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Testamento fatto sotto inganno o costrizione: come contestarlo

20 Ottobre 2022 | Autore:
Testamento fatto sotto inganno o costrizione: come contestarlo

Annullamento del testamento per dolo o violenza: quali comportamenti possono comportarne l’invalidità. Non bastano le semplici adulazioni e corteggiamenti. 

Come contestare un testamento fatto sotto inganno o costrizione? Bisogna innanzitutto dimostrare il comportamento del terzo che ha viziato la volontà del testatore: un comportamento che può consistere, ad esempio, in una minaccia o in un raggiro. Si pensi alla badante che induca l’assistito a devolvere, in proprio favore, gran parte del suo patrimonio facendo leva sull’incapacità di questi dovuta all’età.

In particolare l’articolo 624 del codice civile stabilisce che il testamento può sempre essere annullato quando è frutto di errore o quando la volontà del suo autore è stata estorta con la violenza o con l’inganno (il cosiddetto dolo). E ciò vale sia per il testamento olografo (quello cioè fatto “in casa”, di proprio pugno), sia per il testamento pubblico (quello cioè sottoscritto innanzi al notaio). In questo secondo caso, infatti, la presenza del notaio serve per attestare solo l’identità del soggetto firmatario ma non anche la sua piena capacità d’intendere e volere. Diversamente, il notaio dovrebbe avere anche conoscenze mediche che, invece, non gli possono essere richieste.

Prima di stabilire come contestare il testamento fatto sotto inganno o costrizione è bene però sapere che la legge fissa un termine massimo entro cui agire dinanzi al tribunale per chiedere l’annullamento del testamento: questo termine è di cinque anni che decorrono da quando si è avuto notizia della violenza, del dolo o dell’errore.

Non sempre è possibile annullare un testamento nonostante il suo contenuto sia stato “suggerito”, con malizia e astuzia, da un terzo. Ecco cosa dice, a riguardo, la Cassazione [1].

Testamento sotto dettatura: è valido?

Elemento essenziale del testamento olografo è l’autografia: esso deve cioè essere scritto dalla stessa mano del testatore e non da quella di terzi (che neanche potrebbero aiutarlo e dirigere il polso). Tale requisito non vale invece per il testamento pubblico ove è il notaio a redigere il testamento lasciando poi che il cliente si limiti a firmarlo.

Nulla vieta che una persona faccia un testamento sotto dettatura di un terzo, ossia su suggerimento altrui: l’importante è che questo suggerimento non sia frutto di una violenza, di un ricatto morale, di un artificio o un raggiro. Di tanto parleremo meglio qui di seguito.

Annullamento del testamento per violenza

Il testamento che sia frutto di una violenza altrui è annullabile. La violenza non è solo quella fisica (ad esempio quella di chi punti una pistola sulla tempia del testatore) ma anche morale. Sarebbe tale, ad esempio, il comportamento del figlio convivente che minacci il padre malato e invalido di non comprargli le medicine, di non dargli da mangiare lasciandolo morire di fame, di non fargli le iniezioni necessarie per la sua sopravvivenza, o di lasciarlo a letto per sempre se non farà testamento in suo favore. 

Allo stesso modo, si può parlare di violenza nel caso della badante che costringa il proprio assistito a fare testamento in proprio favore paventandogli l’alternativa di lasciarlo solo qualora questi non abbia nessun altra persona che potrebbe prendersi cura di lui.

Annullamento del testamento per dolo o inganno

Affinché si possa annullare un testamento per dolo è necessario che il testatore sia stato vittima di veri raggiri e artifici posti dal terzo. Non è sufficiente una qualsiasi influenza psicologica quale la semplice adulazione, la lusinga, le moine e le smancerie. Secondo infatti la Cassazione [1], occorre infatti qualcosa in più: la presenza di altri mezzi fraudolenti che – avuto riguardo all’età, allo stato di salute, alle condizioni di spirito dello stesso – siano idonei a trarre in inganno il testatore. Insomma, il terzo deve aver suscitato nel testatore delle false rappresentazioni, orientando la sua volontà in un senso in cui, altrimenti, ossia in assenza di tale condotta, non si sarebbe mai spontaneamente indirizzata.

È il caso di chi finga di avergli salvato la vita o di aver fatto un prestito a un nipote quando invece non è vero. 

Chi agisce per ottenere l’annullamento del testamento per dolo deve fornire al giudice la prova di fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l’attività captatoria del terzo e la conseguente influenza che abbia influenzato, in modo determinante, la volontà del testatore.

Non è quindi sufficiente dimostrare una qualsiasi influenza di ordine esercitata sul testatore, ad esempio mediante piaggeria, blandizie, adulazioni, richieste, suggerimenti o anche sollecitazioni [2]. La semplice affettuosità da parte di terzi può tutt’al più essere contestata sotto un piano etico, ma non giuridico: ragion per cui chi viene “corteggiato” solo per interesse non commette illecito e pertanto il testamento resta valido. Tali condotte – sottolinea la Cassazione – anche se appaiono eticamente discutibili, non violano la legge.  

In ogni caso – continua la Cassazione – l’idoneità dei mezzi usati dal terzo per trarre in inganno il testatore deve essere valutata con criteri di larghezza nei casi in cui il testatore, affetto da malattie senili che causano debolezze decisionali ed affievolimenti della “consapevolezza affettiva”, sia più facilmente abbindolabile e predisposto a subire l’influenza dei soggetti che lo accudiscono o con cui da ultimo trascorrono la maggior parte delle sue giornate. 


note

[1] Cass. sent. n. 30424/2022, n.4653/2018, n. 24995/2017.

[2] Cass. sent. n. 9309/0217.

Autore immagine: depositphotos.com


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