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Se l’imputato è prosciolto la vittima viene risarcita?

20 Ottobre 2022 | Autore:
Se l’imputato è prosciolto la vittima viene risarcita?

Proscioglimento in sede penale e esercizio dell’azione civile per vedersi riconosciuti i danni: quali sono i rapporti e cosa succede in caso di assoluzione o di prescrizione dei reati.

Non tutti gli illeciti civili costituiscono reato, così come non tutti i reati danno luogo a un risarcimento dei danni in sede civile. Un esempio eloquente è la cattiva valutazione delle prove di un candidato in un concorso pubblico, che potrebbe non costituire reato (vista la recente formulazione restrittiva dell’abuso d’ufficio), ma quasi sicuramente costituirà un illecito civile. Perciò, se l’attribuzione dei punteggi si è discostata dai criteri determinati dalla legge e dal bando di concorso, il fatto illecito darà diritto al risarcimento del danno in favore del candidato che era stato ingiustamente escluso.

Avrai capito che non stiamo facendo giochi di parole e questioni terminologiche, ma stiamo affrontando una questione molto seria e di grande impatto pratico: se l’imputato è prosciolto, la vittima viene risarcita? È una domanda che si pone molto frequentemente, e spesso in termini drammatici: pensiamo ai crolli di palazzine mal costruite, agli episodi di malasanità, agli incidenti stradali mortali o che lasciano invalidità gravi e permanenti. Questi sono tutti fatti illeciti che, al contempo, costituiscono anche reato.

Costituzione di parte civile nel processo penale

In queste situazioni le vittime che, come si suol dire, “domandano giustizia” (o, se sono decedute, i loro familiari ed eredi) reclamano anche il risarcimento dei danni arrecati dal reato. Per farlo hanno a disposizione due strade alternative: l’azione civile autonoma o la costituzione di parte civile nel processo penale instaurato a carico degli imputati. Ad esempio, la persona ferita in un incidente stradale potrà scegliere se querelare il responsabile per il reato di lesioni personali colpose, e costituirsi parte civile nel processo, o se avviare una causa civile per farsi risarcire i danni anche senza condanna penale. Lo stessa scelta può verificarsi quando si è vittima di diffamazione, di truffa o di qualsiasi altro reato.

Tutti i danneggiati dal reato (non solo la persona direttamente offesa) possono costituirsi parte civile all’udienza preliminare, se c’è, oppure, nei casi di citazione diretta a giudizio, in udienza o fuori udienza, purché prima che venga dichiarato aperto il dibattimento.

Assoluzione o prescrizione: cosa succede al risarcimento danni?

Talvolta, però, i processi non si concludono con una condanna, ma con un’assoluzione o con altre cause di proscioglimento dell’imputato: la più frequente, purtroppo, è l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, che lascia l’amaro in bocca alle vittime, soprattutto quando le prove acquisite rendevano la condanna altamente probabile. Ma tutto ciò non preclude la possibilità di proseguire l’azione risarcitoria. Infatti, adesso in aiuto alle vittime è arrivata una importante ordinanza della Corte di Cassazione [1], che delinea i rapporti, e le interferenze, tra proscioglimento e risarcimento: secondo la Suprema Corte, il giudice civile deve accertare la sussistenza dell’illecito anche a prescindere dalla declaratoria di responsabilità penale.

Vediamo subito cosa significa in pratica questo principio. Il triste caso deciso riguardava due ciclisti morti per un investimento avvenuto su una pista ciclabile che non era stata correttamente chiusa al traffico veicolare: perciò era stato processato, per il reato di cooperazione in duplice omicidio colposo, il dirigente dei lavori pubblici del Comune. Il proscioglimento del funzionario ha sollevato il problema del risarcimento, perché nel frattempo gli eredi delle vittime si erano costituiti parti civili nel processo, ma la loro domanda risarcitoria era stata respinta. Così la Cassazione – alla quale le parti civili avevano proposto ricorso – ha colto l’occasione per dettare le regole che governano questa delicata materia.

Proscioglimento e risarcimento: quali rapporti?

La norma cardine che disciplina i rapporti tra il proscioglimento dell’imputato in sede penale e il risarcimento domandato dai danneggiati è l’art. 538 del Codice di procedura penale, che sancisce la cosiddetta regola dell’accessorietà (o sussidiarietà) del risarcimento rispetto al reato da cui i danni traggono origine: «Quando pronuncia sentenza di condanna, il giudice decide sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno, proposta» da chi si è costituito parte civile nel processo penale.

Il problema sorge dal fatto che la norma parla di condanna, e non di assoluzione o di altre cause di proscioglimento. Ma, secondo l’interpretazione fornita dalla Cassazione, l’accertamento da compiere sull’illecito civile ai fini risarcitori è completamente autonomo e non deve risentire degli esiti del diverso accertamento già compiuto nel processo penale per affermare o meno la responsabilità dell’imputato per il reato attribuitogli.

Solo nel caso di intervenuta sentenza di condanna dell’imputato in sede penale c’è una sorta di parziale automatismo tra tale declaratoria e il risarcimento dei danni causati dal reato, perché il giudice civile (al quale, di solito, è demandata la loro quantificazione: il giudice penale si limita ad affermare la penale responsabilità e demanda la liquidazione in separata sede) è vincolato all’accertamento del fatto così come ricostruito e stabilito nella sentenza definitiva che chiude il processo penale.

Viceversa, nei casi che a noi qui interessano, e cioè quando il processo penale si è concluso con una sentenza irrevocabile di proscioglimento, il giudice civile che deve decidere sulla domanda risarcitoria non è più tenuto ad accertare – «nemmeno in via meramente incidentale», sottolinea la Corte – se gli estremi costitutivi del reato fossero stati integrati o meno, ma soltanto se «si sia integrata la diversa fattispecie atipica dell’illecito civile in tutti i suoi elementi costitutivi».

Come farsi risarcire anche se l’imputato è stato prosciolto

A questo punto, nulla è perduto nonostante il proscioglimento dell’imputato, ma anzi – a parte il lungo tempo trascorso – tutto diventa più facile per coloro che chiedono il risarcimento del danno, perché i criteri che governano la materia diventano quelli sanciti dall’art. 2043 del Codice civile, intitolato «Risarcimento per fatto illecito» (e quindi non solo per i fatti illeciti costituenti anche reato). In base a questa fondamentale norma: «Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto» – a prescindere che sia reato o meno – «obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno».

Perciò il proscioglimento dell’imputato in sede penale non rappresenta un limite o un ostacolo alla possibilità di farsi risarcire i danni in sede civile. Anche la prova dell’illecito e dei danni da esso derivati è più semplice da fornire: infatti non vige più il criterio, valido ai fini penali, della responsabilità «al di là di ogni ragionevole dubbio» (quindi con una prova quasi certa di commissione del reato, senza valide spiegazioni alternative), bensì quello, più morbido, del «più probabile che non» [2].

Vediamo subito come funziona in concreto questa regola. Tornando al caso deciso nella nuova ordinanza della Cassazione, in applicazione di questi criteri è emerso che il dirigente comunale era «titolare di una specifica posizione di garanzia» per quanto attiene la pista ciclabile, perché egli stesso aveva redatto il progetto e aveva collocato al posto dei dispositivi di sicurezza, necessari per evitare le intrusioni di veicoli nella riservata ai ciclisti, due sole transenne mobili, poste ai lati estremi dei due tronconi stradali, che erano risultate del tutto insufficienti a tutelare l’incolumità delle persone.

Nonostante il proscioglimento dichiarato nel processo penale, la Cassazione rileva che il giudice civile competente a decidere sulla domanda risarcitoria avanzata dai danneggiati doveva «verificare, attraverso il giudizio c.d. controfattuale, se l’installazione dell’impianto semaforico e egli altri dispositivi di sicurezza avrebbe impedito il verificarsi degli eventi mortali»: in caso negativo, la richiesta di risarcimento dei danni dovrà essere respinta, perché il fatto illecito non sarebbe attribuibile alle azioni, o alle omissioni, del pubblico funzionario; in caso affermativo, invece, egli dovrà pagare i danni agli eredi delle vittime. Siccome questa analisi non era stata svolta dai giudici di merito, la Cassazione ha rinviato gli atti alla Corte d’Appello, che dovrà decidere il caso attenendosi ai principi enunciati e secondo quanto dispone l’art. 622 del Codice di procedura penale (rubricato «Annullamento della sentenza ai soli effetti civili»).

Oltre a tutto ciò, di recente sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione [3] per ribadire che, in caso di prescrizione maturata durante il primo grado di giudizio ma dichiarata soltanto in seguito, dal giudice di appello, le statuizioni civili (quindi le restituzioni e il risarcimento dei danni) devono essere revocate. Secondo la Corte, questo non comporta un pregiudizio alle ragioni delle parti civili costituite, perché i danneggiati possono comunque agire in sede civile, in virtù della «connotazione di accessorietà e separatezza» dell’azione civile rispetto alla penale.

Da quanto ti abbiamo illustrato avrai notato che si tratta di questioni complesse e intricate, per le quali è bene affidarsi ad un bravo avvocato, anche perché, prima che sia detta l’ultima parola con il proscioglimento definitivo, le norme di procedura [4] consentono alla parte civile costituita di impugnare la sentenza di proscioglimento pronunciata nel corso del giudizio di primo grado (o all’esito del rito abbreviato) ed anche in sede di appello, quando la prescrizione è sopravvenuta rispetto alla condanna emessa nel grado precedente. In questi casi, dunque, conviene sempre, come si dice, “coltivare la causa” e non abbandonare la partita.


note

[1] Cass. ord. n. 30496/2022.

[2] Cass. S.U. sent. n. 576/2018.

[3] Cass. S.U. sent. n.39614/2022.

[4] Artt. 576 e 578 Cod. proc. pen.

Autore immagine: depositphotos.com

Cass. civ, sez. III, ord., 18 ottobre 2022, n. 30496
Presidente Spirito – Relatore Spaziani

Il testo integrale dell’ordinanza sarà disponibile a breve.


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