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Hai diritto a un avvocato se guidi in stato di ebbrezza?

20 Ottobre 2022
Hai diritto a un avvocato se guidi in stato di ebbrezza?

Prima dell’alcoltest è necessario avvisare il conducente della facoltà di nominare un difensore ma la polizia non ha l’obbligo di attenderne l’arrivo. 

Una volta fermato e sospettato di guida in stato di ebbrezza, il conducente che venga invitato dalla polizia a sottoporsi all’alcoltest ha diritto a nominare un avvocato di fiducia affinché partecipi all’esame. L’invito gli deve essere fatto esplicitamente dagli stessi agenti che ne devono poi darne atto nel verbale. In assenza di tale comunicazione la sanzione è illegittima. Il principio è stato più volte chiarito e attuato dalla Cassazione che lo ha declinato in tutte le sue diverse forme. Il principio generale è appunto il seguente: hai diritto a un avvocato se guidi in stato di ebbrezza. Ma è necessario conoscere alcuni limiti di tale facoltà che non può mai pregiudicare il buon esito del test. 

L’invito a nominare un avvocato

L’alcoltest costituisce un atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile al quale l’avvocato del conducente ha facoltà di assistere senza però avere il diritto di essere previamente avvisato. In tal caso la polizia giudiziaria ha un vero e proprio obbligo di avvertire la persona sottoposta alle indagini della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia ma non è tenuta né a prendere notizia dell’eventuale nomina né a nominare un difensore di ufficio. 

Secondo la Cassazione la polizia può dar prova di aver fornito l’avviso al conducente dandone menzione nel verbale. Si tratta infatti di un atto pubblico che fa piena prova. Questo significa che la polizia potrebbe anche evitare di fornire l’invito verbalmente se lo riporta per iscritto. 

Tale avviso non necessita di formule particolari predisposte dalla legge: l’importante è che esso sia idoneo al raggiungimento dello scopo, ovvero quello di avvisare colui che non possiede conoscenze tecnico-processuali del fatto che, tra i propri diritti, vi è la facoltà di nominare un difensore che lo assista durante l’atto. 

La violazione di tali norme comporta la nullità della sanzione. 

Quando non va dato l’avviso di nominare l’avvocato

Secondo la Cassazione [1], l’obbligo di avvisare il conducente della facoltà di nominare l’avvocato vale solo in caso di alcoltest. Non scatta invece in caso di accertamenti non invasivi o prove attraverso apparecchi portatili. Così la polizia potrebbe accertare lo stato di ebbrezza del conducente anche tramite la verifica degli elementi sintomatici come l’alito vinoso, gli occhi rossi, la difficoltà a parlare o a camminare in modo dritto. In questi casi dunque non c’è bisogno di fornire l’avviso.

Tempo di attesa dell’avvocato

Una volta dato l’avviso della facoltà di farsi assistere da un avvocato, la polizia non deve attendere l’arrivo del difensore e quindi non deve rispettare un intervallo di tempo minimo, da tale avviso, prima di procedere al test. Si sa infatti che l’alcoltest è un atto urgente, il cui esito potrebbe essere pregiudicato proprio dal tempo decorso dall’assunzione dell’alcol. Ragion per cui farà bene l’automobilista a nominare un avvocato non troppo distante dal luogo in cui si svolge il controllo.

Come detto sopra, il difensore non ha diritto di essere previamente avvisato dello svolgimento dell’accertamento, essendo la polizia giudiziaria tenuta ad avvertire esclusivamente l’indagato o l’indagabile della facoltà di farsi assistere da un difensore. 

Che succede se la polizia non dà l’avviso di nominare l’avvocato?

Come detto, è nulla la sanzione per guida in stato di ebbrezza se non preceduta dall’avviso di nominare un avvocato. Tuttavia, è necessario che tale nullità sia eccepita dall’automobilista «prima del compimento del test oppure, se ciò non è possibile, immediatamente dopo», a pena di decadenza. Ciò significa che la nullità non può più essere contestata in un momento successivo.

Inoltre, se per avventura l’indagato comunicasse ai pubblici ufficiali operanti la sua intenzione di avvisare il difensore dell’atto urgente che si sta per compiere, nessuna nullità deriverebbe da un mancato previo avviso di tale facoltà da parte della polizia giudiziaria. Il che significa che se gli agenti dimenticano di fornire l’invito, sarà bene che l’automobilista non nomini spontaneamente il proprio avvocato, diversamente perdendo la possibilità di contestare la nullità del procedimento. 

Rifiuto a sottoporsi all’alcoltest

Il rifiuto del conducente a sottoporsi all’alcoltest implica l’applicazione delle sanzioni più gravi per la guida in stato di ebbrezza (quelle cioè quando il tasso alcolemico è superiore a 1,5 gr/l: arresto da sei mesi a un anno, multa che va da 1.500 a 6.000 euro e sanzione accessoria della sospensione della patente per un periodo che va da uno a due anni). 

Secondo la Cassazione [2], se il conducente rifiuta immediatamente l’alcoltest non c’è alcun obbligo di dargli l’avviso della facoltà di farsi assistere da un avvocato. Esiste anche un precedente contrario [3]:  l’avvertimento della facoltà di farsi assistere da un difensore deve essere rivolto al conducente del veicolo sempre nel momento in cui viene avviata la procedura di accertamento strumentale all’alcolemia con la richiesta di sottoporsi al relativo test, non potendo in quel momento gli organi di polizia sapere se l’interessato si sottoporrà alla prova o rifiuterà di farlo.

Si desume che, se ancor prima dell’avvio della procedura il conducente ha manifestato il proprio diniego al test, non c’è alcun obbligo di fornirgli l’avviso.

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note

[1] Cass. sent. n. 5396/2015.

[2] Cass. sent. n. 39134/2022.

[3] Cass. sent. n. 13493/2020

 

Cass. pen., sez. IV, ud. 23 settembre 2022 (dep. 18 ottobre 2022), n. 39134

Presidente Serrao – Relatore D’Andrea

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 4 novembre 2021 la Corte di appello di L’Aquila ha confermato la pronuncia del Tribunale di Pescara del 18 dicembre 2019 con cui A.L.F.A. era stato condannato alla pena di mesi sei di arresto ed Euro 1.500,00 di ammenda in ordine al reato di cui al D.Lgs. n.285 del 30 aprile 1992, art. 7 art. 186, commi 2-sexies per essersi rifiutato di sottoporsi agli esami con l’etilometro, con l’aggravante dell’avvenuta commissione del reato tra le ore 22.00 e le ore 7.00.

2. Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato deducendo, con un unico motivo, violazione dell’art. 186, comma 7, C.d.S., in relazione agli artt. 354,356 c.p.p. e 114 disp. att. c.p.p..

Il ricorrente ha lamentato, in particolare, la nullità delle operazioni svolte dalla polizia giudiziaria per omessa effettuazione dell’avviso previsto dall’art. 114 disp. att. c.p.p., della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, a suo dire necessario nel momento in cui viene dato inizio all’accertamento strumentale mediante alcoltest, e ciò anche a fronte del rifiuto espresso da parte dell’interessato di sottoporsi a tale accertamento.

3. Il Procuratore generale ha rassegnato conclusioni scritte, con cui ha chiesto che il ricorso venga dichiarato inammissibile.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è manifestamente infondato e deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

2. La dedotta doglianza è, infatti, da ritenersi del tutte priva di fondamento, avendo questa Sezione reiteratamente ribadito, con pronunce anche recenti, che l’obbligo di dare avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore per l’attuazione dell’alcoltest non sussiste in caso di rifiuto di sottoporsi all’accertamento, in quanto la presenza del difensore è funzionale a garantire che l’atto in questione, in quanto non ripetibile, sia condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini (così, tra le tante, Sez. 4, n. 33594 del 10/02/2021, Brunelli, Rv. 281745-01; Sez. 4, n. 16816 del 14/01/2021, Pizio, Rv. 281072-01; Sez. 4, n. 29939 del 23/09/2020, Merlino, Rv. 280028-01; Sez. 4, n. 34355 del 25/11/2020, Cavalieri, Rv. 279920-01; Sez. 4, n. 4896 del 16/01/2020, Lachhab Adel, Rv. 278579-01). Ciò in quanto l’avvertimento ex art. 114 disp. att, c.p.p. è previsto nell’ambito del procedimento volto a verificare la presenza dello stato di ebbrezza, e l’eventuale presenza del difensore è finalizzata a garantire che il compimento dell’atto in questione, in quanto a sorpresa e non ripetibile, venga condotto nel rispetto dei diritti della persona sottoposta alle indagini. Il procedimento, in altri termini, è certamente in corso allorquando si registra il rifiuto dell’interessato di sottoporsi all’alcoltest ma a questo punto, e nel momento stesso del rifiuto, viene integrato il fatto reato sanzionato dall’art. 186 C.d.S., comma 7.

È stato osservato, ancora, che l’art. 354 c.p.p., riguardante gli accertamenti urgenti demandati alla polizia giudiziaria, laddove adopera la locuzione “nel procedere al compimento degli atti”, indica chiaramente il momento in cui ci si accinge a compiere l’atto, nella specie di rilevazione dell’alcolemia mediante etilometro, e perciò, se ci si sta apprestando a compiere l’atto, significa che l’interessato vi abbia acconsentito. Il rifiuto eventuale – e con esso il reato istantaneo di cui all’art. 186, comma 7, C.d.S. – è da considerarsi che avvenga in un momento antecedente.

Ritiene il Collegio che militi a favore di siffatta interpretazione anche il testo dell’art. 379, comma 3, del Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada, nel quale, disponendo sull’accertamento della guida in stato di ebbrezza e sulle modalità di verbalizzazione da parte degli operanti, si prevede che “Nel procedere ai predetti accertamenti, ovvero qualora si provveda a documentare il rifiuto opposto dall’interessato, resta fermo in ogni caso il compito dei verbalizzanti di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell’art. 347 del codice di procedura penale, le circostanze sintomatiche dell’esistenza dello stato di ebbrezza, desumibili in particolare dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida”.

La lettera della norma, che chiarisce le modalità di effettuazione del test (misurazione della concentrazione di alcool nell’area alveolare, a mezzo di due prove a distanza di almeno cinque minuti), chiarisce, altresì, attraverso l’utilizzo

della congiunzione disgiuntiva “ovvero”, l’alternativa fra l’ipotesi

dell’accertamento e quella del rifiuto, sicché se si deve dare atto delle circostanze sintomatiche “Nel procedere agli accertamenti” ovvero in caso di “rifiuto opposto dall’interessato”, significa che il rifiuto precede l’inizio del compimento dell’atto, cui è rivolto il procedimento, e per il quale deve realizzarsi la garanza difensiva prevista dall’art. 114 disp. att. c.p.p..

Operata questa ulteriore precisazione – esclusivamente utile ad illuminare l’intenzione legislativa in ordine all’inizio del compimento dell’atto assistito, come atto successivo alla constatazione dei sintomi ed al consenso di sottoporsi al test, essendo il rifiuto, che implica la sola constatazione dei sintomi, alternativo al compimento della procedura di accertamento tecnico, in quanto rifiutata – deve ritenersi, condividendo quanto affermato dall’orientamento sopra indicato, che l’obbligo di dare avviso non ricorre allorquando il conducente abbia rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, essendo il reato perfezionato nel momento stesso dell’espressione della volontà di sottrarsi all’atto assistito dalla garanzia dell’avviso di farsi assistere da un difensore.

3. Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186 del 2000).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Motivazione semplificata.


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