazioni, però (in tutto un terzo) hanno previsto detrazioni sull’abitazione principale.

Per gli immobili, invece, di categoria catastale A1, A8 o A9 l’aliquota base è il 4 per mille e può essere elevata sino al 6 per mille. Spetta inoltre una detrazione base di 200 euro che i Comuni possono elevare.

Che succede in caso di separazione o divorzio?

A riguardo, rinviamo alla nostra guida: “Separazione e divorzio: gli aspetti fiscali”.

Per quanto riguarda l’Imu, il pagamento spetta all’assegnatario e non all’effettivo proprietario. Peraltro, poiché si tratta di “abitazione principale” (dove, cioè è fissata la residenza principale), l’Imu è dovuta solo se si tratta di immobili di lusso.

Discorso diverso è per la Tasi. In caso di separazione o divorzio, l’imposta sarà dovuta, per la quota del possessore, da parte dell’effettivo proprietario del bene (anche se il giudice non gli ha assegnato l’immobile e, quindi, non vi viva); mentre l’assegnatario, qualora non vanti alcun diritto reale sull’immobile (cioè non sia proprietario neanche di una percentuale), sarà chiamato a versare la quota del detentore.

Il 16 dicembre cosa devo versare?

Riguardo alla Tasi, tutto dipende se il Comune ove è situato l’immobile ha deliberato o meno, entro lo scorso 18 settembre, le proprie aliquote. Se non lo ha fatto, il 16 dicembre si pagherà la Tasi in un’unica soluzione (senza, quindi, dilazioni). In pratica, le cose stanno così:

1. nei Comuni che hanno deliberato l’aliquota entro lo scorso 23 maggio, la prima rata dell’imposta è stata già pagata entro il 16 giugno;

2. nei Comuni che non avevano deliberato l’aliquota entro il 23 maggio, ma lo avevano fatto entro il 18 settembre, la prima rata è stata pagata il 16 ottobre;

3. in entrambi i due casi appena visti, il 16 dicembre si deve pagare solo il saldo della Tasi;

4. in quei restanti Comuni che non hanno deliberato l’aliquota né entro il 23 maggio, né entro il 18 settembre, i contribuenti saranno tenuti a versare l’imposta, tutta in un’unica soluzione, entro il 16 dicembre 2014. In tali ipotesi occorre applicare l’aliquota di base dell’1 per mille sulla totalità degli immobili soggetti a Tasi. Si tratta dei fabbricati, compresa l’abitazione principale, e delle aree fabbricabili.

Tuttavia, la normativa di riferimento stabilisce che anche in caso di mancata pubblicazione bisogna rispettare il limite massimo di legge, derivante dalla somma di Tasi e Imu, rappresentato dal 10,6 per mille, per gli immobili diversi dall’abitazione principale. Ciò comporta la necessità di verificare quale è l’aliquota imu deliberata per l’anno in corso, in modo che il prelievo della tasi si conformi alla prima.

Come si calcola la quota tasi del detentore?

La quota tasi del detentore può variare tra il 10 e il 30 per cento dell’imposta complessiva, a seconda di quanto deciso dal Comune. Se nulla è stato previsto, si paga la quota minima del 10%.

L’obbligazione dei detentori è solidale: per cui se non paga il detentore, il Comune può chiedere i soldi al proprietario.

Come si determina la base imponibile?

Su questo aspetto le regole sono comuni a Imu e Tasi. A riguardo, meglio rinviare all’approfondimento “Tasi, come funziona”.

Posso pagare in contanti se il debito finale è superiore a mille euro?

Il pagamento in contanti per effettuare il versamento del saldo Imu e Tasi del 2014 è possibile solo attraverso l’utilizzo del bollettino postale cartaceo oppure del cosiddetto F24 precompilato.

Come infatti ha chiarito una circolare dell’Agenzia delle Entrate [1], i contribuenti che utilizzano deleghe di pagamento precompilate, inviate dagli enti impositori (ad esempio Agenzia delle entrate, Comuni, etc.), con saldo finale superiore a mille euro possono presentare detti modelli in formato cartaceo presso gli sportelli degli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia, a condizione che non siano indicati crediti in compensazione,.

note

[1] Agenzia entrate circolare 19 settembre 2014, n. 27/E.

Autore immagine: 123rf com


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