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Incidente: chi può testimoniare per il risarcimento?

20 Ottobre 2022 | Autore:
Incidente: chi può testimoniare per il risarcimento?

È accettabile e attendibile il racconto del parente di chi rimane vittima di un sinistro? Cosa può decidere il giudice?

Un tuo parente viene investito da un’auto proprio sotto i tuoi occhi. La macchina prosegue la sua corsa ma riesci a dare un’occhiata alla targa e a memorizzarne il numero. Ti accerti che lui stia bene e ti guardi in giro: non c’è anima viva. Chiami i soccorsi, arrivano l’ambulanza e la Polizia. Racconti quant’è accaduto e confermi agli agenti che sei l’unica persona che ha visto l’incidente. Visto il rapporto di parentela, il tuo racconto può essere ritenuto attendibile? In caso di incidente, chi può testimoniare per il risarcimento del danno?

Una recente sentenza della Corte d’appello di Napoli ha stabilito che, di fronte ad un caso come quello sopra descritto, la testimonianza del parente conta eccome in una causa di risarcimento per la richiesta dei danni causati dal sinistro. Vediamo perché.

Che cos’è la capacità di testimoniare?

Secondo la normativa, non tutti possono essere chiamati a deporre come testimoni in una causa civile. O, per meglio dire, in linea teorica sì ma ci sono dei casi in cui la legge nega questa capacità di testimoniare, cioè di esporre a un giudice la versione di un determinato fatto [1]. Si tratta di chi potrebbe essere parte in causa o parte interessata nella vicenda. Si pensi a chi si trovava a bordo di un’auto guidata da un amico e coinvolta in un incidente: è abbastanza plausibile (per non dire sicuro) che attribuirà la colpa del sinistro alla controparte. L’avvocato interessato solleverebbe un’eccezione e la deposizione verrebbe resa nulla, cioè priva di valore legale.

Chi può essere chiamato a testimoniare?

In passato, la legge era piuttosto severa a proposito della capacità dei parenti di testimoniare. Non consentiva, infatti, di farlo al coniuge, ai parenti in linea retta (nonni, genitori, figli, nipoti) e agli affini in linea retta (genero e nuora, ad esempio) [2].

La Corte costituzionale, però, ha abrogato la citata norma del Codice di procedura civile [3]. Significa che oggi è possibile testimoniare a favore di un parente anche stretto senza che la deposizione possa essere respinta da un tribunale.

Questo principio è stato ribadito dalla Corte d’appello di Napoli [4], secondo cui quando un parente è l’unico testimone (in questo caso di un incidente stradale) può essere chiamato a testimoniare nella causa per la richiesta del risarcimento.

Il caso esaminato dai giudici campani riguardava una donna che veniva investita da un’auto poi datasi alla fuga, episodio accaduto davanti a tre soli testimoni: la consuocera, il genero e la nuora. Il tribunale partenopeo sostiene che, in tale circostanza e per stabilire se le lesioni sono davvero provocate da un’auto pirata, il giudice del merito deve compiere una valutazione complessiva di tutto il materiale istruttorio: dal referto medico del 118 al verbale della polizia, dalla querela contro ignoti fino al risultato della consulenza tecnica d’ufficio.

Conta – si legge nella sentenza – il fatto di stabilire se il sinistro sia stato provocato da un veicolo rimasto ignoto, non la premura avuta dalla vittima nel tentare di individuare il responsabile. Cosa, peraltro, abbastanza difficile per un pedone che viene sbattuto a terra e che, nello stordimento generale e per l‘effetto dei traumi subìti, l’ultima cosa a cui pensa è a prendere il numero di targa dell’auto che sta fuggendo.

Un caso, dunque, in cui è ammissibile la testimonianza dei congiunti che, comunque, deve essere confrontata con i referti dei soccorritori e con il verbale della Polizia in cui si raccoglie la dinamica del sinistro.

Attenzione, però: il fatto che venga accettata la testimonianza dei parenti non significa che questa venga ritenuta attendibile: il giudice, dopo aver esaminato tutti gli altri documenti, può ritenere che il racconto «penda» talmente tanto dalla parte della vittima da risultare poco credibile. Come può anche decidere che i familiari stiano rilasciando una deposizione equilibrata e consona a quanto risulta dai verbali, dalla consulenza tecnica e dai referti sanitari.


note

[1] Art. 246 cod. proc. civ.

[2] Art. 247 cod. proc. civ.

[3] Cort. cost. sent. n. 248/1974.

[4] Corte appello Napoli sent. n. 4159/2022 del 10.10.2022.


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1 Commento

  1. è possibile avere copia di questa sentenza ?
    Corte appello Napoli sent. n. 4159/2022 del 10.10.2022
    Grazie mille anticipatamente

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